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Ires Cgil Umbria, rapporto su immigrazione: “Stranieri freno a spopolamento dovuto alla crisi”

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Ires Cgil Umbria, rapporto su immigrazione: “Stranieri freno a spopolamento dovuto alla crisi”

Emanuele Lombardini
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TERNI– “Conoscere i dati reali come antidoto alla deriva autoritaria e agli allarmismi infondati”. Su queste basi poggiava l’indagine realizzata da Ires Cgil Umbria sul tema immigrazione e migrazione nella nostra regione. Oggi alla camera del lavoro di Terni i risultati sono stati presentati, con un focus speciale sulla provincia di Terni, al segretario generale della Camera del Lavoro Attilio Romanelli insieme a Valentina Porfidi della segreteria provinciale e Mario Bravi, presidente dell’Ires Umbria. Uno studio che evidenzia in primo luogo come l’Umbria e la provincia di Terni abbiano vissuto negli ultimi anni (dal 2015) un calo demografico significativo.

A livello provinciale, infatti, la popolazione residente è scesa dalle 231.525 unità del 2014 alle 228.218 del 2017. Un calo che si è registrato anche in Provincia di Perugia dove però a fronte dei 660.690 residenti la popolazione straniera fa registrare un leggero calo. In particolare: gli stranieri residenti in Umbria sono 95.935 sugli 888.908 residenti totali, con la maggior concentrazione in provincia di Perugia (73014 contro 22921, circa il 10% dei sesidenti sul ternano). Il dato interessante è che nel ternano la presenza straniera dal 2002 ad oggi si è più o meno mantenuta stabile, con un leggero aumento nell’ultimo periodo. Il dato della città di Terni nello specifico vede sui 111455 residenti circa 12871 stranieri.

Guarda lo studio completo dell’Ires Umbria

Nessuna invasione. “In questo quadro preoccupante, aggravato dalla crisi economica che ancora attraversa l’Umbria – hanno osservato Bravi e Porfidi – l’immigrazione, ben lontana da quell’idea di invasione sbandierata da chi vuole strumentalizzare la realtà, è sostanzialmente stabile in provincia di Terni (addirittura in leggero calo rispetto al 2014) e rappresenta l’unico freno ad uno spopolamento ancora più forte e al progressivo invecchiamento della popolazione che nel nostro territorio è superiore alla media nazionale e regionale: è solo grazie ai 16000 stranieri che Terni si mantiene sopra i 100000 residenti”. Il dato degli ingressi dei rifugiati è in calo rispetto al 2015 sia a Perugia che a Terni, con rispettivamente 300 e 600 ingressi (contro 500 e 800), in maggioranza nigeriani (172). Seguono: Senegal (43), Pakistan (41), Bangladesh (20), Ucraina (15), Ghana (11).

Emigrazione. Il quadro di maggiore difficoltà è dato dal fatto che l’Umbria – e ancora di più la provincia di Terni – pagano la pochissima attrattività: cresce infatti il dato della popolazione residente che ha lasciato l’Umbria. I cancellati per l’estero dalla provincia di Terni erano 101 nel 2011, sono saliti a 629 nel 2016, in linea col trend regionale che vede 1228 cancellazioni complessive sulle circa 500 del 2011. Un dato che, secondo la Cgil, deve far riflettere, soprattutto perché ad andarsene sono nella grande maggioranza dei casi giovani scolarizzati e formati. Una perdita che il territorio in questa fase non può proprio permettersi: “Sono per la maggior parte under 39, laureati, che non riescono più ad inserirsi nel mercato del lavoro e per questo sono andati all’estero. Il dato regionale su questo fronte vede 1929 residenti cancellati dall’anagrafe Umbria nella fascia 18-39 anni verso altre regioni e 634 verso l’estero, ai quali vanno aggiunti altri 1259 e 309 rispettivamente nella fascia dai 40 ai 64 anni. Dati aggiornati al 2015.

“Chiaramente su questo – prosegue – ha inciso la crisi economica, il territorio si è impoverito per la chiusura delle grandi fabbriche e questo ha portato ad un sentimento di paura e di odio. Dobbiamo recuperare quell’atteggiamento di apertura ed accoglienza che ha caratterizzato e caratterizzano l’Umbria e in particolare la provincia di Terni”

Soluzioni e accuse. La Cgil ha puntato l’indice su questo fronte, sulla situazione dei contratti: “Un modo per porre un freno a questo è senz’altro quello di cominciare ad applicare correttamente i contratti, senza puntare al massimo ribasso o abusare delle pieghe del jobs act come avviene, spiegano. Poi l’affondo: “Coloro che cavalcano il tema dell’invasione, raccontando notizie false, magari sono gli stessi che continuano ad offrire agli stranieri (e non solo a loro) contratti da fame che impediscono loro di fare le pratiche per diventare italiani ed a mettere in giro la storia dei 35 euro al giorno, che invece vanno alle cooperative. Magari sono gli stessi che hanno una badante straniera a casa”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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