CARICAMENTO

Scrivi per cercare

In Umbria il matrimonio ‘regge’: i ‘parenti serpenti’ battono l’infedeltà nelle cause di divorzio. Anche gli animali tra i motivi di abbandono

EVIDENZA Cronaca e Attualità Extra

In Umbria il matrimonio ‘regge’: i ‘parenti serpenti’ battono l’infedeltà nelle cause di divorzio. Anche gli animali tra i motivi di abbandono

Redazione
Condividi

Festeggiamenti nunziali

di Arturo Tramontana

PERUGIA – Gli umbri sono sempre più innamorati e non litigano, oppure la crisi economica ha preso piede anche nelle rotture dei matrimoni e impedisce le separazioni.
I procedimenti in materia di separazione, divorzio, filiazione prevedono un contributo di 85 euro per i divorzi contenziosi; 37 euro per i divorzi congiunti; esenzione per i procedimenti riguardanti la prole le opposizione e cautelari in materia di assegni di mantenimento prole. Un divorzio non consensuale può durare più di quattro anni.
La crisi ha anche acuito una questione molto dibattuta nelle aule di tribunale: il mantenimento dell’ex coniuge e dei figli dopo la separazione. A fronte dei tanti casi di padri che si trovano nell’impossibilità di versare l’assegno mensile perché hanno perso il lavoro o perché la propria attività non naviga in buone acque, ci sono anche casi di genitori che cercano degli espedienti per non pagare: dai proprietari di case e patrimoni che se ne privano formalmente in modo che non si possano aggredire civilmente; oppure il dirigente che chiede di essere assunto dalla casa madre all’estero per rendere difficile l’accertamento del proprio reddito.
“Il mammonismo” è la più frequente immaturità sentimentale dei mariti e l’ingerenza dei parenti, in particolare della suocera: un cospicuo numero di separazioni e divorzi in Italia è causato dal malcostume di molti suoceri di interferire, anche in buona fede, nella vita coniugale dei figli e dei generi e delle nuore, il 30% delle separazioni in Umbria, dipende proprio da queste ragioni. La seconda causa dopo le infedeltà. Il presidente del tribunale di Perugia segnala che nel 2015 “le cause di divorzio sono scese da 390 a 319 ed un sensibile decremento si è verificato anche per le cause di separazione scese da 681 a 561 – si legge nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuta dal presidente facente funzioni, Giancarlo Massei – Il presidente del tribunale di Terni nella sua relazione evidenzia la riduzione dei procedimenti di divorzio: da 171 a 97 e dei procedimenti per separazione consensuale: da 287 a 229”. A Spoleto, dove forse le coppie sono più litigiose, le richieste di divorzio sono state 370, mentre le separazioni sono state 388. La statistica delle separazione e dei divorzi della Corte d’appello di Perugia: il 30% delle nuove separazioni presentano risvolti “telematici” nelle rispettive accuse di aver fatto naufragare il matrimonio.
Criceti, tartarughe, gatti, cani, pappagalli e, a volte anche cavalli, entrano nella casistica delle separazioni e nei divorzi. I giudici del Tribunale civile di Perugia si sono trovati a dover decidere su alcune cause di separazione e di divorzio che avevano al centro non tanto la situazione venutasi a creare tra gli sposi, ma l’influenza negativa che gli animali di casa avevano avuto sulla coppia.
Spostandosi sul lato della Chiesa, i dati del Tribunale ecclesiastico regionale umbro di prima istanza, competente per le cause di nullità matrimoniale per le arcidiocesi e le diocesi in Umbria, nell’anno 2015 registrano l’introduzione di 103 cause di nullità matrimoniale e nessun super rato (matrimonio celebrato regolarmente, ma non consumato e che può essere dispensato direttamente dal Pontefice). Sono state portate a termine 126 cause (di cui 118 con sentenza affermativa, 3 con sentenza negativa, 4 cause sono state rinunciate e 1 causa è andata estinta). Al 31 dicembre 2015 risultavano pendenti 104 cause di nullità matrimoniale e nessuna richiesta di dispensa super rato.
Le richieste di scioglimento sono in media 100, sui 4mila matrimoni celebrati; i divorzi 1000 ogni anno. “Il fallimento di 4 matrimoni su 10 è un dato che non può non far preoccupare – aveva detto monsignor Giuseppe Chiaretti, allora arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e moderatore del Tribunale ecclesiastico regionale – soprattutto in una società secolarizzata che mette in crisi il matrimonio tradizionale”. L’arcivescovo Chiaretti, vedendo ricorrere spesso alcuni luoghi di celebrazione, aveva chiesto al vicario giudiziale di predisporre una scheda statistica dei processi definiti in primo grado nel quinquennio 2002-2006 secondo le parrocchie di celebrazione nella sola diocesi di Perugia-Città della Pieve. Dei matrimoni celebrati presso l’abbazia di San Pietro ne sono stati annullati 13; al Tempietto di San Michele Arcangelo 8; a San Costanzo 7. A Monteripido 5. San Clemente 5, Montescosso 4, Montecorona 4, Madonna dei Bagni 3, Santa Lucia, Ponte della Pietra, Prepo e Corciano 3.
A distanza di dieci anni da quel sondaggio, le cose non sono cambiate e risulta maggiormente evidente che i matrimoni in fuga dalla propria parrocchia sono i più a rischio.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere