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Isola del Libro Trasimeno, l’Umbria di Lorusso tra spiritualità e genius loci

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Isola del Libro Trasimeno, l’Umbria di Lorusso tra spiritualità e genius loci

Redazione cultura
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PASSIGNANO SUL TRASIMENO – Presentato ieri (18 giugno) al Lidò di Passignano sul Trasimeno, nell’ambito di Isola del Libro Trasimeno, Il saio e la lince, libro di Mino Lorusso. Nel volume, un omaggio all’Umbria che non è solo “cuore verde”, al suo genius loci e ai suoi personaggi illustri – più di ventimila solo i santi e beati – spesso sconosciuti agli stessi abitanti. Presenti all’incontro anche Fausto Cardella, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, e Giovanni Paciullo, rettore dell’Università per Stranieri. Il dibattito è stato moderato da Riccardo Regi, vicedirettore del Corriere dell’Umbria.

Il saio e la lince libro edito da Rusconi di Lorusso, autore e conduttore della rubrica culturale Colophon, – è un modo per “saldare un debito di riconoscenza” con la regione che lo ha ospitato. Il giornalista è infatti nato in Puglia ma è cresciuto professionalmente a Torino e Roma, prima di arrivare a Perugia, dove vive da più di vent’anni. L’idea di una ricerca sullo spirito, sulle storie e sulle sovrapposizioni sociali che hanno modellato ogni borgo della regione, “è nata da un incontro con il filosofo e amico Dario Antiseri – ha spiegato l’autore – che mi ha rimproverato del fatto che il Tgr non descriveva, citando Calvino, l’Umbria che c’è ma non si vede”. Da allora è iniziata quindi una ricerca durata anni, dalla quale è emersa un’Umbria sconosciuta in cui prendono corpo, su tutti, due elementi: quello spirituale, che fa leva sul francescanesimo e quello laico che fa leva su Federico Cesi e l’Accademia dei Lincei.

“Un libro – ha commentato Paciullo – che induce a leggere in modo nuovo e innovativo la realtà che abbiamo conosciuto e la connota di elementi nuovi, a partire da San Francesco e il Francescanesimo”. Inevitabile il confronto tra Umbria e Sicilia, con Cardella, originario di Caltanissetta: “La profondità dell’Umbria va scoperta. La prima cosa che ti colpisce è il verde ma a differenza della Sicilia, dove è già tutto chiaro, scopri a poco a poco affreschi del Perugino, chiese, borghi fortificati. Ci sono libri in cui ti identifichi mi è successo con “Il deserto dei tartari” ed anche con il libro di Mino, con cui ho un’affinità di percorso. Nessuno dei due è umbro ma siamo arrivati qui e abbiamo cominciato a conoscere questa regione e il suo popolo di eroi, capitani di ventura e santi. La caratteristica principale dell’umbro è la bontà, con la sua storia di una grande forma di solidarietà familiare”.

Il libro, che racconta la teoria del professor Giovanni Brizzi su Annibale e la visita di Leonardo Sciascia in Umbria, si propone di raccontare la storia da un punto di vista diverso da quello della politica che si sviluppa a Roma e nelle grandi corti: quello fatto di piccole cose e piccoli borghi. “C’è bisogno – ha sottolineato Lorusso – di riappropriarsi di un’identità regionale, di individuare le potenzialità di un territorio per valorizzarlo e aprire il territorio all’esterno. Rendiamoci conto di quello che abbiamo e ripartiamo da quello”. Uno spunto, questo, per riflettere sul bisogno di unità: tema mai attuale come in questo momento storico, in cui l’Umbria si trova alle prese con la crisi del turismo dopo il sisma.

“Il Medioevo è passato – ha detto Cardella – la storia dei comuni va studiata ma dobbiamo andare oltre. L’Umbria deve superare la sua disunità e capire che ha grosso privilegio: quello di essere una città, con meno di 900mila abitanti e un vastissimo territorio”. Un discorso che va nella direzione della macroregione, che secondo Paciullo è “nella logica delle cose: l’unico modo per misurarci con una realtà che sta evolvendo e che sta mettendo in crisi la dimensione dello Stato”.

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