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Il Pd umbro come un partito disperso, conti che non tornano e diaspora

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Il Pd umbro come un partito disperso, conti che non tornano e diaspora

Pinocchio
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Un militante del Pd
Un militante del Pd

PERUGIA – Pd Umbria, ovvero partito disperso. Un tempo anche per i cronisti al seguito c’erano machiavellismi da decifrare; scontri interni da interpretare e piccole o grandi ribalderie a cui prendere parte. Tempi andati. L’ultima fotografia scattata, è impietosa: a Terni, nella gloriosa sede di via Mazzini, all’ultima riunione hanno partecipato poco più di una trentina di persone e in gran parte militanti con i capelli imbiancati mentre nel capoluogo l’Unione comunale, guidata dal segretario Paolo Polinori che da tempo nessuno riconosce più e che resta a discapito di tutto al suo posto,  ormai si riunisce per pochi intimi. A un mese dalle disastrose elezioni regionali in giro per l’Umbria in molti hanno fatto calare la saracinesca: Foligno, Spoleto, Città di Castello e altri centri una volta considerati avamposti sono piombati nel silenzio più assoluto. L’indomito commissario regionale nominato da Zingaretti, il deputato Walter Verini, ormai parla solo attraverso comunicati che nessuno sembra leggere e chi li legge gli risponde per le rime: gli ultimi sono state le fuciliate fatte partire dal fronte tuderte con il caparbio Andrea Vannini e le raffiche arrivate da Gualdo Tadino per mano il coriaceo e forse a volte troppo esuberante sindaco Massimiliano Presciutti. Il tutto in un silenzio che non è nemmeno più assordante ma che sembra la normalità.

Guida Piero Mignini, un vecchio conoscitore dell’anima di quello che una volta era il Partitone con tanto di generali colonnelli, risponde al cronista sullo stato di salute del Pd con aria tra il mesto e l’ironico: “Noi litigavamo ma eravamo un gruppo dirigente, ora nessuno gestisce più nulla e di conseguenza questa è la situazione”. Lui, dopo una vita da dirigente e funzionario, ha deciso come altri di andarsene verso i lidi di Articolo Uno. Altri se ne sono andati in quella che sembra essere una diaspora silente. Circoli vuoti e sedi che cominciano a traballare perché i conti economici non tornano più. E se la storica sede di via Mazzini a Terni in molti ormai pensano che sia da mettere in vendita ed accomodarsi in una meno sfarzosa dati i tempi stesso discorso si fa per quella di Perugia situata in via Bonazzi. Costi alti e casse che non sono più grasse come una volta: ora si è partito d’opposizione in gran parte dell’Umbria e non più al comando. La flotta di consiglieri regionali e assessori è evaporata e anche l’obolo che versavano. Di tristezza in tristezza: nelle ultime settimane è andato in scena una specie di corsa alla risistemazione del personale che era all’interno del vecchio gruppo consiliare in Regione e qualcuno probabilmente dovrà andarsene a casa senza contare che anche sul personale che gravita intorno al partito l’aria che tira è pessima. Sul ponte sventola bandiera bianca.

Attesa In attesa del congresso regionale che dovrebbe svolgersi al più tardi a febbraio, nessuno ha capito su che basi si farà la campagna di tesseramento dopo che per mesi Verini è andato in giro per l’Umbria più che a fare campagna elettorale contro il centrodestra a stracciarsi le veste per i guai di quello che ha definito “il partito delle tessere”. Ora le tessere ne sono rimaste poche e il partito evaporato. E su questo siamo all’ultima resa dei conti perché tutto il gruppo che in questi anni ha sostenuto, a vario titolo e modo, l’asse formato da Gianpiero Bocci e Catiuscia Marini vuole la resa dei conti con il duo Verini-Sereni e quelli che in questi mesi me hanno sostenuto la loro azione politica accusata di essere la causa del disastro. Arsenico e vecchi merletti che forse potrebbero scaricarsi sul prossimo congresso regionale. In una recente rimpatriata in quel di Collemancio intorno alla ex presidente Marini erano in diversi a spingere per portare il conto politico “al protetto di Veltroni che gli umbri non hanno mai avuto il piacere di votare”. Barili di fiele.

Prospettiva Ma quello che preoccupa, non sono tanto i conti in sospeso in un partito che ha vissuto sempre di conti da regolare all’interno del suo gruppo dirigente, oggi preoccupa la mancanza di prospettiva. Idee e parole da dire in pubblico. Per molti l’ultima carta da giocare è il giovane capogruppo in consiglio regionale Tommaso Bori: dovrebbe essere il candidato alla segreteria, il predestinato. Ma con accanto i colleghi Bettarelli e Meloni così come i pochi sindaci rimasti sul territorio (Pasquali, Burico, Chiodini, Betti, Michelini, Rinaldi). In partita anche Andrea Vannini e il sindaco di Gualdo Presciutti. La vice ministro Anna Ascani questa volta non può tirarsi indietro e deve dare una mano, come dicono in diversi. I post su Facebook non bastano più. Ma il punto è il seguente: ma la cosiddetta linea verde quando batte un colpo e si fa avanti? Per il momento tutto tace ma il silenzio continua vuol dire che questo partito rimarrà senza linea e bandiera per anni. E Italia Viva di Renzi? in Umbria potrebbe essere l’approdi di non pochi o comunque di coloro che in questi ultimi mesi non hanno capito le contorsioni di un partito che è sembrato giocare contro se stesso.

 

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