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Il Pd umbro, radiografia di un partito liquefatto dal cannibalismo interno: incognita per la segreteria regionale

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Il Pd umbro, radiografia di un partito liquefatto dal cannibalismo interno: incognita per la segreteria regionale

Pinocchio
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Una manifestazione del Pd

PERUGIA – L’Umbria non è più di color rosso da circa un decennio, ma la sorpresa è che qualcuno, dopo il tritatutto di elezioni politiche e amministrative, si sia sorpreso. Oh che sorpresa! E giù a compulsare dati, numeri, variazioni percentuali per non vedere quello che invece adesso dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti: il partito-Regione, il partitone rosso di gloriosa memoria non c’è più, si è liquefatto per diversi motivi, ma uno in particolare: il tribalismo interno al gruppo dirigente, la continua e logorante battaglia tra gruppi e tribù ha portato al tana liberi tutti. D’accordo, davanti allo specchio, qualcosa ci si deve pure raccontare la mattina presto ed è per questo che vanno teneramente compresi quei dirigenti che ancora oggi deambulano smarriti ma sempre con un certo sussiego, parlando di un problema di idee e non di persone. Eh no, il problema questa volta è di facce e molto meno di idee. E lo si dice senza nutrire nessuna simpatia verso il poraccismo politico che va di moda, che prenderebbe il primo che scende alla fermata dell’autobus per farlo ascendere ai dorati cieli del comando politico. Ma far finta di nulla, questa volta proprio non si può. O lo si può fare con la consapevolezza della scelta a favore dell’eutanasia politica.

Esempio I casi di Umbertide come di Terni, ma altri se ne potrebbero citare come album di famiglia degli ultimi anni, mettono in risalto questa mancanza di solidarietà interna al gruppo dirigente regionale, a partire dal presidente della Regione Catiuscia Marini, passando per l’ex sottosegretario Gianpiero Bocci, per arrivare all’ultimo dei sindaci. Un tira e molla interno logorante e sfiancante a cui, per mancanza di coraggio o consapevolezza degli attori principali, hanno messo un punto gli elettori umbri. Brutale e definitivo, come lo può essere un fare tabula rasa senza preavviso. Sull’altana hanno lasciato il pirotecnico Chiacchieroni e il volenteroso Miccioni, il resto è una prateria  deserta. L’assessore Barberini chiede un azzeramento di tutto e tutti: condivisibile. Ma il problema è che sia per davvero azzeramento, altrimenti si torna punto a capo. La presidente Marini? Tace e non escluso che da qui al prossimo anno possa anche adottare una soluzione traumatica come le dimissioni anticipate e l’uscita di scena.

I passi La riunione del gruppo consiliare in Regione è saltata due giorni fa, ma in quella sede proprio Marini era pronta a dire: io di farmi impallinare non ho voglia, se tutti remiamo bene, altrimenti lascio in anticipo. Solo suggestioni? Si vedrà. Di fatto la confusione è tanta. Il deputato Verini al grido “azzeriamo le correnti” si fa avanti per la segreteria regionale, mentre la collega Anna Ascani tace enigmatica. Qualche sindaco si agita, ma gli unici spendibili se non vengono bruciati sono Betti da Corciano e Chiodini da Magione. La giovane leva renziana, in ascesa con l’ex segretario regionale Leonelli, è andata sott’acqua. Che si fa? Il voto a Perugia e Foligno è li ad un passo e il fortino è sguarnito. Le elezioni regionali tra due anni posso trasformarsi in una resa incondizionata senza neanche lottare. La cosa migliore? Difficile dirlo, ma un paradosso può aiutare: quelli che sono stati fino ad oggi o fino all’altro al timone, con vari ruoli, abbiamo la consapevolezza e volontà di lasciare la barca. Una generosità che sarebbe apprezzata e poi magari qualcuno si farà avanti. La strada peggiore sarebbe quella delle piccole scelte e mediazioni. Da salvare non c’è più nulla, se non l’onore. E non è poco. Intanto, come sempre, si aspettano segnali di fumo e vita da Roma. Ma questa volta sembra davvero molto poco. 

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