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Il ‘pentolone’ Pd umbro in ebolizzione, per Marini con i gradi di ‘controllore’

La consultazione referendaria di dicembre agita le correnti e ridisegna la geografia interna: timori e riposizionamenti di molti dirigenti con in testa la ricandidatura in Parlamento

PERUGIA –  Inutile, girarci intorno: il referendum costituzionale di dicembre sarà anche il congresso del Pd. Ed è per questo che nel partito, a tutte le latitudini, è un sogghignare, annuire e molto spesso mentire sul punto esatto in cui ci si trova. E allora più che in corso Vannucci a Perugia, che da sempre è condannato alla luce riflessa del già detto e stabilito altrove, basterebbe farsi una passeggiata intorno ai Palazzi romani, interrogare, ascoltare e inseguire i renziani con l’accento fiorentino per capire, anche il destino del ‘cortile’ umbro e dei suoi (spesso simpatici a volte scombiccherati e velleitari) protagonisti. E allora si capisce, ad esempio, la soddisfazione un po’ beffarda che da settimane campeggia sul volto dai lineamenti marcati della presidente Marini e quella battute lasciate cadere in diversi ambienti a proposito della campagna referendaria.

Nessun dorma E allora, sarà vero che nell’ultima visita effettuata in Umbria il premier, con il suo solito modo spavaldo e istrionesco, ha affidato alla presidente il compito di istitutrice e controllore? Come a dire: fammi sapere chi lavora ventre a terra per il referendum e chi invece pensa di camuffarsi e poi restare alla finestra. E sarà vero, che ormai da settimane, i più fedeli aderenti al ‘Giglio Magico’ fanno sapere che in ogni Regione si sta compilando una lista dei reprobi per capire chi tra i parlamentari gioca al gioco del re di Prussia? C’è molto più di vero che verosimile e questo spiega come tra i parlamentari umbri che sono assestati alla seconda legislatura o addirittura sopra, sia iniziata una specie di tour operator tra le varie correnti del partito per cogliere al volo una piccola ‘benedizione’ o una benevola rassicurazione di lasciapassare. Ma questi sono tempi stretti sia per gli adepti di Piero Fassino che per quelli dell’ex ministro a trazione Dc Beppe Fioroni. Forse sole quella vecchia volpe sorridente di Veltroni, qualcosa ancora può. Nessun dorma insomma, perché nessuno e al sicuro. O almeno, non tutti.

Puzzle Ed ecco che come in puzzle immaginario la geografia delle correnti democrat si ridisegna, muta, evolve. Una battuta sussurrata all’orecchio del cronista a volte spiega molto del pittoresco serraglio: “La Turchia con i suoi abitanti si è comodamente trasferita nel Gran Ducato di Toscana”. E la traduzione riversata in salsa umbra è simultanea e plastica: la presidente Marini duetta direttamente con il premier (piega amara sulla bocca di molti, quando hanno capito che l’ultima visita era stata gestita e concordata direttamente con Palazzo Donini), l’attivissimo Giulietti fa coppia fissa (anche in battute) con il tesoriere nazionale Bonifazi; la simpatica e ipercinetica senatrice Cardinali è alla corte del ministro Orlando; la decisa ed enigmatica Ascani ha piantato le tende in riva all’Arno e la senatrice Ginetti dal sorriso affilato come una lama, è sempre di casa nel renzismo d’attacco. E tutti gli altri? Pedalare, sperando nello Stellone. Forse il senatore Rossi, ultimamente colto da sbandate a sinistra, e l’arguto e fine dicitore Verini, potrebbero recuperare in breve il classico posto al sole. Si vedrà, tutto si muove. Ecco, ora pensate alla lista del Pd in Umbria, volendo anche con la nuova legge elettorale, e capirete perché c’è chi trama ma soprattutto chi trema. E la partita sul referendum è molto più che simbolica. Farsi vedere e basta, questa volta non basta. E se poi c’è pure chi controlla dall’alto di Palazzo Donini, e allora sì che si capisce come per diversi il nervosismo sia diventato uno stato d’animo con cui convivere, una seconda pelle. Le prossime settimane il Pd umbro sarà come il bar di guerre stellari. Ps: a breve il segretario regionale Leonelli convocherà tutti i parlamentari, sindaci, e generali vari indovinate per dirgli cosa? Questo: da Roma o meglio da Firenze, mi hanno detto che questa volta chi finge o cammina come se fosse al parco, rischia grosso. E il pensiero va al ‘controllore’ di Palazzo Donini. Sedetevi e ordinate i pop corn. Occhio, infine, al movimento di alcuni sindaci: anche loro saranno chiamati a schierarsi. Questo sul versante della maggioranza del partito.

In alto a sinistra Da queste parti, come in  una vecchia foto di famiglia un po’ ingiallita, troviamo i vecchi e onesti combattenti come Bottini e il coriaceo Locchi, ma soprattutto colui che più di altri ha ancora la memoria e la conoscenza dei pertugi e angoli del partito: l’inossidabile Piero Mignini. Da queste parti si affronta la tornata referendaria a mani nude e con l’idea romantica di un ‘ritorno alle origini’ che difficilmente potrà avvenire anche a fronte della sconfitta del fronte del Sì. Ci sono eterni giovani virgulti eternamente in rampa di lancio e vecchie volpi dagli occhi furbi. ‘Puristi’ di sinistra e semplici rancorosi verso il nuovo corso. C’è un po’ di fritto misto ideale e ideologico: il dalemismo scambiato per eterna medicina e il governatore Rossi come leader di popolo; il partito pensato come una struttura monolitica e l’accento fiorentino bollato come una eresia di destra. Si organizzeranno e daranno battaglia.

 

 

 

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