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L’Umbria terra di illustri Pontefici? Da Martino I ad Annibale Genga, il catalogo è questo

Cultura e Spettacolo Extra Regione

L’Umbria terra di illustri Pontefici? Da Martino I ad Annibale Genga, il catalogo è questo

Redazione
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Di Arturo Tramonatana

PERUGIA – L’elenco dei pontefici nati in Umbria o legati alla regione è molto lungo e affonda le sue radici nel medioevo, tra la riconquista bizantina dell’Italia e le avvisaglie dell’invasione longobarda e musulmana. Una presenza minoritaria, ma che si è allungata nel tempo, fino a giungere ai giorni nostri.

L’ultimo Papa di origini umbre è stato lo spoletino Annibale Genga, eletto al soglio pontificio il 28 settembre del 1823 con il nome di Leone XII. Tra le opere da ricordare nel corso del pontificato, l’intervento di revisione del cosiddetto “indice dei libri proibiti”, facendo rimuovere alcune opere di Galileo Galilei. Il primo pontefice di origini umbre, invece, fu san Martino I, di Todi, prete a Roma e in seguito apocrisario, cioè legato pontificio alla corte imperiale di Costantinopoli ed eletto Papa nel 649. Condannato dell’imperatore Costante per il sinodo sulla natura divina e umana di Cristo venne condotto prigioniero a Cherso, nella penisola di Crimea, dove morì da martire nel 655. Martino I è considerato il primo vescovo ad essere stato eletto pontefice. Tra i primi atti di governo della Chiesa quello di indire un Concilio in Laterano, aperto il 5 ottobre 649, per discutere del Typus (l’editto imperiale con il quale si vietavano le dispute sull’unicità della volontà di Cristo). Il Concilio condannò il Typus, l’Ectesi e il monotelismo.

L’imperatore Costante II reagì inviando l’esarca Olimpio ad arrestare il Papa ribelle, ma l’opposizione della milizia cittadina romana (secondo Gregorovius un esercito composto da cittadini illustri e possidenti con lo scopo di difendere il Pontefice e la città) impedì l’attuazione del piano. Anche il tentativo di assassinare Martino, ad opera di uno scudiero di Olimpio, fallì per l’improvvisa cecità del sicario proprio mentre il Papa distribuiva l’eucarestia. L’esarca dovette improvvisamente abbandonare Roma per fronteggiare i saraceni in Sicilia, trovando la morte in battaglia.

Costante II, allora, inviò Teodoro Calliope, il quale ebbe facilmente ragione della milizia cittadina, imprigionò Martino e lo spedì a Costantinopoli via mare. Martino fu processato per delitto contro lo Stato. Spogliato del pallio vescovile e del mantello fu condannato a morte. La pena fu commutata in esilio. Morì il 16 settembre del 655. A Roma regnava da un anno Eugenio I.

Tra le figure di maggior spicco della Chiesa di Narni bisogna ricordare Giovanni Crescenzi, nipote di Marozia, vescovo di Narni dal 960 al 962, poi bibliotecario della Santa Sede ed, infine, Papa con il nome di Giovanni XIII. Eletto il 1 ottobre del 965 era appoggiato dalla nobiltà romana, in particolare dalla famiglia dei Crescenzi, ma non poteva contare sull’appoggio del popolo. Tanto che il 15 dicembre venne arrestato e rinchiuso a Castel Sant’Angelo. Papa Giovanni riuscì a fuggire e rifugiarsi a Capua, dove attese la discesa dell’imperatore Ottone I. Grazie all’aiuto imperiale riuscì a tornare a Roma e far giustiziare i capi dei rivoltosi: il prefetto Pietro, il conte Roffredo e il vestiario Stefano.

Il 24 dicembre del 967 presiedette l’incoronazione di Ottone I. A Giovanni XIII si deve l’invio del vescovo Egidio in Polonia per consolidarne la conversione e avviare la diffusione del cristianesimo in Boemia.

Poi fu la volta di Celestino II, al secolo Guido Guelfucci di Città di Castello, già discepolo di Abelardo, nato tra 1100 e il 1105 circa, 165esimo Papa dal 26 settembre 1143 alla morte cinque mesi dopo. I suoi concittadini ricordano ancora il dono del “paliotto” in argento conservato nel museo del Capitolo del duomo, mentre non si ha più traccia della biblioteca donata ai canonici. Nel corso del suo breve pontificato cercò di fermare la guerra tra Scozia e Inghilterra e tolse la scomunica a Luigi VII di Francia. È stato il primo Papa ad essere eletto senza il concorso del popolo. Con Celestino II, infine, iniziano le “Profezie di San Malachia”, l’arcivescovo irlandese di Armagh che redasse 111 versetti in latino che descrivono papi e antipapi futuri.

L’Umbria, però, ricorda anche tanti vescovi e cardinali che hanno svolto il proprio ministero episcopale nelle varie città umbre e che sono poi stati eletti Papi.

Marcello II, Marcello Cervini degli Spannocchi venne eletto Papa per acclamazione dopo un conclave brevissimo il 9 aprile 1555 e consacrato il giorno seguente: morì dopo nemmeno un mese di pontificato. Fu vescovo di Gubbio nel 1544.

Papa Clemente X, Emilio Bonaventura Altieri (Roma, 13 luglio 1590 – 22 luglio 1676), nel 1627 fu nominato vescovo di Camerino, quindi governatore di Loreto e di tutta l’Umbria.

Il vescovo Giovanni Muzi è ricordato per la delicata missione diplomatica da lui condotta in America Latina prima della nomina a vescovo di Città di Castello. Con lui c’era, in qualità di segretario Giovanni Maria Mastai Ferretti, poi papa Pio IX. Pontefice legato strettamente a Spoleto e ad Annibale della Genga (1760-1829), poi divenuto papa Leone XII. Nel 1827 il Pontefice mandò il futuro Pio IX come arcivescovo a Spoleto.

Giovanni Angelo Medici (25 giugno 1556 – 7 maggio 1557) eletto Papa con il nome di Pio IV fu vescovo di Foligno. Mentre Urbano VII, Giovanni Battista Castagna (Roma, 4 agosto 1521 – 27 settembre 1590), 228esimo Papa e 136esimo sovrano dello Stato Pontificio, oltre che essere ricordato per il pontificato più breve della storia (solo tredici giorni), nel 1559 divenne commissario apostolico di Città di Castello e quindi governatore di Perugia e dell’Umbria intera dal 6 marzo 1559 sino all’aprile del 1560. Maffeo Barberini (27 ottobre 1608 – 17 luglio 1617) venne eletto papa con il nome di Urbano VIII, in precedenza era stato vescovo di Spoleto.

Gioacchino Pecci divenne papa Leone XIII il 20 febbraio 1878 fu eletto papa come successore di papa Pio IX dopo un conclave di soli due giorni, il primo dopo la fine del potere temporale dei Papi. Dal 19 gennaio 1846 era arcivescovo di Perugia dove rimase per più di trent’anni. La sua più famosa enciclica fu la Rerum Novarum (ne scrisse 86) che gli valse il nome di “Papa dei lavoratori”.

La storia dell’Umbria si incrocia, inoltre, con quella del Conclave. La città di Perugia ospitò cinque conclavi, tra cui quello che portò all’elezione di Onorio III (1216) e che secondo molti storici è il primo conclave, nel senso letterale di collegio di vescovi tenuti “sotto chiave” nelle celle del chiostro della cattedrale di San Lorenzo, ancora oggi conosciuto come “chiostro dei Conclavi”. Una lapide muraria nel chiostro ricorda i cinque papi eletti a Perugia. Nel 1216 muore a Perugia Innocenzo III (sepolto nella cattedrale di San Lorenzo); e qui si tenne il conclave che elesse il successore, Onorio III. Nel 1265 venne eletto Clemente IV, il papa francese che affidava a Carlo d’Angiò il regno di Sicilia. Nel 1286 il collegio dei cardinali riunito a Perugia elegge Onorio IV. Nel 1294, dopo ventisette mesi di conclave, fu eletto papa l’eremita Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V. L’ultimo papa eletto a Perugia fu Bertrand de Got, Clemente V (1305), francese. Fu lui, mai sceso in Italia, a spostare la sede pontificia ad Avignone.

A Perugia, inoltre, morirono, Innocenzo III (1216), Urbano IV (1264), Martino IV (1285). pare per indigestione delle rinomate ed eccellenti anguille del Trasimeno, e Benedetto XI (1304) forse avvelenato con “l’acquetta di Perugia”. In città si decise anche la scomunica dell’imperatore Federico II nel 1228 e nel 1235 fu canonizzata santa Elisabetta, regina di Ungheria.

Da Perugia proviene la “Lettera del collegio dei cardinali a Pietro del Morrone recante la notizia della sua elezione a pontefice”. Una pergamena datata 11 luglio 1294 dal capoluogo. Il contenuto del documento, redatto in lingua latina, riporta il riassunto dell’ultima seduta del conclave. I cardinali elettori si rivolgono al monaco benedettino Pietro del Morrone comunicandogli l’elezione a Pontefice. Dopo un lungo periodo di “sedisvacanza” i porporati, hanno trovato l’accordo sulla nomina del nuovo pontefice proprio nell’eremita (anche se poco tempo dopo abdicherà lasciando spazio a Bonifacio VIII). I cardinali, confidando nel Signore, supplicano l’asceta di meditare sulla sua elezione e inviano il documento contenente la sua investitura per il tramite di tre vescovi e due notai apostolici. Chiedono all’eremita di accettare l’incarico conferitogli per il bene della Chiesa, soggetta a rischi e pericoli in assenza del vicario di Cristo, e dei fedeli tutti. Il destino di Celestino V è segnato.