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Banca d’Italia dipinge un quadro a tinte fosche: l’economia umbra non mostra segnali di ripresa, solo il turismo è vitale

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Banca d’Italia dipinge un quadro a tinte fosche: l’economia umbra non mostra segnali di ripresa, solo il turismo è vitale

Redazione economia
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Un momento dell'incontro con la stampa

PERUGIA – E’ un anno di “sostanziale stagnazione” il 2019 per l’economia umbra, che “non evidenzia segnali di dinamismo” ma al contrario si mostra “debole, rallentata”, con un export che frena anche a causa del peso delle prospettive future legate all’incertezza nel mercato nazionale e globale. Una economia nella quale l’edilizia è uno dei settori che ha pagato di più la crisi e che non ha usufruito, come avvenne dopo il ’97, della spinta che poteva arrivare dall’ attività di ricostruzione post-sisma, rimasta “assai modesta per i ritardi accumulati nell’ avvio dei cantieri”.

Rapporto E’ la fotografia che emerge dal rapporto sui dati di aggiornamento congiunturale dell’economia dell’Umbria redatto da Banca d’Italia. Numeri presentati in una conferenza stampa martedì pomeriggio da Luca Pilli, responsabile della filiale regionale di Perugia, Paolo Guaitini e Giovanni Carnevali, del Nucleo per la ricerca economica della Banca d’Italia di Perugia. “Dall’analisi – ha spiegato Luca Pilli – emerge un rallentamento degli investimenti, che ha comportato naturalmente anche quello dell’economia e dell’export, in cui ci sono dei settori ancora positivi, come i macchinari, l’industria chimica, l’abbigliamento soprattutto di alta fascia, ma in cui pesa l’andamento molto negativo del comparto dell’ automotive, legato alla crisi sul mercato mondiale dell’ automobile, dove l’ industria Umbria era molto presente”.

Innovare Per Pilli uno dei problemi “è la capacità che le imprese umbre, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, non hanno di innovare” in una realtà “nazionale e internazionale così complessa in cui non è facile sostenere uno sviluppo e un salto di qualità con i metodi cosiddetti tradizionali”. “L’economia umbra sta attraversando una fase difficile” ha quindi spiegato Guaitini. “Ha subito gli effetti della crisi – ha aggiunto – molto più di quanto abbia fatto la media del Paese ed è una delle regioni che è andata peggio, mostrando anche nella fase di ripresa, che è iniziata nel 2015, grosse difficoltà. Anche quelle parti che avevano sostenuto un po’ l’economia negli anni precedenti stanno mostrando difficoltà, come ad esempio l’industria, che ha ridotto i propri investimenti”. E anche il quadro delle famiglie per Guaitini, “rispecchia il quadro generale dell’ economia”.

Consumi “Questa – ha detto – è una regione che anche a livelli di consumi ha avuto una caduta che non ha avuto eguali nel resto d’ Italia. Le famiglie umbre stanno mostrando negli ultimi anni una fiducia che sta un po’ riprendendo, i consumi anche se mostrano un segnale positivo sono ancora piuttosto deboli. Il dato che va interpretato è quello dell’indebitamento: le famiglie si stanno rindebitando, soprattutto verso il credito al consumo e questo se da una parte da un segnale di una certa vitalità e voglia anche di spendere per acquistare bene anche durevoli, dall’ altra potrebbe anche risentire di una povertà piuttosto diffusa e di una difficoltà di acquisire risorse”.

Export Per quanto riguarda i dati, in particolare legati al freno degli investimenti e del fatturato nell’ industria, la crescita dell’ export è passata dall’ 8,7 per cento del 2018 all’ 1,8 per cento del 2019. Dal rapporto emerge come l’andamento delle vendite, confermatosi positivo per macchinari, prodotti chimici e abbigliamento, è peggiorato nel comparto dei metalli e, più drasticamente, nell’ automotive. L’edilizia è rimasta debole pur evidenziando lievi segnali di recupero: sono aumentati sia il numero di operai iscritti alle casse edili (+2,1 per cento) sia le ore lavorate (+6,4) e l’ andamento della produzione è tornato a migliorare. Le compravendite di abitazioni si sono incrementate (+7,4 per cento) anche grazie al basso livello dei prezzi. La dinamica dei servizi è rimasta “positiva ma poco vivace” e “le attese a breve termine prefigurano un possibile nuovo rallentamento”.

Turismo Sempre dal rapporto emerge come “solo il turismo mantiene un buon andamento, evidenziando un incremento delle presenze in quasi tutto il territorio regionale, di cui si è avvantaggiato soprattutto il comparto extralberghiero” anche se “sono invece tornate a calare nella Valnerina, che continua a risentire del sensibile ridimensionamento della capacità ricettiva dovuto al sisma del 2016″.

Occupazione Dopo un biennio di stabilità l’occupazione è tornata a crescere (0,9 per cento): l’incremento ha riguardato il lavoro femminile e quello alle dipendenze, cresciuto soprattutto nella componente a tempo indeterminato che ha beneficiato in larga misura della trasformazione di contratti temporanei. Il tasso di disoccupazione è lievemente diminuito (9,5 per cento), anche in conseguenza del minor numero di persone in cerca di lavoro. Si è interrotta l’espansione del credito, in connessione con l’ arresto della domanda da parte del sistema produttivo rilevato dalla metà dello scorso anno: a giugno i prestiti alle imprese evidenziavano un calo del 3,1 per cento su base annua.

Finanziamenti La crescita dei finanziamenti alle famiglie è invece rimasta robusta (+3,0 per cento), soprattutto per l’ elevata richiesta di credito al consumo (+8,4 per cento). I mutui per l’ acquisto di abitazioni sono aumentati a un ritmo ancora moderato (+1,6 per cento) e i depositi delle famiglie hanno accelerato rispetto alla fine del 2018, in particolare nella componente più liquida del risparmio. Dopo oltre un quinquennio di sensibile calo, il valore dei titoli nei loro portafogli è tornato ad aumentare, anche grazie al positivo andamento delle quotazioni.

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