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Il triste primato dell’Umbria: siamo in testa alla classifica nazionale dei morti per droga. L’appello accorato dei vescovi

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Il triste primato dell’Umbria: siamo in testa alla classifica nazionale dei morti per droga. L’appello accorato dei vescovi

Redazione
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Uno scambio di droga tra due giovani
Uno scambio di droga tra due giovani

PERUGIA – Brutta, bruttissima notizia. Umbria in testa alla classifica nazionale dei morti per droga. Con un tasso del 12,4, rispetto a una media nazionale del 5,5, il Cuore verde conquista il primato dei decessi per abuso di sostanze stupefacenti. Nel 2018 ci sono stati 11 casi, uno in più dell’anno prima e due rispetto al 2016. Da segnalare tuttavia il netto decremento negli ultimi dieci anni: nel 2010, si toccò l’apice con 28 vittime. L’istantanea sulla diffusione delle sostanze stupefacenti, è stata fatta dal dipartimento per le politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo il report, oltre all’Umbria le regioni che hanno registrato il più elevato tasso di decessi per droga nel 2018 sono state Abruzzo (11,4) e Molise (9,7); i tassi meno elevati si sono registrati in Puglia e Calabria. Ingente ma in calo il quantitativo di stupefacenti sequestrato nel 2018: si è passati infatti dai 221,34 chilogrammi del 2017 ai 73,84 dell’anno scorso. Aumentano i minori segnalati all’autorità giudiziaria: nel 2018 sono stati 32 rispetto ai 25 dell’anno prima, con un tasso ogni 100 mila abitanti pari al 23,7, contro una media nazionaledel 13.

L’appello di Bassetti  “Dobbiamo credere che il desiderio di riscatto per risollevarsi da certi baratri è presente in tutti noi. Per questo è importante che i gruppi sociali, le parrocchie, i genitori lavorino più in sinergia per affrontare il problema delle dipendenze, non solo dalla droga. Si costituisca e si continui a costituire anche nel territorio una presenza operativa contro qualsiasi forma di dipendenza. Invito tutti, ciascuno nella propria condizione a continuare questo cammino perché fino a che ci saranno delle necessità o delle istituzioni che ve lo chiedono dovete continuare in maniera più forte, in maniera ancora più agguerrita quello che voi state facendo da trenta anni, grazie Don Paolino”. E’ quanto dichiarato sabato sera dal Presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), Cardinale, Gualtiero Bassetti, dal palco del teatro degli Illuminati di Citta’ di Castello nel corso della celebrazione dei trenta anni di attività del Ceis a Città di Castello, «trenta anni di lotta alle dipendenze e di aiuto alle persone», come hanno precisato nell’introduzione don Paolino Trani, responsabile del Centro e l’amministratore Modesto Urbani, affiancati dal Presidente del Csa di Arezzo (di cui il Ceis dal 13 novembre del 1989 e’ una emanazione territoriale), Franco Valori, dal vescovo di Città di Castello, Monsignor Domenico Cancian, dal primo presidente e fondatore del Ceis tifernate, don Antonio Rossi.

Cancian Nel ricordare che la “droga continua ad uccidere» e che Città di Castello non può considerarsi “isola felice”, ha sottolineato il vescovo tifernate a fatto riferimento alla recente relazione annuale del Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia curata dal dipartimento delle Politiche antidroga della presidenza del Consiglio da cui dati alla mano, si evince purtroppo che l’Umbria “è la regione con il più elevato tasso di decessi droga-correlati, davanti ad Abruzzo e Molise”. “Dati e statistiche che fanno riflettere – ha detto Cancian – e ci riportano tutti alla realtà e alla consapevolezza che insieme in sinergia e collaborazione quotidiana puntando sull’educazione, la prevenzione, l’ascolto si può uscire da questo tunnel e vedere la luce della speranza in fondo. I trenta anni del Ceis, grazie a don Antonio, Don Paolino ai volontari alle famiglie dei ragazzi, agli operatori, alle istituzioni, alle parrocchie stanno a rappresentare proprio questo, una base di partenza per rilanciare con forza e vigore questa straordinaria esperienza di servizio e di comunità che è racchiusa in questo teatro. Noi saremo sempre al vostro fianco”, ha concluso il vescovo Cancian.

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