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Il Pd al bivio stretto nel voto su Marini, Verini incontra il gruppo consiliare e nel partito cresce la voglia di congresso straordinario

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Il Pd al bivio stretto nel voto su Marini, Verini incontra il gruppo consiliare e nel partito cresce la voglia di congresso straordinario

Pinocchio
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Una seduta del consiglio regionale

PERUGIA – I Palazzi dei passi perduti e del brusio: Palazzo Cesaroni e Palazzo Donini. Giunta regionale e consiglio regionale. Con dentro una maggioranza di centrosinistra e un gruppo consiliare democrat che ondeggiano mettendo insieme un caleidoscopio di stati d’animo: rabbia, sconforto, avvilimento. A pochi metri di distanza il vicolo di via Bonazzi con le sue vetrine anonime che danno sulla strada che solo un logo segnala essere la sede regionale del Pd. Tre luoghi, tre triangolazioni con dentro destini personali ma anche di una comunità intera o di quello che ne rimane. La Pasqua non porta pace e la tensione si accumula e ormai come in un brutto incantesimo nessuno si trattiene più. Nessuno ha più voglia di fingere o dissimulare. Il vice presidente regionale del partito, il ternano Sandro Corso, attraverso una durissima missiva a Il Messaggero si è chiamato fuori rassegnando le dimissioni da un partito che in un passaggio definisce “non garantista e non libertario”: un punto quello indicato dal dirigente ternano che tormenta molti e che apre crepe all’interno del gruppo dirigente e dei militanti. Mercoledì mattina per provare a mettere un piccolo punto in mezzo al marasma il commissario regionale e deputato Walter Verini incontrerà il gruppo consiliare in Regione del suo partito e dopo l’intera maggioranza. E il clima della vigilia è tutt’altro che disteso.

Due fronti I due fronti in campo, tutti all’interno del Pd, sono abbastanza chiari: la maggioranza della giunta regionale e del gruppo consiliare (il segretario regionale Giacomo Leonelli sul punto sembra mostrare non poche perplessità riguardo all’opportunità di un voto che respinga le dimissioni) che è pronto a respingere in aula il 7 maggio le dimissioni della presidente Marini come gesto di lealtà umana e come giudizio politico su questi sette anni e chi come in parte lo stesso Verini e alcuni della stessa segreteria regionale ritiene che accettarle sia invece un modo per chiudere un capitolo e provarne ad aprirne un altro. Non facile, anzi al momento proprio in salita. Ad oggi tutto è poco prevedibile: umori e malumori si mescolano e si trasformano in altro nello spazio di poco ma sulla gestione della crisi seguita all’inchiesta sanità e alle conseguenti dimissioni della presidente Marini sono in molti a nutrire dubbi sui diversi passaggi messi in piedi in parte dalla segreteria regionale e in parte da quella nazionale.

Incognita Ma l’incognita si allarga anche al voto in consiglio regionale perché nessuno al momento a ben chiaro se questo debba avvenire in modo palese o segreto e come si capisce l’una o l’altra soluzione scelta non sarebbe di pura pragmatica istituzione. Con un voto segreto tutto si potrebbe ribaltare con i favorevoli che vanno tra i contrari e viceversa. Un rompicapo che fa male un po’ a tutti. Stato d’animo? Eccolo, così riassunto: “Voglio mandarci al massacro per fare la bella figura degli innovatori: uno schema che non porta da nessuna parte tanto più se ad attuarlo c’è gente che è nel partito da oltre venti anni…” sibila un consigliere regionale di maggioranza poco fuori da palazzo Cessioni mentre un collega scorte la testa e acconsente.  E tutto sfuma e si sovrappone. E il futuro non è poco più che un dopo domani: si cammina a vista e si pensa a breve.

Congresso  Città di Castello, Umbertide, Gubbio, Gualdo Tadino, parte di Perugia, buona parte del Ternano: dentro i circolo e in quello che rimane degli organismi dirigenti sul territorio il pensiero giorno dopo giorno va al congresso regionale straordinario da celebrarsi subito dopo le elezioni europee e con i risultati delle elezioni amministrative in mano. Perché ormai l’idea è che non basta l’uscita di scena di Marini e Bocci ma che si deve andare a una tabula rasa che coinvolga tutto e tutti. In questo caso non basta più ritinteggiare la casa ma va ricostruita e coloro che mettono pietra su pietra non possono essere sempre gli stessi. La corsa è lunga per il Pd: prima tappa il voto in consiglio regionale il 7 maggio.

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