CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Il terremoto 2.0: quando il web tira fuori il peggio

Editoriali

Il terremoto 2.0: quando il web tira fuori il peggio

Redazione
Condividi

di A. L.

Ci sono stati due terremoti nei giorni scorsi. Anche in Umbria. Uno, quello vero, ha seminato morte e distruzione. Il secondo, quello “social”, ha generato rabbia, polemiche spesso inutili ed è riuscito pure a far passare in secondo piano – solo per poco per fortuna – la grande macchina della solidarietà che si è messa in moto per portare soccorso alle popolazioni colpite dal sisma che ha devastato Amatrice. Analizzare quello che è successo, semplicemente scorrendo i post sulle bacheche di Facebook e Twitter, offre uno spaccato rappresentativo di quella che è diventata la società umbra 2.0.

Di cosa parliamo? Ma del fiume di commenti e post che si sono succeduti in questi giorni e che spesso hanno creato dei veri e propri “mostri” virtuali. A cominciare dalla polemica sugli aiuti. La raccolta di generi di prima necessità è stata il vessillo attraverso il quale molti si sono messi in moto per dare il loro aiuto. Poi sono arrivati i messaggi ufficiali di Prociv e Regione che hanno fermato la raccolta “causa eccesso di soccorsi” e così è scoppiato il caos tra chi continuava a lanciare appelli e chi, con più buon senso, predicava prudenza viste le comunicazioni ufficiali. Spettacolo che ci saremmo risparmiati, così come quello messo in scena intorno all’improbabile proposta di devolvere il jackpot del Superenalotto ai terremotati: soluzione assurda ma che in tanti hanno dato per praticabile venendo poi smentiti seccamente.
Non sono mancate le zuffe politiche, ci mancherebbe. Divertente il siparietto su Facebook tra un noto consigliere regionale del Pd che annunciava un’interpellanza sui rischi per il turismo umbro dovuti all’eccessiva proliferazione di notizie sul terremoto e la risposta dell’assessore competente che gli spiegava come la “sua” Giunta avesse già disposto 200mila euro per intervenire. Qualcuno avrà pensato: ma all’interno dello stesso partito non si parlano? Alla fine il commento dell’assessore è sparito, ma i dubbi restano. La Regione, comunque, si è mossa sul serio sull’argomento e in maniera decisa, giusto per dovere di cronaca.

E che dire poi della questione Charlie Hebdo. Le vignette francesi hanno acceso il dibattito per 48 ore. Difensori della satira da una parte, difensori del rispetto per le vittime dell’altra: è stato uno scontro a tratti di basso livello, a tratti illuminante. Alla fine, comunque, l’unico risultato è che dalle foto di diversi profili Fb sono sparite le ultime scritte Je suis Charlie Hebdo che ancora campeggiavano imperterrite. Cosa sta succedendo? Siamo diventati un po’ ritardatari? Speriamo non ritardati.

 

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere