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Perugia, in fuga con i soldi del contributo pubblico: condannato imprenditore

Cronaca e Attualità

Perugia, in fuga con i soldi del contributo pubblico: condannato imprenditore

Redazione
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Un magistrato della Corte dei conti dell'Umbria

PERUGIA – Prendi i soldi e scappa. Non è il primo caso, né sarà l’ultimo, di imprenditori che usufruiscono dei fondi europei o regionali per l’innovazione e l’acquisto di macchinari e poi spariscono.

La Corte dei conti ha condannato il titolare di un’azienda a pagare 34.874,39 euro «oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giustizia, relativamente alla percezione, ritenuta indebita, di un contributo pubblico». Secondo la Procura contabile e la Guardia di finanza, ci si trovrebbe di fronte ad un «danno erariale conseguente alla erogazione di un contributo pubblico … nell’ambito delle misure riguardanti le agevolazioni a favore della imprenditoria giovanile» liquidato da Sviluppumbria nel 2011. A seguito di un sopralluogo effettuato da personale della Provincia di Perugia, era emerso che la società aveva cessato la propria attività imprenditoriale dopo circa un anno dalla percezione del contributo, non rispettando così le condizioni previste dalla legge regionale sulla concessione dello stesso: «i beneficiari delle agevolazioni sono tenuti a presentare le garanzie richieste dal Nucleo di valutazione a garanzia dei benefici accordati (fidejussione bancaria); realizzare il progetto nei termini stabiliti (entro e non oltre un anno dalla data di accoglimento della domanda); impegnarsi a non alienare i beni acquisiti con le agevolazioni, salvo preventiva autorizzazione da parte della Provincia e previo assenso del nucleo di valutazione; a presentare, annualmente per i primi tre anni, una relazione sulla destinazione ed utilizzo delle somme erogate». Secondo le indagini della Guardia di finanza la società aveva presentato una garanzia del finanziamento una fidejussione rivelatasi falsa tramite una banca non autorizzata a svolgere l’attività bancaria; non aveva realizzato alcun progetto, non aveva presentato alcun rendiconto e cessato l’attività dopo poche settimane, facendo sparire i macchinari e le attrezzature acquistate con il contributo pubblico. La Regione aveva esercitato l’azione di recupero, attraverso la polizza fidejussoria, ma infruttuosamente in quanto falsa.

Secondo i giudici contabili l’amministratore della società se non si può ritenere in concorso «nella realizzazione di indebite percezioni o scorrette utilizzazioni di contributi pubblici percepiti», è responsabile quanto meno di «una gravissima negligenza, che si configura nella violazione consapevole delle condizioni previste dalla normativa disciplinante il diritto a richiedere ed ottenere il contributo pubblico di cui si discute». Da qui la condanna per il «danno erariale pari a 34.874,39 euro, consistente nella percezione di contributi pubblici non utilizzati secondo le modalità e le finalità pubbliche previste».

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