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Inchiesta ‘ndrangheta, in consiglio comunale Arcudi lasciato solo dalla maggioranza con il Pd che ne chiede le dimissioni

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Inchiesta ‘ndrangheta, in consiglio comunale Arcudi lasciato solo dalla maggioranza con il Pd che ne chiede le dimissioni

Redazione politica
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Arcudi e il sindaco Romizi
Arcudi e il sindaco Romizi

PERUGIA – Uno vicino all’altro, il sindaco Andrea Romizi e il presidente del consiglio comunale Nilo Arcudi, ma politicamente molto distanzi. Lunedì pomeriggio, il consiglio comunale, si trasforma in una specie di tiro al bersaglio sull’ex esponente socialista che è stato tirato in ballo dalle intercettazioni riguardanti l’inchiesta sulla ‘ndrangheta. Il sindaco, su richiesta del Pd, viene chiamato a riferire dopo che per ventiquattro ore la sua maggioranza va in fibrillazione. E la presunzione d’innocenza e il garantismo anche nel centrodestra vanno a farsi benedire. Il sindaco? Prima appoggia la richiesta proveniente dai dem  di istituire una commissione speciale di inchiesta sul modello di quella a breve riattivata in consiglio regionale e poi nel suo intervento vola molto alto ma soprattutto non si schiera apertamente con il suo presidente del consiglio comunale:

Romizi “L’integrità delle istituzioni non può essere intaccata in alcun modo: crea allarme e profonda preoccupazione» e ha sottolineato che «in attesa dei futuri sviluppi va affermata la necessità di questo consiglio e di questa amministrazione, con rispetto e rigore, di attivarsi nelle forme adeguate”. Ma il sindaco mostra anche grinta quando si tratta di scansare le ombre: “Non posso oggi nascondere l’amarezza vissuta in questi giorni, anche solo nel leggere, in alcuni giornali, il mio nome in quanto in una intercettazione uno dei dialoganti, che tra l’altro risulterebbe non essere indagato, avrebbe affermato di aver “mangiato insieme al sindaco”, parrebbe per ragionare di ipotetiche alleanze con il movimento politico Casapound. La circostanza assolutamente non corrisponde al vero. Ignoro chi siano i soggetti che parlano nella telefonata oggetto di captazione. L’unico confronto avuto con la lista Casapound, così come con numerosi altri soggetti politici candidatisi nella scorsa tornata elettorale, è avvenuto a ridosso delle elezioni e nello specifico è intercorso con il Sig. Antonio Ribecco, colui che si è poi presentato come candidato sindaco nella medesima lista. E, aggiungo, a lui manifestai la mia indisponibilità ad un collegamento con la lista di Casapound”. Fine. Nella sostanza e brutalità politica il discorso sembra chiaro:se Arcudi si dimette di sua spontanea volontà mi toglie le castagne dal fuoco.

Il Pd E il fuoco, nel frattempo, lo apre il Partito democratico che per bocca del capogruppo Sarah Bistocchi chiede le dimissioni di Arcudi:senza tanti giri di parole: “E’ necessario un  passo indietro nell’interesse dell’intera assemblea, bisogna dare l’esempio ai tanti cittadini che hanno fiducia in noi”. Giochi chiusi: linea giustizialista e tanti auguri. E in maniera più velata la richiesta di di missioni arriva anche da Tizzi a nome cel M5S.

Arcudi E Arcudi? Chiamato in causa ribadisce la sua più totale estraneità alle persone che lo chiamano causa: “In tanti anni – ha detto – ho incontrato migliaia di persone. Nessuno degli indagati ha avuto mai con me un contatto, ottenuto un incontro per chiedere o ottenere favori. Ho dato mandato ai miei legali di tutelare la mia immagine. Col sindaco sono certo che sapremo valutare ogni decisione migliore per la città di Perugia e le istituzioni. Posso camminare a testa alta – ha evidenziato – e guardare negli occhi i miei figli. Dal 2003 al 2019 ho partecipato a centinaia di manifestazioni elettorali incontrando in quelle occasioni pubbliche migliaia e migliaia di persone, di ogni ceto sociale e provenienza geografica, persone alle quali ovviamente non potevo richiedere, né delle quali potevo conoscere, precedenti penali o frequentazioni – ha continuato Arcudi  – Nel tempo ho ricevuto migliaia di voti, ma senza che mai e ripeto mai fossero oggetto di scambio o occasione di penetrazione di forme oscure di potere nei canali istituzionali”.

Maggioranza  E dalla maggioranza? Dal forzista Cagnoli al capogruppo di Fdl Ninnarono fino al  leghista Mattioni tutti d’accordo con il sindaco Romizi: si prende tempo in attesa di eventi ma Arcudi nessuno lo ha difeso e da oggi la sua posizione politica è molto più fragile. Morale provvisoria? Per il momento Arcudi resta presidente del consiglio comunale ma senza appoggio politico da parte della sua maggioranza. A gennaio si vedrà dal farsi. Se prima non ci sono sviluppi dell’indagine.

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