CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Tamburi di guerra nel Pd tra chi guarda a Renzi e chi chiede a gran voce l’uscita di scena di Verini e il congresso

EVIDENZA Perugia Terni Alta Umbria Politica Extra

Tamburi di guerra nel Pd tra chi guarda a Renzi e chi chiede a gran voce l’uscita di scena di Verini e il congresso

Pinocchio
Condividi
L'ingresso della sede regionale del Pd
L'ingresso della sede regionale del Pd

PERUGIA – Riposionamenti, cambi di rotta, veleni e polvere da sparo. Se da un punto di vista elettorale il Pd umbro è ferito pesantemente da quello della lotta politica interna è ancora vivo e vegeto e lotta con noi. Esterno giorno. Un sorriso sornione lanciato al cronista e una boccata di sigaretta aspirata avidamente. Poi una pausa: “Guarda gli eletti in consiglio regionale e capisci che un mini congresso regionale si è già svolto… e il duo Sereni-Verini ne esce molto male…”. Poi l’aggiunta: “Se lo scrivi ti querelo, pensaci”. L’ex parlamentare Pd, passeggiando in corso Vannucci a Perugia, riassume così quello che non era difficile prevedere: un minuto dopo le elezioni regionali nel Pd umbro sarebbe iniziata quella resa dei conti che da mesi corre nei lungo le conversazioni telefoniche e nelle cene molto riservate di non pochi dirigenti. Già il mini congresso.

Schieramenti E la spiegazione è semplice: gli eletti Tommaso Bori, Simona Meloni per non parlare di Michela Bettarelli e Donatella Porzi sono tutti su una linea opposta a quella che è stata portata avanti fino ad oggi dal commissario regionale Walter Verini e dal vice ministro agli Esteri Marina Sereni. Con loro ci sarebbe solo Fabio Paparelli ma anche qui la situazione è fluida dato che il rompete le righe è già iniziato. Restano fuori, invece, gente del calibro come l’ex segretario regionale Giacomo Leonelli, l’ex senatrice Valeria Cardinali (molto sponsorizzata dalla segreteria nazionale nelle fattezze dell’ex ministro e attuale vice segretario, Andrea Orlando) e l’ex presidente della Provincia di Perugia Marco Guasticchi: tutta gente che in questi mesi ha spinto sulla linea politica di Verini e che nelle urne non ha potuto contare sull’appoggio di pezzi importanti del partito. Quelli che per capirci hanno i voti e che in questi mesi si sono sentiti estromessi dalla gestione del partito e che non per nulla digerito il modo in cui la segreteria nazionale e Verini hanno condotto la fase riguardante le dimissioni della ex presidente della Regione Catiuscia Marini. Marini che per il momento tace ma che in privato parla senza mezzi termini di aver ricevuto una coltellata alle spalle da vertici de partito. Nomi e cognomi? Diversi e tra loro ci sono l’ex parlamentare Giampiero Giulietti, gli ex assessori Fernanda Cecchini e Luca Bartolini e il collega Antonio Bartolini. E la maggioranza dell’ex gruppo consiliare Pd in Regione. Tutta gente che si è sentita presa a calci in faccia. Nessuno parla ma in tanti sibilano. Chi non ha mai sibilato e avanzato critiche puntute è stata l’attuale vice ministro all’Istruzione Anna Ascani: l’unica che nei momenti caldi dell’inchiesta sanità a difeso pubblicamente Marini e invocato un cambio di passo all’insegna della chiarezza e non dell’opportunismo. Per non parlare dei ‘grandi vecchi’ del partito come Alberto Stramaccioni, Mauro Agostini, Claudio Carnieri e altri che sull’intera vicenda hanno tirato sopra una croce da tempo. Come a dire? Peggio di così non si poteva fare. E il sindaco di Guado Tadino, Massimiliano Prosciutti lo dice brutalmente senza giri di parole: “Verini? Altro che organizzare il congresso regionale, deve andarsene”.

Veleni Nel frattempo, in questo quadro non è un caso che contro il trattamento riservato a Marini si è espresso il ‘giovane turco’ Francesco Verducci secondo cui, tra le responsabilità della segreteria nazionale e regionale del Pd, c’è anche quella di “aver giustiziato Marini, a prescindere dal merito dell’indagine e senza alcuna discussione politica”. Arsenico e vecchi merletti che ora tornano a galla dopo la sconfitta. E seguendo il filo rosso si capisce come Marini non smentisce un suo futuro ingresso in Italia Viva di Matteo Renzi, dove è già confluita la consigliera comunale perugina Emanuela Mori. “Sicuramente in futuro, alle politiche, voterò il soggetto più riformista e garantista. Nel campo progressista”, ha dichiarato a La Repubblica. Senza contare l’atteggiamento dell’ala cattolico democratica che ha sempre fatto riferimento all’ex sottosegretario e segretario regionale Gianpiero Bocci: anche da queste parti si aspetta una resa dei conti e nelle urne se ne avuta già una avvisaglia abbastanza esplicita. Voti in libera uscita o andati verso candidati fuori dal centrosinistra. Verini, ora, si affretta a dire che a breve ci sarà un congresso regionale per ripartire e rifondare ma atteggiamento sembra contraddittorio. Si vedrà. Ma il tambureggiamento è già iniziato.

Terni. A Terni la situazione, dopo le dimissioni dell’ex segretario comunale, il senatore Grimani, passato con Renzi,  è tesa. Il duo Verini-Sereni ha piazzato Gianluca Rossi nel ruolo di commissario ma le anime del partito restano molto divise. L’ala vicina a Paparelli,  che aveva reso difficile la vita all’ex segretario, disertando spesso le sedute, conta di riprendersi in mano il partito (e può intanto contare sui tre consiglieri comunali). Ma intanto continua il tam tam che parla di sempre più militanti che guardano con attenzione al nuovo soggetto dell’ex sindaco di Firenze.

I sindaci In questo quadro c’è da capire cosa faranno i giovani virulenti con la fascia da sindaco. Francesco De Rebotti, Matteo Burico, Giacomo Chiodini, Cristian Betti e Sandro Pasquali. I moschettieri si schiereranno o resteranno come fatto fino ad oggi in bilico tra mugugno e silenzio? L’ex parlamentare conclude così: “Con il congresso regionale c’è l’ultima chiamata per tutti e nessuno pensi di salvarsi restando in silenzio aspettando tempi migliori che non arriveranno”. Chi non le manda a dire è il giovane consigliere comunale di Todi e fresco candidato in consiglio regionale Andrea Vannini, considerato molto vicino alle posizioni di Ascani, che apre così il fuoco: “D’ora in poi non più sconti a prescindere, quindi, una una nuova era politica può iniziare solo con il coraggio e la chiarezza delle posizioni, anche le più dure, perché non ce ne faremo più una ragione a prescindere, almeno non una sola, ma molte ed espresse chiaramente”. Chiaro no? Nel Pd il ballo sta per iniziare. Astenersi cuori deboli.

 

 

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere