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Il Grifo vola in alto all’insegna del ‘neopragmatismo’

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Il Grifo vola in alto all’insegna del ‘neopragmatismo’
Cristian Bucchi (foto Settonce)

di Libero Vecchia Maniera

PERUGIA – Hanno molto colpito, positivamente, le parole di Cristian Bucchi subito dopo la quarta vittoria consecutiva del Perugia. Il giovane, ma evidentemente già abbastanza esperto tecnico del Grifo, ha analizzato la partita parlando di atteggiamento attendista contro un avversario fortissimo in trasferta, sino a sabato scorso primo in classifica e per questo degno della massima considerazione.

Il segnale. Al bando ogni forma di integralismo calcistico, da quello dei moduli fissi a quello dell’unica mentalità (quasi sempre offensiva) sviluppabile nel modo di approcciare la gara, Bucchi ha mandato un segnale chiaro. Pur chiamandosi Cittadella e non certo Real Madrid, ogni tipo di avversario va affrontato umumilmente, con doveroso rispetto e senza quell’arroganza tipica di chi pensa che la vittoria vada conquistata sempre e comunque tenendo in mano il pallino del gioco. Contro la matricola veneta, il Perugia per ampi tratti ha agito in contropiede, senza snaturare (ci mancherebbe) la sua identità votata alla costruzione della manovra, ma ben comprendendo le difficoltà che si sarebbero presentate contro una squadra prontissima a infilarsi in velocità negli spazi e per questo pericolosisisma in caso di sbilanciamento. Una lettura tattica perfetta da parte dell’allenatore ed ottimamente interpretata da Guberti e compagni, bravi in campo a sfruttare le situazioni favorevoli e soprattutto a non farsi cogliere impreparati sul più bello, come già accaduto nel recente passato.

Pragmatismo. Un Perugia insomma all’insegna del “neopragmatismo”, corrente filosofico-calcistica da intendersi come desiderio di costruire le proprie fortune tenendo sempre presenti i propri pregi ma anche quelli altrui, che magari qualche spettatore costantemente insoddisfatto tende (tendeva e tenderà per partito preso…) a mettere in secondo piano. Il miglior rappresentante di questo filone pallonaro e volutamente ispirato ad una cultura di ampie vedute, oltre al tecnico chiaramente bravo nell’impartire i dettami tipici del suo pensiero, è quel Samuel Di Carmine che molti hanno sempre visto come attaccante di scorta. Del tipo: buon attaccante, ma bisognoso di un bomber di razza al suo fianco. Dimenticando per questo che il ventottenne fiorentino tra i cadetti ha sempre marcato discretamente il tabellino, dimostrandosi affidabile soprattutto quando la squadra lo sostiene eleggendolo ad alfiere indiscusso delle proprie teorie. Sfociate in godibilissima pratica capace di lanciare i biancorossi verso i quartieri alti della classifica.