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Il Pd frastornato oscilla tra tecnicismi fumosi e giaculatorie esistenziali: la gioventù democrat si scalda ma non corre

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Il Pd frastornato oscilla tra tecnicismi fumosi e giaculatorie esistenziali: la gioventù democrat si scalda ma non corre

Pinocchio
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Un momento della Direzione Pd

PERUGIA – Direzione regionale Pd, interno giorno: Walter Verini sceglie i classici e cita Moro per dire che ora “bisogna essere alternativi a noi stessi”; Anna Ascani ricorre a Fabrizio De Andrè per dire che “nessuno si può sentire assolto”; mentre Giacomo Leonelli in una similitudine prende al volo l’esempio dell’Armata Rossa. I poveri cronisti, lasciati fuori dalla porta, della sede regionale di via Bonazzi a Perugia si guardano spaesati e stralunati. A ridare un po’ di tono ci pensa la lettera inviata da Gianpiero Bocci che dice: vi ringrazio e vi saluto con affetto, io mi tiro fuori e restituisco la tessera del partito. Le parole contenute nella lettera vengono lette da Verini in apertura: silenzio, viso tirati. Questo, drammaticamente, uno dei pochi segnali che il cambiamento si è abbattuto sul Pd umbro: lascia uno dei generali più temuti e apprezzati, gli altri o non ci sono o se ne stanno in disparte. La presidente Marini è dal ministro della Sanità Grillo per discutere del percorsa da fare dopo il ciclone dell’inchiesta.

Le truppe In sala molto Spoleto guidato dalla candidata alle Europee Camilla Laureti, i sindaci Todini e Betti, Giulietti in ultima fila. Si alternano sul podietto Ascani, Leonelli, Michelini e Cardinali. Poi è Batino, Mariuccini e altri. L’assessore Cecchini in seconda fila ascolta senza muovere un muscolo del volto, in terza il consigliere Smacchi, Carla Casciari provo ad abbozzare un sorriso. Il rinnovamento: aleggia moto nascosto nei discorsi di Leonelli e Ascani ma con molta timidezza: Anna La Magnifica dice: “mi metto a disposizione per far crescere una nuova classe dirigente nei territori”, mente Leonelli recrimina sul trattamento “poco generoso” avuto con lui e la sua segreteria. Per ora poco. Si va avanti con la giovane Letizia Michelini, sindaco di Monte Santa Maria Tiberina, segno che alla fine le quarte file stanno risalendo la china. E d’altronde a cellulari spenti qualcuno della vecchia guardia lo dice esplicitamente: “Puntiamo sui ragazzi dei territori, noi ormai siamo fuori”. Noi chi? Ex parlamentari, ex consiglieri ed ex dirigenti. Il giovane Vannini da Todi scalpita sbuffa e organizza sul territorio.

In fila In quarta fila si vede Marina Sereni che con Verini faceva battaglie in nome del rinnovamento nel Pds: stranezze della politica e della sinistra. Cardinali, ostenta la solita grinta, e riporta lo sfogo dei militanti e dice: “Non siamo tutti uguali ma ora siamo sulla stessa barca”. Il problema è che non si capisce dove deve andare la barca. Problema non da poco. Verini, in apertura, sprona a fare fronte comune e mettere da parte le vecchie rivalità: “Sosteniamo i candidati nei Comuni e smettiamola di dividerci”. Ascani lo gela: “Caro Walter non sono d’accordo con la tua nomina a commissario”. Piccolo brivido per il resto è tutto un prevedibile oscillare tra autoflagellazione e orgoglio: abbiamo sbagliato ma se arrivano gli altri distruggono tutti. Esistenzialismo puro e lo si può capire ma si va in abbondanza. La parola umiltà viene ripetuta dieci volte. Il professor Ferrucci, va sul tecnico, e parla di una fantomatica commissione che dovrebbe riformare le procedure concorsuali in sanità. Qualcuno guarda per aria e qualcuno si fissa la punta dei piedi.

Resistenza Da Verini in giù tutti sono convinti: la presidenti Marini resti al suo posto e in mattinata ci avevano pensato i moschettieri del gruppo consiliare in Regione a dire che uscire ora significa consegnarsi al disonore: combattiamo e se moriamo ma senza consegnare al nemico. Smacchi porta il messaggio a nome di tutti. Tre file più dietro il sindaco uscente di Gualdo Tadino Presciutti annuisce. Avanti sotto i bombardamenti. Martedì mattina proprio Marini riferirà in consiglio regionale, le opposizioni sparano ad alzo zero e hanno presentato una mozione di sfiducia. Battaglia su battaglia. In sala ci sono anche i giovani perugini Bistocchi e Zuccherini e spunta Bori e la pattuglia del Lago guidata dal bravo sindaco di Passignano Pasquali. In seconda fila il senatore Grimani in rappresentanza di Terni- Chiude l’assessore regionale Paparelli vestito in blu ambasciatore con tono da padre della Patria: “Non è il momento di buttare quello che di buono abbiamo fatto: bisogna cambiare e lo faremo”. Fa calare il sipario Marini Sereni che dice “che non si può galleggiare dieci mesi”. La ricetta? Boh. Per il momento in via Bonazzi più che a cambiare si pensa a sopravvivere.

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