CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Il personaggio, intervista a Laura Mommi

Perugia Cultura e Spettacolo Varie Interviste Extra Città

Il personaggio, intervista a Laura Mommi

Redazione cultura
Condividi

Laura Mommi

di Marcella Cecconi

PERUGIA – Laura Mommi nasce a Roma 47 anni fa. Ancora giovanissima si trasferisce a Perugia, dove consegue la laurea in Lingue e letterature straniere. Il suo percorso artistico è costellato da numerose esperienze tatrali, che la vedono collaborare con diverse compagnie fra le quali Liminalia di Francesco Torchia e Silvia Bevilacqua e l’Accademia della Follia di Trieste di Claudio Misculin. Attualmente è ballerina, insegnante di tango e tj. Dal 2010 è impegnata nella tournée dello spettacolo ‘Contemporary Tango’ del Balletto di Roma, con le coreografie di Milena Zullo.

Laura come nasce il tuo amore per il tango?

«Nella mia vita ci sono stati due momenti fondamentali in cui ho capito che il Tango sarebbe diventato qualcosa di speciale. Il primo risale a una notte d’estate di tanti anni fa. Tornando in treno da Firenze, ho ripreso la mia auto a Terontola per dirigermi a Preggio, il paese dei miei nonni paterni. Lungo il tragitto ho forato la gomma per ben due volte e ho dovuto abbandonare l’auto a pochi km dal paese. Camminando al buio mi è giunto il suono del bandoneon, e arrivata nella piazzetta di Preggio ho visto due ballerini che stavano danzando un tango sulle note di Astor Piazzolla: a quella visione mi sono emozionata e ho pianto. In seguito a questa esperienza, che definirei onirica, ho cercato delle scuole di tango e dopo un paio di anni ho incontrato Marco Evola, insegnante e ballerino, con cui ho avuto la fortuna di iniziare il mio percorso e che ha segnato la mia nascita artistica. Nella danza è importante approcciare da subito un vero Maestro, una persona che ti possa trasmettere un qualcosa che va al di là della semplice conoscenza tecnica e Marco Evola è proprio questo: un profondo conoscitore del tango, della sua cultura, e un abile maestro che ha codificato un personale metodo didattico con cui ha formato ballerini di pista e diversi insegnanti.»

Ballerina, insegnante, tj (tango-jockey): quale ruolo preferisci e perché?

«Sono tre cose distinte e tuttavia accomunate dalla volontà di trasmettere, comunicare ed emozionare. Non mi considero una ballerina: nel mondo del tango ci sono tantissime ballerine virtuose che fanno cose davvero incredibili, con  grande velocità e precisione. Il tango che propongo io è imperfetto e nasce dall’improvvisazione all’interno della coppia, dal contatto di due corpi che comunicano attraverso una tecnica posta al servizio dell’emozione. Insegnare, d’altro canto, è importante ed è anche un modo per imparare. Da una parte c’è la didattica e dall’altra l’esperienza, la conoscenza dell’allievo che comunica con la propria fisicità; in questo senso l’insegnamento diviene un confronto continuo con i propri limiti e quelli altrui. In aggiunta c’è la gioia e la meraviglia nel vedere persone che prendono confidenza con un ballo di coppia impegnativo e mai scontato, e osservare le loro trasformazioni sia tecniche che emotive. Fare la dj di tango, ossia musicalizzare una serata – termine preso in prestito dalla lingua argentina – vuol dire invece entrare in connessione con tutte le persone presenti ad una milonga, significa creare un’atmosfera e comprendere l’energia del momento: è un compito arduo, che non sempre centra il bersaglio, e che raramente riesce ad accontentare tutti. Fare il musicalizador richiede studio e conoscenza della musica e delle orchestre, e di rimando aiuta a ballare con maggior consapevolezza e coinvolgimento. Personalmente ritengo che il tj abbia un ruolo fondamentale per la buona riuscita di una serata, anche se in ultima analisi non bisogna mai dimenticare che il vero ed unico protagonista di una milonga rimane sempre il Tango.»

Chi lo pratica afferma che il tango è molto più di un ballo, “il tango è un abbraccio”. Cosa si intende con questa frase?

«Nel tango accade che incontri una persona e ancora prima di parlarle, di chiederle il nome, l’abbracci: annusi gli odori, entri in contatto col suo corpo, ascolti il respiro. È esattamente in quell’abbraccio reciproco che si cela il senso del tango. Il tango è un dialogo silenzioso che ci consente di comunicare al di là delle parole; è un abbandonarsi  consapevole e sempre rispettoso.»

 Una danza, tante danze: qual è il tuo stile di tango?

«Sì, è vero, spesso fra tangueri si parla e si discute dei diversi stili. In genere la materia del contendere ruota intorno al tipo di abbraccio: più stretto, più largo, a V e chi più ne ha più ne metta! A me, ad esempio, piace ballare in un abbraccio chiuso, avvolgente e mai costrittivo, in cui tutto il corpo possa comunicare. Mi piace stare a contatto col torace del mio partner e sentire il cuore che batte. Questo genere viene solitamente chiamato Milonguero, ma in realtà milonguero è lo stile di vita di chi fa le ore piccole per andare a ballare il tango, o di chiunque balli in una milonga insieme ad altre coppie e nel rispetto di alcune norme che regolano la serata.»

Laura sei una delle componenti della scuola di danza Traspié. Dove lavorate, chi siete e quale attività svolgete?

«Traspié è un’associazione che da oltre vent’anni si occupa della diffusione del Tango e della sua cultura. Ha sede a Roma e a Perugia, ma tiene dei corsi anche in altre città d’Italia: Bari, Napoli, Terni, Fano, Verona, L’Aquila. Gli insegnanti sono Marco Evola, Paola Palaia ed io, più un team di persone che ci coadiuva nelle nostre diverse attività. Oltre alle lezioni teniamo seminari sulla storia del tango e delle orchestre, organizziamo Milonghe a Roma e a Perugia, e proponiamo vacanze tango sia in estate che in inverno. Infine siamo i promotori di due Raduni internazionali di Tango, uno a maggio al Teatro Menotti di Spoleto ed uno a novembre nel Borgo di Tragliata vicino Fiumicino. Sono incontri che durano tre giorni e a cui partecipano persone provenienti da ogni parte del mondo.»

La parola ‘tango’ rimanda immediatamente all’Argentina, una delle realtà più importanti del sud America. Qual è il tuo rapporto con questa Nazione, con la sua cultura e con i suoi abitanti?

«L’Argentina è un paese bellissimo che ho avuto il piacere di visitare svariate volte, proprio a causa del Tango. Per alcuni mesi sono stata a Buenos Aires, una città immensa, multietnica, con una fervida attività culturale, e molto all’avanguardia per quanto concerne la musica e il teatro. Nei miei viaggi ho conosciuto tanti argentini: persone del mondo del tango, ma anche tassisti che parlano in napoletano, calabrese e genovese, oppure librai che conoscono più storie di quelle scritte nei loro libri. È una città accogliente e tutti gioiscono quando avvertono che sei italiano. Poi c’è la Buenos Aires disperata, quella che rivela la sua povertà estrema, la continua instabilità politica e una lunga storia di dittature che si sono susseguite nel tempo. Quella dei desaparecidos e delle loro madri, adesso abuelas (nonne) che si incontrano tutti i giovedì a Plaza de Mayo; quella dei continui scioperi e dei cortei coi fumogeni; quella dei cartoneros che di notte si affollano accanto ai cassonetti, mentre tu con le tue scarpette ti incammini verso la Milonga.»

Qual è la funzione del tango in Argentina? È semplicemente un ballo, o riveste anche un significato sociale e politico?

«Il Tango è diffuso soprattutto a Buenos Aires e meno nel resto dell’Argentina. È un ballo con una forte valenza sociale e ci sono state diverse interazioni tra i protagonisti del tango e quelli della politica; alcuni compositori sono stati arrestati e le milonghe, in quanto luoghi di aggregazione, sono state prese di mira più volte nei periodi più oscuri della storia del paese. C’è una frase che ho sentito ripetere spesso e che veniva detta dai milongueri vittime della dittatura: “nessuno potrà mai toglierci i tanghi che abbiamo ballato”. Attualmente, per molti porteños, il tango è un rifugio, è il luogo sicuro in cui dimenticare le difficoltà quotidiane, e i testi delle canzoni raccontano spesso ingiustizie sociali, pene d’amore, o accadimenti della vita in cui riconoscersi: ognuno ha un tango che parla della propria storia. Il tango è democratico, ce n’è uno per ciascuno di noi.»

La musica è il terzo componente di una coppia di danzatori. Quali sono le caratteristiche peculiari della musica da tango e chi sono i compositori più importanti?

«Esistono tanghi nati per essere ballati e tanghi nati per essere semplicemente ascoltati. Molte orchestre nell’epoca d’oro del tango – dall’inizio degli anni ‘30 fino ai primi anni ’40 – componevano o arrangiavano dei brani con una struttura ritmica molto chiara, caratterizzata da una notevole prevedibilità, proprio per permettere alle persone di ballare più facilmente. Poi ci sono stati compositori che hanno segnato e dato il via a grandi ‘movimenti’ nella storia del tango, come ad esempio Julio De Caro, oppure musicisti che hanno caratterizzato il suono di alcune orchestre per un certo periodo, come Biagi per l’orchestra di d’Arienzo. In aggiunta ci sono state le avanguardie che, venendo da una profonda conoscenza della tradizione, hanno deviato il percorso, facendo incursioni nel jazz ad esempio, e hanno portato il tango nel mondo intero. Uno di questi è stato Astor Piazzolla, un artista conosciuto ovunque ma che in più di un’occasione ha affermato di non comporre per i ballerini; per tale motivo Piazzolla è ballato quasi esclusivamente nel palcoscenico, con coreografie che rendono il tango virtuoso ma che al contempo lo spogliano della sua caratteristica più peculiare, ovvero l’improvvisazione. Altri esponenti di fama sono Anibal Troilo, Osvaldo Pugliese, Carlos di Sarli, Francisco Canaro, solo per citare i più conosciuti.»

Il tango è un danza sensuale, che implica trasporto e coinvolgimento personali; è il ballo che crea la “passione”, oppure è la “passionalità” che dà origine al tango?

«ll Tango, come ballo, è uno strumento che aiuta ad esprimersi. La sua sensualità ritengo sia dovuta alla caratteristica di abbandonarsi l’uno all’altro, una condizione resa necessaria dall’improvvisazione e che pone i due corpi in un ascolto costante, attivato da tutti i sensi. Ma non tutti i ballerini possiedono sensualità – che ritengo sia una peculiarità innata – mentre, di rimando, tutti possono mettere passionalità nel loro ballo. Il tango è un incontro, un dialogo tra due persone che accidentalmente ballano; ognuno balla per com’è, per quello che ha vissuto o sta vivendo in quel preciso istante, e se quando balliamo siamo chiusi o nervosi, non trasmettiamo altro che chiusura e tensione. La passionalità è una qualità che racchiude in sé la capacità di trasmettere emozioni, e talvolta un tango può riconnetterci con le parti più profonde di noi stessi e del nostro partner, creando un tumulto di emozioni; in questo senso è un ballo molto intimo. All’inizio del XX secolo, a Buenos Aires, il tango veniva ballato soprattutto tra uomini, persone sole, spesso immigrati lontani dalle proprie famiglie. In quei casi il tango era pura condivisione, generata da sentimenti di malinconia e di solitudine. L’elemento della solitudine è una componente presente ancora oggi dietro ad ogni abbraccio di tango: è un sentimento che non ha tempo, una paura atavica in grado di far scaturire una profonda passione.»

Che cos’è una milonga?

«La milonga è un luogo di socialità, uno spazio in cui ci si incontra per ballare. È un rito in cui viene attivato un linguaggio non verbale, che prevede un invito attraverso un incontro di sguardi, un cenno della testa, un sorriso appena accennato, e che dura il tempo di una tanda (insieme di 4 tanghi normalmente ballati da una coppia). È un luogo magico in cui puoi abbracciare uno sconosciuto senza timore e con profondo rispetto, compenetrando l’uno nell’altro per tutta la durata del tango e con la consapevolezza che forse non vi rivedrete mai più.»

Qual è la frase più importante che dici ai tuoi allievi durante una lezione di tango?

«Non so se c’è una frase che dico più di altre… Se dovessi sceglierne solo una direi: “quando ballate abbandonate ogni forma di critica e autocritica e date sempre il meglio di voi stessi”.»

Nella tua carriera sei stata ospite di prestigiose rassegne di danza: qual è stato lo spettacolo più emozionante e perché?  

«Uno dei luoghi più suggestivi in cui ho ballato è stato il teatro romano di Nora, in Sardegna, durante il Festival ‘La notte dei Poeti’; abbiamo ballato al tramonto, senza scenografia, con il mare a fare da sfondo.»

Cosa vorresti fare, ancora, nel futuro?

«In questi ultimi anni, proprio grazie al tango, ho approfondito la mia consapevolezza, l’osservazione del corpo e della mente che si uniscono nell’ascolto del momento presente. In quest’ottica vorrei integrare alcuni metodi di conoscenza di sé, come la mindfulness, all’esperienza del tango. Insieme a Marco Evola, ho creato una scuola, ho formato ballerini di pista e bravi insegnanti; sarebbe bello avere una sede fissa a Perugia in cui portare la nostra esperienza e coniugarla con altre forme espressive e ricerche creative.»

Se dovessi descrivere il tango attraverso una poesia, quali versi sceglieresti?

«Più che una poesia mi viene in mente una scena del film Underground di E. Kusturica, in cui una coppia si ritrova a ballare un tango durante un bombardamento. Mentre danzano lui le dichiara tutto il suo amore e lei, abbandonandosi a tanta disperazione, risponde: “sono così belle le tue bugie”.»

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere