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In Umbria le imprese under 35 vanno giù: poco credito e competenze

Economia ed Imprese Perugia Terni

In Umbria le imprese under 35 vanno giù: poco credito e competenze

Redazione economia
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PERUGIA – Una regione che invecchia, in cui i giovani fanno fatica a trovare lavoro e creare un’impresa che regga sul mercato. È quella fotografata dall’indagine di Cna “L’imprenditoria giovanile in Umbria: dinamiche e tendenze”, realizzata in collaborazione con il centro studi Sintesi per indagare quanto accaduto nella regione negli ultimi 10 anni. Certo, c’è da dire che prendere il dato del 2008 e quello del 2018 e metterli a confronto, come fa la Cna, si può fare specificando che, in mezzo, c’è stata la più forte crisi economica dal dopoguerra e anche il terremoto del 2016. I dati di questo confronto, però, sono davvero sconfortanti: tra 2008 e 2018 l’Umbria è anagraficamente invecchiata (-11% di giovani), con una disoccupazione giovanile cresciuta (+57%) e un’alta mortalità tra le imprese under 35 (-25% dal 2011). A fare da corollario ai dati dell’indagine anche un questionario che Cna Umbria ha somministrato a un campione di 300 imprese giovanili per fare luce sugli ostacoli maggiori per chi cerca di costruirsi un futuro mettendosi in proprio.

 

Giovani  “I motivi che ci hanno spinto a realizzare questa ricerca – afferma il direttore di Cna Umbria, Roberto Giannangeli – sono diversi. Quello principale è l’alto numero di disoccupati presenti in Umbria, specialmente tra gli under 35. L’altro è la forte morìa tra le imprese giovanili. Il terzo motivo invece è una convinzione: e cioè che, in realtà, con gli strumenti e gli incentivi adeguati, l’autoimprenditorialità possa rappresentare un ottimo strumento per ridurre il problema del lavoro e ridare linfa al tessuto produttivo”.

I numeri L’indagine, illustrata nel dettaglio da Alberto Cestari, ricercatore del Centro Studi Sintesi, ha infatti evidenziato che, nonostante l’aumento della popolazione registrato in Umbria negli ultimi 10 anni e nonostante l’aumento dei giovani di origine straniera (sono il 17% del totale) è proprio il numero complessivo degli under 35 a diminuire. Non vanno meglio i dati sul lavoro, che vedono in crescita non solo i disoccupati giovani (+5.500 rispetto al 2008), ma anche il numero di quelli che non studiano e non lavorano (Neet), che in Umbria sfondano quota 33 mila. Per quanto riguarda le imprese costituite da persone fino a 35 anni, che nella stragrande maggioranza hanno meno di 10 addetti, sono diminuite del 25% negli ultimi 10 anni (-20% la media italiana). Il calo maggiore, anche qui, si è avuto nelle costruzioni, mentre l’unico trend in salita è nel commercio e nell’agricoltura, seguiti dai servizi alla persona. Nel complesso, le imprese artigiane giovani costituiscono quasi il 24% del totale.

Punti deboli Oltre alla ricerca di Sintesi, Cna Umbria ha presentato i risultati di un questionario interno condotto su 300 imprese giovanili per rilevare punti di forza, elementi di debolezza e fabbisogni espressi da questo target di imprese. “Il dato principale che è emerso da questo sondaggio – afferma Marina Gasparri, di Cna Giovani Imprenditori – è che gli ostacoli principali al fare impresa sono le grandi difficoltà ad accedere ai canali di finanziamento e una generale mancanza di competenze manageriali. Alte, invece, le conoscenze tecniche e digitali”.

Strumenti “Nonostante i dati sconfortanti, o forse soprattutto per questo – aggiunge Emanuele Lispi, presidente di Cna Giovani Imprenditori -, noi crediamo che attivando alcune misure mirate alla formazione manageriale, sarebbe possibile ridurre drasticamente l’alta mortalità che colpisce le imprese giovani. Ma accanto a questo serve rafforzare gli strumenti per facilitare l’accesso al credito da parte delle micro imprese. Quindi bisogna trovare strumenti nuovi in grado di aiutare le imprese giovani ad accrescere le competenze gestionali, a mettere a punto piani di marketing digitale, piani di penetrazione dei mercati, business plan e affiancamento nella gestione della fase di start up e nella gestione d’impresa. Anche perché – conclude Lispi – una regione che assiste inerme allo spopolamento della sua componente più giovane, che non trova lavoro né riesce a sopravvivere mettendosi in proprio, è destinata a soccombere”.

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