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Il Tar dell’Umbria accoglie il ricorso di un comitato di genitori: riaprono nidi e materne

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Il Tar dell’Umbria accoglie il ricorso di un comitato di genitori: riaprono nidi e materne

Redazione
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Bambini dell'asilo

PERUGIA – Da lunedì riapriranno gli asili e le scuole materne nei comuni in zona rossa. Lo ha deciso il Tar dell’Umbria, che ha parzialmente accolto il ricorso presentato da alcuni genitori del comitato “A Scuola”, che lamentavano la chiusura delle scuole, oltre i divieti fissati dal Dpcm in base al colore della fascia di rischio. No alla riapertura di tutte le scuole, come chiedevano: provvedimento restrittivo motivato da esigenze sanitarie per i più grandi, secondo il Tar, mentre per l’infanzia si accoglie l’interesse manifestato da una mamma nel ricorso depositato dall’avvocato Alessandra Bircolotti. Decretando quindi la riapertura di asili e scuole materne e fissando la trattazione collegiale nel merito al 16 marzo. Ora i Comuni delle zone rosse, subito avvertiti dalla Regione, dovranno attivarsi per assicurare la riapertura di asili e scuole materne (con relativi servizi di trasporto) già per lunedì.

Le ragioni del comitato. “Le ragioni di “urgenza” per legittimare una sospensione dell’ordinanza – commentano dal Comitato ‘A Scuola’ – sono state riconosciute soltanto per i genitori dei bambini più piccoli (0-6 anni), cui il provvedimento regionale arreca maggiore danno per la conseguente necessità di assentarsi dal lavoro, con potenziale compromissione della propria posizione lavorativa. Ma il ricorso presentato si poggia sul fatto che il D.P.C.M. statale in vigore prevede espressamente l’apertura di tutte le classi delle scuole statali e paritarie fino alla prima media anche in zona rossa. Quindi questo primo risultato non ci basta!”.

Vittoria Infatti la posizione del D.P.C.M. è identica anche per le scuole primarie e per la prima media. “Ma il Tar – scrivono a questo proposito – ha applicato incomprensibilmente due pesi e due misure, cosa che ci lascia ampia speranza di vedere accolto il ricorso in sede di discussione, che però, non essendo stata concessa la riduzione dei termini, avverrà solo il 16 marzo, quando il provvedimento regionale (salvo eventuali e ripetute proroghe) avrà già perso efficacia, e la discussione avrà il solo fine di determinare l’illegittimità del provvedimento ai soli fini risarcitori, per danno subito da studenti e genitori, a favore dei ricorrenti, nonché per coprire le spese di lite da questi sostenute, che andranno comunque documentate”.“Questo primo risultato – scrivono dal Comitato – dimostra che il ricorso presentato si basa su valide e argomentate motivazioni. Ora la parola passa alla controparte che per difendersi dovrà ponderare tra la riapertura delle scuole fino alla prima media e presumibilmente un elevato esborso ai ricorrenti (ricorso a baby-bitter ecc.). Una vittoria, quindi, a metà che però ci fa capire e ci dimostra la responsabilità dei cittadini nel ricorrere agli organi di giustizia affinché vengano applicati i propri diritti”.

La Regione Nel frattempo, sabato, la Regione ha comunicato ai sindaci interessati dal provvedimento, nonché alle Prefetture di Perugia e Terni, ai presidenti delle due Province, al presidente Anci  e all’Ufficio scolastico regionale la sospensione ordinata dal Tar (Tribunale amministrativo regionale) in merito alla parte dell’ordinanza regionale numero 14 del 6 febbraio in cui si disponeva l’interruzione sino al 21 febbraio di tutti i servizi socioeducativi per l’infanzia (0-6 anni), statali e paritari, dei comuni della provincia di Perugia e di San Venanzo e Amelia in provincia di Terni. È stata invece respinta dal Tar l’impugnativa dei ricorrenti relativamente alla parte dell’ordinanza con cui vengono sospese le attività delle scuole primarie e secondarie (che rimarrà dunque in essere).

 

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