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Monito della Chiesa umbra ai politici: “Crisi economica apre ferite, non siate indifferenti”

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Monito della Chiesa umbra ai politici: “Crisi economica apre ferite, non siate indifferenti”

Redazione
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Le celebrazioni nella cattedrale di Perugia
Le celebrazioni nella cattedrale di Perugia

PERUGIA/ TERNI – La Chiesa umbra, co i suoi vescovi, sceglie le celebrazioni natalizie per lanciare un monito alla società politica e alla società civile. Vari i temi toccati dalla ricostruzione post sisma alla disoccupazione creata dalla crisi economica. Parole accorate che fanno capire come la Chiesa umbra in questo preciso momento storico non intenda restare alla finestra anche nella nostra regione.

Perugia  “In seguito alle elezioni che si sono svolte in Umbria, auguriamo a tutti gli amministratori un proficuo lavoro a servizio del bene comune della collettività regionale, ove la crisi economica ancora non è superata e la ferita del terremoto è sempre aperta”. Il monito arriva dal cardinale arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, durante la celebrazione con il canto del Te Deum di ringraziamento, nel pomeriggio del 31 dicembre nella cattedrale di San Lorenzo. Un intervento da presidente della Cei, molto rivolto ai drammi che affliggono il mondo e, in particolare, le comunità cristiane, ma con alcuni passaggi anche rivolti all’Umbria. “A livello regionale – ha detto Bassetti – abbiamo celebrato, nello scorso mese di ottobre, l’Assemblea ecclesiale regionale. Un evento non frequente che, mettendo insieme i delegati delle otto diocesi, dei religiosi e delle religiose e dell’associazionismo cattolico, ha cercato di offrire una riflessione seria sulla vita di fede e sull’impegno ecclesiale in Umbria. Se i dati statistici rilevati non sono certo consolanti, con la continua emorragia di fedeli dalle chiese, il crollo dei matrimoni religiosi e delle vocazioni alla vita consacrata, abbiamo però potuto constatare l’impegno e la donazione di tante persone affinché la Parola del Signore si diffonda sempre e la vita di fede resti al centro delle nostre azioni umane. Abbiamo bisogno di sacerdoti e laici formati, pienamente consapevoli del valore della vita cristiana, capaci di portare luce e forza nelle comunità parrocchiali, nelle strutture umane, da quelle politiche a quelle economiche, da quelle sociali al volontariato”.

Violenza  “La vicenda umana – ha affermato il cardinale Bassetti allargando lo sguardo sul mondo – è costellata di avvenimenti lieti, ma intrisa di tante storie di sofferenza: anche questo anno 2019, che sta per chiudersi, ci ha coinvolti in tanti fatti drammatici, che manifestano appieno l’incapacità di vivere nella pace, nel rispetto dei diritti e della dignità di tutti. In questi mesi, i mezzi della comunicazione sociale ci hanno mostrato immagini di scontri violenti in più parti del mondo: da Hong Kong a Baghdad, da Parigi a Santiago del Cile. Un malessere sociale assai diffuso corre attraverso le città dell’Europa e del mondo. Crisi sociali e politiche, talvolta latenti, riesplodono ovunque con forza e violenza. Tornano alla mente episodi di terrorismo che hanno insanguinato città d’Europa, della Nuova Zelanda, della Nigeria e di altri paesi africani. Ci fa soffrire la brutale violenza contro i cristiani in diverse parti del mondo. Come non ricordare stasera la “Pasqua di sangue” dello Sri Lanka, con gli attentati in tre chiese, che hanno provocato quasi trecento morti. Proprio nello scorso mese di agosto, ho avuto modo di visitare quel paese asiatico e di pregare nei luoghi della strage”.

Comunità cristiane  “La storia del cristianesimo – ha poi detto Bassetti – è fatta da tanti avvenimenti di gloria, ma anche di tante persecuzioni e avversità. Oltre ai fatti di sangue, sollecita la nostra coscienza e la nostra riflessione il rifiuto tacito e indifferente del fatto religioso. La vita di fede sembra non interessare più a molti, soprattutto tra le nuove generazioni. Si assiste oggi, in varie parti del nostro mondo, al dissolversi delle comunità cristiane. Fondate da una fede millenaria, irrobustite lungo i secoli da tante opere di carità, sembrano venir meno all’improvviso. Eppure tante persone cariche di passione, fede religiosa e solidarietà si sforzano ogni giorno di dare concretezza al messaggio d’amore del Vangelo, venendo incontro ai bisogni degli ultimi e degli scarti della società opulenta. Da sempre, fede e promozione umana si sono intrecciate lungo la storia della Chiesa, offrendo all’umanità molte vie di salvezza e di progresso”.

Terni  “La mancanza di lavoro con una disoccupazione ancora preoccupante, l’emigrazione giovanile, l’incapacità di affrontare con dignità il problema dell’integrazione dei migranti, la carenza di alloggi, la lentezza della burocrazia ad ogni livello, rischia di gettare nella rassegnazione inconcludente i residui sussulti di speranza”. Così monsignor Giuseppe Piemontese, vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia, ha celebrato nella Cattedrale di Terni la solenne messa di ringraziamento di fine anno con il canto dell’antico inno del ‘Te Deum’. Alla celebrazione erano presenti i canonici della Cattedrale, il sindaco di Terni Leonardo Latini, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Flamini, cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i rappresentanti delle autorità militari e il gonfalone del Comune di Terni e della Provincia. “La celebrazione di fine anno – ha detto il vescovo – è l’occasione per dire il nostro personale e comunitario grazie a Dio per l’anno appena trascorso e per quanto vissuto in ambito religioso, civile e sociale. Un momento nel quale si intrecciano memoria, ringraziamento, invocazione per l’anno nuovo, nel nome di Maria Madre di Dio”.

Precarietà sociale Nell’omelia molti sono stati i riferimenti del vescovo a quanto accaduto nell’anno trascorso “che hanno inciso un segno indelebile e che influiranno nel futuro della nostra storia personale, della società e della Chiesa”, dalle catastrofi, disgrazie a livello globale causate dagli sconvolgimenti climatici, alluvioni, terremoti, alle guerre, migrazioni forzate, politiche minacciose di potenze e prepotenze a livello mondiale e locale. “Anche se la sensibilità ecologica sembra accresciuta, pochi sono stati gli interventi concreti per un cambio di direzione a livello globale e nazionale: qualche rattoppo, ma nessuna visione e progettualità. La stessa ricostruzione post terremoto procede con lentezza insostenibile. Sembra che manchi intelligenza, inventiva e capacità ricostruttiva e programmatica di governo e di impresa. Pur con lo sforzo di due governi, la condizione sociale resta precaria. La mancanza di lavoro con una disoccupazione ancora preoccupante, l’emigrazione giovanile, l’incapacità di affrontare con dignità il problema dell’integrazione dei migranti, la carenza di alloggi, la lentezza della burocrazia ad ogni livello, che a volte sembra accanirsi nel complicare piuttosto che risolvere i problemi della gente. Si sta rischiando di gettare nella rassegnazione inconcludente i residui sussulti di speranza”.

Riflessione  “Motivi di riflessione e di gratitudine per la nostra Diocesi sono la visita pastorale, che si è conclusa il giorno 8 dicembre, il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, l’Assemblea Ecclesiale Regionale, il rinnovo degli Organismi di partecipazione parrocchiali e diocesani, l’impegno di evangelizzazione e di carità delle parrocchie, delle associazioni e della Diocesi attraverso le molteplici iniziative di carità, di attenzione ai poveri, alle famiglie, ai migranti e richiedenti asilo; attraverso le iniziative culturali e formative promosse dall’Istess, dall’Istituto Leonino, dall’Azione Cattolica. Ognuno potrebbe richiamare ragioni di gratitudine e di speranza nella propria vita e nella propria famiglia”. Il vescovo ha quindi rivolto un pensiero per la giornata del primo gennaio, in cui la Chiesa cattolica celebra la 53esima giornata per la pace dal tema: ‘La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica’ che invita i cristiani a “custodire nella mente e nel cuore gli eventi di Dio e gli orrori umani, quale premessa per aprire il cuore alla speranza che viene alimentata dalla memoria degli orrori causati dalle guerre: sofferenze inaudite delle devastazioni, deportazioni, distruzioni delle bombe atomiche, che, dice il Papa, vanno assolutamente bandite dal consesso umano. Alla  pacificazione dei rapporti personali, oggi è va aggiunta in maniera improcrastinabile una pacificazione verso l’ambiente, promuovendo una conversione ecologica. Questo nuovo tempo vogliamo porre appunto sotto la benedizione di Dio, perché conceda pienezza di vita, abbondanza di figli, fertilità dei beni fisici, materiali, culturali, morali e spirituali. Vogliamo insieme ringraziare il Signore per ogni uomo o donna che, il Signore ha posto accanto a noi. Vogliamo pregare per i governanti, gli Amministratori, per la serena convivenza civile, per la pace nelle nostre famiglie e nelle nostre città. Che il volto del Signore brilli sul volto di ogni persona, che vive sulla terra”.

Spoleto A Spoleto l’arcivescovo mons. Renato Boccardo ha celebrato questa Messa nella Basilica Cattedrale, alla presenza dei parroci della Città e di diversi fedeli. Il Presule nell’omelia ha detto che se “ripercorriamo con onestà il tempo dell’anno che finisce, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che anche noi, come i bambini, vogliamo tutto. O meglio: c’è in noi l’aspirazione bramosa a entrare nel tutto, perché percepiamo che solo il tutto dà senso compiuto all’esistenza. E lo ricerchiamo con affanno in mille modi questo tutto, talvolta anche facendoci del male. E dimentichiamo che le cose di sempre sono quelle che costituiscono la nostra vita. Noi vorremmo tutto, e invece dobbiamo scegliere e vivere ciò che è parziale. Sono figlio dei miei genitori, non della regina d’Inghilterra; vivo in questa parrocchia e non a New York; lavoro in questa fabbrica, e non in un’azienda d’informatica a Silicon Valley. Ho queste capacità, questa sensibilità; posso migliorarmi e migliorare le condizioni di vita, ma solo a patto che mi accolga per quello che sono, con le mie ferite e i miei doni”. “La nostra conclusione – ha detto mons. Boccardo – è il mio quotidiano, fatto di routine, di eventi piccoli e grandi, di gioie e sofferenze, di imprevisti piacevoli e spiacevoli, di incontri con gente dal cuore buono e con profittatori, di giorni in cui mi pare di spaccare il mondo e di altri in cui mi sento uno straccio; il mio essere giovane pieno di speranze e di illusioni, o adulto ormai navigato, o anziano che vede la vita fuggire… Il mio quotidiano è il luogo da amare di un amore operoso, è il tempo della Grazia, dove Dio mi raggiunge e si fa a me dono, perché io diventi dono per gli altri. È il presente quello che conta per noi». E poi, ha concluso l’Arcivescovo, «affinché l’anno che inizia sia davvero “buono”, occorre dunque imparare a fare memoria di tutto il bene che ci è stato dato nell’arco dell’esistenza: madre e padre, famiglia, amici, insegnanti, lavoro, malattie e guarigioni, sconfitte e rinascite, e via via tutti i volti e le circostanze che ci hanno accompagnato, anche nel dolore”.

Pontificale Il primo gennaio, solennità di Maria Madre di Dio, Boccardo ha presieduto il solenne pontificale nel Duomo di Spoleto. In questa giorno, da 53 anni, la Chiesa la Giornata Mondiale della Pace, una giornata destinata a suscitare una coscienza, una mentalità, una psicologia di pace. E ogni anno il Papa offre all’attenzione e alla riflessione delle persone di buona volontà un messaggio nel quale invita a farsi operatoti di pace. “A questo livello – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – possiamo affermare allora che la pace dipende anche da me, in quanto io posso contribuire a stabilire la pace in quella prima fondamentale cerchia che è la famiglia; in quanto posso, con la mia azione e l’impegno sociale, rafforzare il fondamento stesso della pace che è la giustizia; in quanto, nella società in cui vivo posso contribuire – non fosse altro che con il mio voto – a far prevalere una ideologia di pace e di comprensione tra i popoli, anziché le ideologie basate sull’odio, sulla violenza, o sul sovranismo e nazionalismo esasperato. Ogni uomo può essere, nel suo piccolo, un “figlio della pace” e portare il suo contributo alla pace universale, perché non c’è pace universale se non vi sono uomini di pace. Miliardi di uomini senza pace non possono formare un’umanità in pace, come miliardi di gocce di acqua torbida non possono formare un mare pulito”.

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