CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Inchiesta Spada e appalti a Terni, il ‘j’ accuse’ nelle motivazioni del tribunale del Riesame: “Non c’è corruzione, ma sistema illegale e copertura politica”

EVIDENZA Cronaca e Attualità Terni Politica Extra

Inchiesta Spada e appalti a Terni, il ‘j’ accuse’ nelle motivazioni del tribunale del Riesame: “Non c’è corruzione, ma sistema illegale e copertura politica”

Andrea Giuli
Condividi

Il cortile interno di Palazzo Spada

TERNI – Sono state depositate lo scorso 21 giugno, due giorni fa, a firma dei giudici Narducci, Verola e Semeraro.

Motivazioni depositate Sono le motivazioni di 18 pagine con cui il tribunale del Riesame di Perugia lo scorso 22 maggio revocò gli arresti domiciliari al sindaco di Girolamo, confermando invece la misura interdittiva ai pubblici uffici all’assessre comunale Bucari, poi dimessosi.

Tesi della difesa Le prime 7 pagine circa sono sostanzialmente dedicate all’esposizione delle molteplici tesi difensive dei legali dei due indagati in questione (sostanzialmente basate sul rispetto delle normative vigenti, sull’ininfluenza probatorie di alcune mail sequestrate e indirizzate agli indagati e sulla netta separatezza delle responsabilità, dovute al distinguo tra l’indirizzo politico del sindaco e l’attuazione tecnica di determine e delibere, esclusiva prerogativa dei dirigenti).

Il Riesame sposa le tesi della Procura Ma poi, il collegio giudicante del Riesame passa ad una sintetica ma significativa illustrazione delle ragioni con cui si contestano e confutano quelle tesi difensive, ribandendo di fatto, per intero, le impostazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa a suo tempo dal gip di Terni, Bona Galvagno.

Sindaco, nodo interdittiva Cominciamo dalla fine, spesso più illuminante degli inizi. A pagina 17 delle motivazioni si legge, a proposito della conferma della misura intedittiva per Bucari: “Il Collegio condivide la decisione del Giudice, poiché reputa che detta misura interdittiva è idonea a tutelare l’esigenza connesso al cosiddetto pericolo di recidivanza dell’indagato Bucari. Essa, a parere del Collegio, dovrebbe essere applicata anche all’indagato Di Girolamo. Pur tuttavia, come argomentato anche dal Giudice della ordinanza impugnata, la misura interdittiva non può applicarsi al sindaco di Terni in ragione del chiaro divieto posto dalla norma processuale ex articolo 289 come 3 del codice procedura penale, poiché il sindaco ricopre il suo ufficio per diretta investitura popolare. Il divieto normativo impedisce al Tribunale del Riesame di applicare la misura interdittiva con la conseguenza che deve essere disposta la immediata liberazione del ricorrente (Di Girolamo, ndr)”.

No corruzione “I delitti – è scritto a pagina 16 – sono stati commessi sempre e solo nella qualità di amministratori e attengono solo alla adozione di atti amministrativi, dunque, non coinvolgono in alcun modo la sfera della vita privata e dibrelazione degli indagati…non si tratta di impedire agli indagati di muoversi liberamente o di coltivare una normale vita di relazione. Occorre solo impedire, nell’attualità, la consumazione di altri delitti connessi alle funzioni pubbliche rivestire da sindaco e assessore. Queste considerazioni inducono il Collegio a ritenere che gli arresti domiciliari ancora vigenti solo nei confronti del sindaco non appaiono proporzionati ai fatti accertati, tenuto anche conto che la indagine non ha evidenziato fatti corruttivo/collusivi a carico degli indagati. La valutazione della pericolosità dei ricorrenti deve tenere conto che essi non hanno intascato denaro o altre utilità in cambio dell’adozione degli atti amministrativi e che non sono emersi rapporti personali tra amministratori e responsabili di determinate cooperative”.

Sistema illegale” Ciò detto, sui tre fronti degli appalti e affidamenti relativi al verde pubblico, ai servizi cimiteriali e ai servizi turistici della cascata delle Marmore, il Riesame conferma interamente le impostazioni della procura ternana: “L’aver accertato – si legge sempre a pagina 16 – che negli ultimi anni è esistito un sistema illegale nel settore degli appalti pubblici operativo fino al 2016; che non è stata compiuta alcuna inversione di rotta e di ritorno alla legalità…rende di tutta evidenza che gli amministratori locali di Terni possono continuare a perpetuare destro sistema mediante adozione di altre delibere negli appalti, cioè commettere altri delitti di turbata libertà degli incanti”.

L’interrogatorio del sindaco Ancora pagina 16: “Occorre anche richiamare il contenuto del breve interrogatorio di garanzia del sindaco. Nell’atto, l’amministratore pubblico non solo non  rivendica la piena legittimità e correttezza degli atti adottati, ma, prendendo atto delle contestazioni, in sostanza dichiara che il Comune di Terni, a partire da questo momento, cambierà strada nel settore degli appalti pubblici, in tal modo implicitamente riconoscendo che la strada sinora seguita è stata contrassegnata dal costante asservimento degli atti amministrativi a finalità contrastanti con quelle proseguite dalla normativa”.

Responsabilità politica Quanto alla distinzione delle responsabilità tra la parte politica e quella tecnico-dirigenziale, il Collegio è secco, a pagina 16: “I difensori omettono di considerare che in tutte le procedure esaminate sono stati adottati provvedimenti di competenza della Giunta comunale, vuoi nella fase di attivazione della gara con esclusione della procedura ad evidenza pubblica, vuoi nella fase di illegittima proroga e che, pertanto, le determine dirigenziali quasi sempre sono state adottate in esecuzione dei precisi indirizzi contenuti nelle delibera della Giunta comunale”.

“Distorsione” e consapevolezza Si diceva della convinzione dei giudici, affermata anche in queste motivazioni del Riesame, delle consapevoli e reiterate violazione o aggiramento, tramite frazionamenti sotto soglia e proroghe, della normativa sugli appalti: “Anche a parere del Collegio – è scritto a pagina 15 – i fatti illeciti commessi dagli indagati non solo non sono estemporanei o occasionali, ma dimostrano al contrario che nel Comune di Terni il sistema degli appalti pubblici non si è mai conformato alla normativa nazionale e comunitaria e gli indagati hanno prodotto una palese distorsione delle procedure amministrative per il raggiungimento di finalità politico-amministrative, cioè garantire l’aggiudicazione dei servizi a imprese o associazioni di imprese operanti nel territorio ternano…impedendo che alle gare potessero partecipare altri competitori. Quanto al tema della piena consapevolezza degli indagati che la procedura seguita non era conforme alla legge ed anzi essa veniva artificiosamente piegata per altre finalità, sarebbe sufficiente rammentare che i ricorrenti sono collaudati amministratori che svolgono il proprio ufficio da molti anni e che possiedono esperienza e competenza”.

Metodo amministrativo voluto e continuativo A pagina 8: “Se si analizzano le delibere della Giunta comunale, indicate nei capi di imputazione, mettendo,e in ordine cronologico, si osserva che il sistema del frazionamento e delle reiterate proroghe è stato un metodo amministrativo, condiviso sia dalle strutture tecniche che da quelle politiche, precisamente scelto e voluto nel corso degli anni”

“Mezzi fraudolenti” A sostegno dell’intero architrave, passando a descrivere alcuni esempi di singole delibere e affidamenti nei tre settori sotto osservazione (contestato anche il famoso regolamento per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate), in vari passaggi delle motivazioni si legge di “mezzi fraudolenti”, frazionamento in tre dell’appalto “artificioso ed arbitrario”, “copertura politica”, “abnormità delle proroghe”, “false attestazioni” in relazione a progetti senza elaborati tecnici, “ruolo preminente, quasi decisivo, degli indagati nell’attivazione delle procedure amministrative illegittime”, il sindaco che “ha presieduto tutte le sedute della Giunta comunale nelle quali sono stati adottati i provvedimenti che il Collegio ritiene aver costituito condotta che integra i delitti contestati”, “circostanza clamorosa”. E via di questo passo.

Reazioni politiche Sulla vicenda si sono gettate alcune opposizioni. Per il capogruppo comunale di FdI, Cecconi “alla luce degli argomenti sviluppati dal Tribunale del riesame, la sicumera con la quale il PD parla di se stesso appare ancora più grottesca di quanto già non fosse di per sé. Partito Democratico – maggioranza di governo a Palazzo Spada e dunque responsabile numero 1 di quanto sopra – che cerca chissà come di convincerci che sta garantendo nientemeno che il nostro futuro. Cose da pazzi”. Per i pentastellati De Luca, e Liberati “Il dado è tratto. Il Tribunale del Riesame di Perugia ha rilevato quello che il M5S denuncia e avversa fin dal suo insediamento nel consiglio comunale. Il “sistema Terni” è stato palesato. A seguito delle suddette motivazioni e del quadro che ne viene delineato, è impensabile che qualsiasi persona abbia l’ardire di rimanere alla guida della città”.

 

Tags:
Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

  • 1

Ti Potrebbe anche Piacere