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Inchiesta ‘ndrangheta, palazzo dei Priori oscilla tra piccole vendette e prudenza: il caso Arcudi banco di prova per Romizi

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Inchiesta ‘ndrangheta, palazzo dei Priori oscilla tra piccole vendette e prudenza: il caso Arcudi banco di prova per Romizi

Pinocchio
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I banchi della giunta comunale
I banchi della giunta comunale

PERUGIA – A sera un consigliere di maggioranza, dopo l’ennesima riunione infruttuosa con i colleghi, sintetizza così tra il serio e il faceto: “A palazzo dei Priori c’è un concentrato di gelosie, invidie e voglia di vendetta che nemmeno in un romanzo gotico. Sulla graticola è finito il presidente del consiglio comunale Nilo Arcudi dopo che nell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Umbria; il suo nome viene tirato in ballo. Lui, Arcudi si è difeso, dicendo che non conosce chi lo chiama in causa e di essere estraneo a tutta la vicenda. Ma non sembra essere bastato perché il vortice d illazioni e sospetti è entrato subito sotto la pelle della maggioranza di centrodestra ed è finito alla porta più importante: quella del sindaco Romizi.

Domanda E allora la domanda è la seguente, per andare alla sostanza: a un politico non indagato, come lo è Arcudi oggi, si può chiedere di fare un passo indietro in base a delle intercettazioni che lo chiamano in causa? Per qualcuno all’interno della maggioranza si può fare: nelle due riunioni una in centro l’altra nella sede di Forza Italia a Ponte San Giovanni  Francesco Vignaroli di Progetto Perugia, Michele Nannarone per Fdi, Francesca Renda per Blu, Francesco Cagnoli per FI e Massimo Pici per Perugia civica,  oscillano si confrontano ma alla fine Forza Italia non sembra essere più così garantista e con non poca sorpresa proprio Pici va all’attacco del suo stesso collega di lista chiedendone il passo indietro. Lega e Fratelli d’Italia restano prudenti e fanno sapere che sarebbe meglio aspettare gennaio e capire gli sviluppi dell’inchiesta. E il sindaco? Come succede nei tornanti delicati Romizi tira il freno a mano e si chiude in una sorta di mistero e così ogni parola può essere letta in maniera ambivalente. Progetto Perugia e Blu sono le uniche compagini che lo spalleggia nella linea garantista, tutti gli altri fanno di conto per capire se l’eventuale uscita di Arcudi può avere un tornaconto politico. Piccole beghe e merletti in un momento molto delicato. Il caso Arcudi di fatto è una prova che il sindaco Romizi fino ad oggi non aveva mai affrontato.

Dilemma E la domanda a cui deve rispondere è la seguente: cacciamo Arcudi e addio garantismo oppure si tiene duro e non si cede al vociferare di piazza e interessi personali e politici che ne chiedono la testa? Il crinale è stretto e il giovane sindaco prende tempo. Lunedì, intanto, dovrà riferire in consiglio comunale sulla vicenda. E l’opposizione? Il Pd e l’opposizione sembrano essersi attestati sulla linea del giustizialismo: commissione d’inchiesta e Arcudi a casa. Ma è una linea politica che paga visto quello che  successo sull’inchiesta sanità? Al momento palazzo dei Priori sembra essere detto una nube di piccole vendette da consumare e conti politici da mandare all’incasso. Chi rischia di più politicamente è il sindaco Romizi.

 

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