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Il congresso del Pd finisce nel fango dei rincorsi: De Rebotti contro l’ammissione di Bori

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Il congresso del Pd finisce nel fango dei rincorsi: De Rebotti contro l’ammissione di Bori

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Una manifestazione del Pd

PERUGIA – Doveva essere il congresso della rinascita dopo la burrasca dell’inchiesta sanità che ha spazzato via una intera classe dirigente e aperto la porta della Regione al centrodestra. E, invece, il congresso del Pd umbro sta imboccando la strada peggiore: quella di una lotta nel fango a suon di carte bollate. Venerdì il sindaco di Narni Francesco De Rebotti ha presentato un ricorso di sette pagine alla commissione regionale e nazionale di garanzia del partito, inviandolo anche al segretario Nicola Zingaretti e al responsabile nazionale organizzazione. L’attacco di De Rebotti e diretto all’altro candidato, il capogruppo in Regione Tommaso Bori dato per largamente favorito. Il tutto, dato da far apparire la situazione ancora più grottesca, nel giorno in cui la commissione regionale per il congresso annuncia ufficialmente che tutte e quattro le candidature alla segreteria regionale sono state ammesse.

Il ricorso Il sindaco di Narni, nel ricorso, si appella alla presunta violazione dell’articolo 5, comma 2, del regolamento regionale del Pd relativo alle elezioni degli organismi, che riporta: “La carica di componente dell’assemblea regionale è incompatibile con quella di componente dell’assemblea nazionale. Qualora un componente dell’assemblea nazionale volesse candidarsi all’assemblea regionale, deve dimettersi entro la data di presentazione delle liste”. All’interno del ricorso, si afferma che “l’articolo 5 comma 2 intende evitare che un candidato all’assemblea regionale possa utilizzare il ruolo di componente dell’assemblea nazionale, durante la campagna elettorale congressuale, al fine di influenzare grazie ad un indebito utilizzo della ​metus potestatis. Influenza, che, invero, sembra essere stata già esercitata, e in molteplici modi, quali: pressioni su candidati che sono stati indotti a chiedere il ritiro della propria candidatura alla assemblea regionale, e reiterati richiami ad un presunto sostegno ad un candidato segretario da parte del segretario nazionale del Pd (argomento più volte pubblicato sui quotidiani locali e mai smentito dal candidato)”.

Ritiro Nella lettera che accompagna al ricorso De Rebotti sottolinea poi “di essere convinto che in Umbria non si possa affrontare un congresso regionale escludendo ed allontanando, ed in presenza di un mancato rispetto delle regole tutti ci si debba assumere una responsabilità in più. Così come sono convinto che il disastro politico sia in gran parte già avvenuto, indipendentemente dalla natura del pronunciamento degli organismi di garanzia, alimentando ed accentuando per giorni e settimane, mesi, la teoria del nemico. Chiunque dovesse risultare eletto segretario – dura l’analisi di De Rebotti – non conseguirà ad oggi una vittoria, perché sarà il Pd umbro a perdere, uscendone stupidamente ed irrimediabilmente lacerato”.

Esclusione A chiudere De Rebotti si dice anche pronto al passo indietro nel caso avvenga l’esclusione di Bori: “Per questo comunico che, qualora la CRG o la CNG dovessero pronunciarsi per l’esclusione della candidatura di Bori, e nell’esercizio di quella responsabilità aggiuntiva a cui tutti dovrebbero far riferimento, sono pronto, un minuto dopo, a fare un passo indietro anche io, ritirando la mia candidatura. Come ho fin dall’inizio evidenziato, anche al segretario nazionale Zingaretti, mi anima un solo sentimento, l’affetto che provo per la anche mia comunità politica”.

Macerie Questo il quadro. Morale provvisoria? La maledizione della faida interna che ha contraddistinto il Pd ultimo in questi ultimi venti anni sembra tutt’altro che sconfitta. Ora un congresso regionale con il contorno di carte bollate di cui nessuno sentiva il bisogno. Evidente, in troppi hanno consigliato male un sindaco e dirigente mite come De Rebotti che dentro questa sfida sembra esserci stato trascinato più che arrivato di sua scelta. E Bori? Venerdì’ mattina con il vice ministro Ascani e con i colleghi Simona Meloni, Fabio Paparelli e Michele Bettarelli ha di fatto ripresentato la sua candidatura sottolineando lo spirito unitario e inclusivo che dovrebbe avere questo congresso. Presente anche l’ineffabile Camilla Laureti, capolista nel collegio di Spoleto e Fabrizio Bellini capolista nel collegio di Terni.  La risposta gli è arrivata a stretto giro da De Rebotti con la presentazione dell’esposto. Gli altri due candidati in corsa, Alessandro Torrini e il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti, per il momento tacciono ma di certo non sono dalla parte di Bori. Dall’entourage dello stesso Bori non si commenta e si preferisce rimandare la palla dall’altra parte: “Siamo al tutti contro uno”. L’obiettivo è quello di avere il 50% dei delegati, che gli gli permetterebbe di non andare a cercare, nell’assemblea regionale del 7 novembre, i voti delle altre componenti. Un motivo in più per tirare diritto. Siamo alla solita resa dei conti. Questa volta sopra le macerie di un partito.

 

 

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