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Il sisma quattro anni dopo, i terremotati al Governo: “Siamo fermi, dite perchè”

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Il sisma quattro anni dopo, i terremotati al Governo: “Siamo fermi, dite perchè”

Redazione
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Una casa crollata a San Pellegrino di Norcia
Una casa crollata a San Pellegrino di Norcia

NORCIA– Un anniversario triste, coi soliti grandi problemi. Il 30 ottobre di 2016 l’ultima delle grandi scosse che devastarono in quei mesi l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo e l’alto Lazio. Nessuna vittima in quella occasione ma tanti altri crolli. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, lo ricorda con un videomessaggio e lancia un monito.

Revisione di vita per tutti. “Quattro anni fanno 1460 giorni durante i quali – afferma Boccarrdo – sentiamo tutto il peso, la fatica e anche la delusione di cui abbiamo tante volte abbiamo parlato e che non vogliamo ripetere più. Però stiamo vivendo un momento difficile aggravato anche dalla situazione di emergenza sanitaria legata al Covod-19 che si prolunga nel tempo. Mi sembra che risuoni particolarmente attuale e urgente in questa circostanza il monito di Papa Francesco: più grave della pandemia, e io aggiungo più grave del terremoto, sarebbe soltanto l’incapacità di cogliere un messaggio che la pandemia e il terremoto ci portano: quello di una vita seria in grado di valorizzare ciò che è essenziale, capace di ricominciare sempre di nuovo. Inutile piangersi addosso e moltiplicare le lamentazioni”, prosegue l’Arcivescovo. “É ora invece – continua – di dare una svolta all’esistenza e riempirla di cose nuove e valide che illuminino la mente e che riscaldino il cuore. Io credo che questo anniversario, il quarto di questo terremoto, debba spingerci tutti a una profonda revisione di vita. Siamo sollecitati a questo anche dalla pandemia che torna a farci sperimentare la fragilità, la trepidazione e l’incertezza del futuro. Fissiamo la nostra attenzione sulle cose essenziali, lasciamoci guidare da questa sapienza naturale di credenti che lo Spirito di Dio infonde nei nostri cuori e dalla ricerca di cose grandi capaci – conclude il Presule – di dare senso e rendere feconda la nostra vita”.  ​

Terremotati. A questo si aggiunge una missiva che il comitato Rinascita Norcia ha inviato al presidente del Consiglio Conte, al ministro dell’interno Lamorgese ed a vari ministri, per sollecitare interventi risolutivi per la ricostruzione.

Una lunga lista di cose da fare – sempre le stesse, purtroppo, ad indicare come non si sia fatto nulla – la speranza nella nuova legge che consente di velocizzare le pratiche ma anche e soprattutto la rabbia per uno stallo che non sembra avere soluzione.  “Un territorio terremotato – scrivono – può rinascere se oltre alla ricostruzione delle case, può contare su servizi pubblici funzionanti ed efficienti, come la sanità, la scuola, i servizi sociali, i trasporti, i luoghi della cultura, i collegamenti, i sistemi di sicurezza e di emergenza, ma anche sulla presenza in zona di istituzioni e di uffici al servizio di una comunità posta in zona montana e lontana più di cento chilometri dal capoluogo di Provincia e Regione. Una ricostruzione demandata a più soggetti istituzionali, Stato, Regione, Provincia e Comune, e che è sottratta all’intervento diretto del Commissario Straordinario. Ma a prescindere dal soggetto attuatore, lo stato dell’opera ha un comune risultato: la mancata ricostruzione di queste essenziali strutture, a quattro anni dal sisma. Per non parlare poi della mancata rimozione delle macerie in diversi centri abitati del Comune o la mancata messa in sicurezza del patrimonio storico artistico religioso”.

Burocrazia “Ciò che più ci duole di questa situazione . concludono – è che ci viene detto  che la causa di questi ritardi è la burocrazia e la complessità delle procedure. Ma facciamo notare che è la stessa burocrazia che ha permesso in altre realtà di ricostruire già le opere pubbliche. Per evidenziare quanto da noi esposto presentiamo di seguito la disamina delle varie opere pubbliche non ricostruite nel nostro comune e cioè la totalità di quelle danneggiate dal sisma”.

Tesei.– “L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo non può certo distrarci dall’anniversario di un evento, le cui ferite sono ancora aperte e ben visibili, che ha segnato la nostra regione”. Lo afferma la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei in occasione dell’anniversario del terremoto che colpì l’Umbria nel 2016. “Anche in questo periodo storico così straordinario – ha proseguito la presidente, il nostro impegno e la nostra determinazione, scevra da alibi e giustificazioni, non sono certo venuti meno. Siamo riusciti a snellire alcune procedure e liberare consistenti fondi, tasselli di un più ampio quadro che è al centro della continua interlocuzione con il Commissario alla ricostruzione Legnini e con il Governo. C’è, insomma, un’attenzione non di facciata, ma concreta, che potrà però farci sentire soddisfatti solo quando la ricostruzione vedrà la fine del suo lungo e spesso tortuoso percorso. A quattro anni da quella terribile scossa, un pensiero sincero va ai cittadini colpiti allora e che oggi sono costretti a vivere l’emergenza nell’emergenza. Più che mai l’anniversario di quest’anno deve proiettarci al domani, cercando di cogliere anche l’attuale periodo di crisi come opportunità di ripartenza” – ha sottolineato Tesei.

“Il rinnovato interesse per le aree interne ci porta a poter e dover creare un terreno fertile, fatto ad esempio di infrastrutture materiali ed immateriali, che arricchisca quei meravigliosi luoghi di opportunità per nuovi attrattivi scenari, fondamentali per permettere la rigenerazione di un territorio che porta in sé enormi potenzialità. La prima tappa rimane la ricostruzione – ha concluso la presidente, ma accanto ad essa la sfida di oggi è quella di affiancare progetti che si basino sulle peculiarità territoriali e siano volano di sviluppo nel massimo rispetto, che quei luoghi meritano, delle straordinarie caratteristiche del territorio”.

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