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Inceneritori a Terni, Cecconi (FdI): hanno vinto la cattiva politica e quella del no

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Inceneritori a Terni, Cecconi (FdI): hanno vinto la cattiva politica e quella del no

Andrea Giuli
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TERNI – Posizione impopolare – visti i tempi – e fuori dal coro quella assunta dal capogruppo di Fratelli d’Italia con consiglio comunale, Marco Cecconi, sugli inceneritori ternani. Ma anche sugli inceneritori in genere. Ecco quanto scrive Cecconi:

“Solo una politica esiziale e vigliacca poteva sospingere e abbandonare i ternani alla mercé dei no a prescindere. Nei libri di testo delle scuole italiane dell’obbligo, per esempio, i rifiuti sono rubricati come ‘fonte di energia’: perché (è scritto) bruciarli negli inceneritori di ultima generazione – oltre a permettere di superare la vergogna antistorica delle discariche – consente di abbattere, con il passaggio al teleriscaldamento, il 30% dell’inquinamento urbano, attualmente rappresentato dalle caldaie ad uso civile diversamente alimentate. Peccato che di questo e non solo di questo, a Terni, non se ne potrà parlare mai più – tutti zittiti dal furore giacobino della pancia popolare – mentre i ragazzi delle medie (compresi quelli ternani) continuano a studiarlo.

Adesso il Comune, per bocca del sindaco Di Girolamo, prima di accendere o no questo o quel camino, pulper o quello che sia, invoca uno studio epidemiologico aggiornato. Peccato che tutti quelli commissionati e pagati negli ultimi anni siano stati usati finora come carta igienica: fatto che intendiamo portare all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Adesso il Comune annuncia un ricorso al Tar contro le autorizzazioni rilasciate dalla Regione: come se finora i due Enti non avessero marciato come un sol uomo, con Perugia sempre orientata a fare di Terni la pattumiera dell’Umbria e Terni sempre troppo disposta a consentirlo.

Il primo inceneritore a Terni fu quello dell’Asm e lo accese nel 1976 il sindaco Pci, Dante Sotgiu. In questi 40 anni, avremmo potuto studiare l’evoluzione della materia; ragionare con obiettività di quel 5% di incidenza inquinante rappresentato dagli inceneritori, rispetto al 30% complessivo delle emissioni di origine industriale (l’ulteriore terzo della torta, sommato a quello già citato delle caldaie, essendo rappresentato dal traffico). Avremmo potuto avere, almeno, il teleriscaldamento. Avremmo potuto evitare di portare su e giù – come ancora facciamo – i nostri rifiuti per tutta l’Umbria a prezzi salatissimi, evitando di caricare sul cittadino un costo a tonnellata schizzato dai 46 euro di qualche anno fa ai 167 attuali. Qesta politica ci ha impedito di ragionare e scegliere con giudizio. E ha preferito continuare ad avvelenarci, confidando sull’ignoranza, la rassegnazione e il silenzio. Adesso, schiacciata dalle pance giacobine, non le resta che la farsa”.

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Andrea Giuli
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