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Il Pd piomba nel cortocircuito del congresso regionale tra autocandidature, appelli generazionali e vecchie formule

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Il Pd piomba nel cortocircuito del congresso regionale tra autocandidature, appelli generazionali e vecchie formule

Pinocchio
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PERUGIA – Ci si poteva scommettere un milione di euro tre mesi fa e diventare ricchi: il congresso regionale in casa Pd è la parolina magica che scatena tutto e tutto. A dire la verità non molto perché molto poco è rimasto dopo la sonora sconfitta rimediata alle elezioni regionali. E allora il catalogo è di quelli che oscilla tra il grottesco e il semi serio. Ma andiamo con ordine. Se il segretario nazionale Nicola Zingaretti non tira fuori l’ennesima trovata scombiccherata il prossimo anno dovrebbe essere la volta buona. Stando alle nuove regole che saranno approvate a metà novembre solo dagli iscritti potranno votare il nuovo segretario e addio primarie.

Uscita Primo punto. Tra i vari problemi sul campo uno è ormai sotto gli occhi di tutti: la leadership del commissario regionale e deputato Walter Verini, se mai c’è stata, si è di fatto liquefatta. E con lui anche quella di Marina Sereni e di tutti coloro che hanno gestito la fase post inchiesta sanità e costruito la liste dei candidati democrat in base a logiche di fedeltà quando questa la si smentiva a parole. Il tutti a casa non è un volgare slogan ma una necessità. Il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Prosciutti (che ha avanzato di fatto la sua candidatura alla segreteria ndr) chiedendo la scomparsa politica di Verini ha dato voce ha un sentimento che è maggioritario nel partito. C’è poco da fare o teorizzare. Generosa la difesa del commissario fatta da 18 segretari di circolo della provincia di Terni e alcuni di quella di Perugia. Ma serve a poco. E non è altro che il proseguimento di una vecchia battaglia che ormai non vale più la pensa proseguire visti i risultati.

La strada E allora si torna si torna al punto che su questo giornale si è più volte sottolineato: è il momento che la generazione dei 30-40enni si faccia avanti e decida di uscire allo scoperto mettendoci la faccia. Da questo punto di vista il giovane Andrea Vannini, come anche i giovani sindaci Michelini e Rinaldi, ha avuto una idea che è in qualche modo percorribile se non obbligata. Dare vita a un patto generazionale e aprire una nuova stagione evitando ingombranti padrinaggi e inutili vendette per interposta persona. Nannini dice che serve “un totale rinnovamento della classe dirigente. È arrivato il momento che i giovani di questo partito, liberi da ogni condizionamento, si siedano intorno a un tavolo e prendano in mano la situazione. Un patto vero, di ferro, bisogna insomma che noi giovani democratici ci si incontri sulle idee, sulla visione futura della nostra regione e su di una opposizione forte e determinata guidata da quei nostri rappresentanti che si identificano in pieno in questa idea di forte rinnovamento”. Parole condivisibili in attesa che altri si facciano avanti: i sindaci Chiodini, Burico, Pasquali, Betti e altri cosa pensano? Restare sotto coperta non sembra essere una brillante strategia.

Interrogativo Se si segue, come a noi sembra giusto la logica generazione, il pericolo è che si ricada nella logica della divisione e del piccolo gioco di clan: serve individuare un candidato segretario regionale, pensare a una squadra, mettere nero su bianco tre o quattro idee non fumose e su questo dare battaglia politica se è necessario. Mettersi in gioco. I nomi: quello del giovane Tommaso Bori eletto in consiglio regionale con una buona messe di preferenze può essere quello giusto. Ma potrebbe essere anche la collega Simona Meloni. O magari lo stesso Vannini. Ma accordo ci deve essere. L’importante e non cincischiare. Il resto viene da solo o comunque sarà nella logica dei fatti. In tutto questo la parlamentare Anna Ascani può giocare un ruolo importane di raccordo e facilitazione. Anche per il ruolo che ricopre. La partita deve tenere, ovviamente, dentro anche l’area del Ternano dove nonostante le uscite dal partito di queste ore c’è una giovane leva pronta ad impegnarsi. Il sindaco di Narni Francesco De Rebotti che partita gioca? Conto alla rovescia.

Altro Polo Come era prevedibile Vincenzo Bianconi e Andrea Fora giocano una partita esterna al Pd e con il passare del tempo molto probabilmente in competizione. Fora su Facebook lo ha detto con schiettezza parlando del Pd: “Stanno già litigando per accaparrarsi i rimasugli delle cariche istituzionali della minoranza e per riprendersi il controllo di un partito ormai agli sgoccioli”.  Dietro queste parole c’è l’idea di girare una partita politica molto spostata al centro e dialogare con il Pd e al caso anche con il centrodestra su temi specifici. Il quadro è questo.

 

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