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Intesa ThyssenKrupp-Tata e sorte di Ast, gli affondi di Usb e FdI

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Intesa ThyssenKrupp-Tata e sorte di Ast, gli affondi di Usb e FdI

Andrea Giuli
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TERNI – Sulla vicenda recentissima dell’intesa-fusione di fatto (è stato ufficializzato un memorandum per un accordo che sarà perfezionato tra alcuni mesi) tra ThyssenKrupp e Tata, continuano le prese di posizione più diverse, con particolare riferimento alle sorti dell’Ast di Terni.

USB Durissima la reprimenda a destra e a sinistra dell’Unione sindacale di base, in un lungo comunicato a firma di Emanuele Salvati del coordinamento nazionale Confederale e di Emanuele Pica del oordinamento nazionale Lavoro privato:

“Siamo arrivati al primo giro di boa, quello relativo all’annuncio della fusione tra Tata e ThyssenKrupp, che ha procurato subito una girandola di prese di posizione scontate e da puro teatrino, in primis quella dei sindacati confederali.
Con la nota emessa nelle ore scorse hanno di fatto ammesso di essere in balìa delle onde, non capendo infatti che l’atteggiamento dell’azienda e la mancanza di relazioni sindacali sono parte di una strategia volta a gestire lo stabilimento in maniera autoritaria e unidirezionale, in vista della nuova ristrutturazione.
Appare evidente come la rincorsa affannata ad una gestione concertativa della fabbrica è, allo stato attuale, perdente e di retroguardia.
Anche la politica non ha mancato di far sentire la sua voce, cercando di coprire maldestramente la sua reale colpa: quella di gestire in modo non proficuo per il nostro Paese i rapporti economici e sociali, quale classe dirigente – sia di maggioranza che di opposizione e dei vari livelli istituzionali-, anche in Europa.
E’ notizia di ieri che il ministro tedesco del lavoro che si sia scagliato contro una paventata ipotesi di ridimensionamento delle produzioni e dei livelli occupazionali della ThyssenKrupp in Germania, perorando la pretesa della conservazione del quartier generale del nuovo colosso anglo-tedesco a Duisburg e del pieno coinvolgimento dei sindacati in questa delicata fase. In Italia assistiamo invece ad una accondiscendenza del governo Gentiloni e di tutti i governi passati alle dinamiche che vedono il capitale finanziario predatore delle nostre produzioni. 

È un dato di fatto: l’Italia deve essere una delle periferie produttive d’Europa. Dopo quasi trent’anni, cosa rimane della produzione industriale italiana siderurgica? Un deserto in mano alle multinazionali. Lo dimostrano le vertenze di Taranto e Piombino, in cui è necessario includere Terni: progetti e piani industriali declamati e non attuati, serviti solo ad incrementare il valore delle azioni dei gruppi interessati. Non a caso, la dura vertenza dell’Ast che ha portato all’accordo al Mise e che sta mostrando i suoi frutti avvelenati è parte di questo disegno predatorio. Molti campanelli d’allarme lasciano intendere la mancanza di volontà nel mantere questo stabilimento a ciclo integrato. In quest’ottica si insedia la posizione di Ast all’interno del mancato ingresso nella fusione Tata/TK. Se il polo siderurgico ternano è rimasti fuori dalla partita e se è vero che TK ha intenzione di uscire gradualmente dalla produzione di acciaio, il futuro di Ast sarà quello di essere ulteriormente ridotta nelle sue capacità produttive e di essere messa sul mercato come un grande centro servizi.
Da questa lettura, se si vuole salvare l’Ast e se si vuole mantenere una produzione strategica per il nostro Paese. Da questa consapevolezza devono partire i sindacati che devono iniziare una vertenza generale prima dello scadere dell’accordo sottoscritto al Mise. Da qui deve anche partire la politica, perché è chiaro ormai che se questo Paese vuole restare sovrani non può prescindere dal tornare a possedere i mezzi di produzione. E’ anche evidente che questa classe dirigente deve iniziare ad interrogarsi su qual è il vero ruolo della UE. L’Usb determinerà una nuova stagione di lotte che metta al centro la questione dei diritti, dei salari e delle produzioni”. 

Marco Celestino Cecconi

Marco Celestino Cecconi

 

FdI Da destra non è meno corrosivo il capogruppo in consiglio comunale ternano di FdI, Marco Cecconi:

“Rincorrere gli eventi senza saperli gestire, neanche quando si tratta di eventi annunciati e da tempo. Inseguire le emergenze. Comportarsi come se si fosse di lotta, quando invece si è di governo. L’annunciata fusione TyssenKrupp-Tata Steel ha fatto riemergere l’ennesima incapacità delle istituzioni del territorio: con insigni parlamentari che chiedono al governo di intervenire; con Comune e Regione che ora chiedono a palazzo Chigi un incontro per farsi spiegare perché mai Ast resti fuori dal nuovo costituendo colosso. Del resto, con quale faccia le istituzioni del territorio avrebbero potuto presentarsi a qualche tavolo in cui si faccia il punto della situazione, se quasi tutti gli impegni sottoscritti due anni e mezzo fa per la parte che li riguarda non sono mai stati mantenuti? Che adesso qualcuno ci spieghi cosa sta accadendo, come i sindacati giustamente esigono, è proprio il minimo. Nuovo colosso a parte (non esservi rientrati per Terni potrebbe essere persino un vantaggio), si tratta di capire se vi sia un futuro e quale per quell’acciaio italiano che si fa solo a Terni: nelle mani di un’altra proprietà? Se a Roma c’è qualcuno in grado di farsi dare finalmente qualche risposta, lo faccia immediatamente perché potrebbe essere già tardi. Se ce ne fosse qualcuno persino a Bruxelles, una buona volta, sarebbe meglio. Che a Terni e a Perugia purtroppo non ci sia nessuno, questo è chiarissimo a tutti”.

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Andrea Giuli
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