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Bassetti festeggia i 10 anni da vescovo a Perugia: “Ho trovato una Chiesa viva”

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Bassetti festeggia i 10 anni da vescovo a Perugia: “Ho trovato una Chiesa viva”

Redazione
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Gualtiero Bassetti
PERUGIA – “La prima realtà ecclesiale presso cui feci sosta, venendo da Sansepolcro, fu l’abbazia di Montecorona. Ebbi l’impressione che il mio passaggio, dalla Toscana all’Umbria, stesse avvenendo in modo graduale, senza rescindere improvvisamente il legame con la mia terra di provenienza: mi si riproponeva, in qualche modo, la realtà di Camaldoli, uno dei fulcri spirituali della Diocesi di Arezzo. Questa sosta fu come una carezza del Signore, come volesse dirmi che il mio ministero precedente avrebbe avuto una continuità. La bellezza del luogo, l’accoglienza della gente, soprattutto dei bambini, attutirono le sofferenze di un passaggio che a 67 anni di età sentivo molto impegnativo”.

 

Energia Parole di gratitudine al Signore per i suoi anni di episcopato perugino-pievese, per il suo giubileo episcopale e, soprattutto, per i suoi 53 anni di sacerdozio, sono state espresse dal cardinale Bassetti nel suo saluto al termine del concerto, definito dallo stesso presule un evento culturale che ha “comunicato tanta energia, tanta spiritualità e tanta arte. Noi abbiamo bisogno di questa cultura, come degli alimenti di cui ci nutriamo per andare avanti nella vita”.

Francesco Bassetti, con voce commossa, ha ricordato il “perché” della scelta dell’ingresso in diocesi il 4 ottobre: “Scelsi quel giorno – ha detto – perché Francesco è una creatura stupenda che è vissuto cantando, talvolta disteso, talvolta fra le lacrime, talvolta con tanta compassione, fino all’ultimo respiro. Cantava per lodare il Signore e tutte le creature. Francesco aveva capito una cosa fondamentale: il Crocifisso di San Damiano e il lebbroso erano la stessa cosa”.

Tappe Altra tappa fu l’incontro con i giovani diocesani a Ponte San Giovanni. “Fu il parroco don Paolo Giulietti ad accogliermi, circondato da centinaia di giovani. L’entusiasmo di quei ragazzi mi ritemprò, le loro testimonianze mi ispirarono coraggio. Qualcuno, avvicinandosi, mi rivolse confidenze personali. Intravidi, attraverso i volti di quei giovani, semi di speranza per la nostra Chiesa, il cui futuro era già lì presente”. Poi “la visita alla “residenza” di Fontenuovo, uno dei segni di carità più eloquenti della nostra Chiesa – ha ricordato Bassetti –. In nessuna delle Diocesi, dove ero stato precedentemente pastore, era presente un segno così vivo e luminoso di carità al prossimo: quegli anziani erano bisognosi di cure e assistenza continue; alcuni parlavano solo con gli occhi, mentre erano accompagnati dall’amorevole cura del personale”. Infine l’arrivo davanti alla cattedrale di San Lorenzo: “Mai mi sarei aspettato il concorso di quella folla, venuta per incontrare il nuovo pastore, che succedeva al venerato presule mons. Giuseppe Chiaretti – ha commentato il cardinale –. Poi i saluti delle autorità, particolarmente le parole commosse e profonde dei sindaci di Perugia e Arezzo. Capii come il Signore mi avesse chiamato a lavorare in un campo ancora più impegnativo di quelli precedenti, con tutti i problemi che poi ho cercato di affrontare”.

Chiesa viva “Fin dall’inizio – ha proseguito il presule – ebbi l’impressione che il Signore mi avesse chiamato a svolgere il mio ministero in una Chiesa viva. Grazie a Dio fino da allora non sono mancate vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Trovai una buona pastorale delle famiglie, grazie anche al Centro della Tenerezza; una ben avviata pastorale giovanile e l’eco di un precedente Sinodo che era ancora tutto da applicare. Dunque una Chiesa viva, aperta alla missione in Malawi e in Kosovo”. “Oggi purtroppo non mancano difficoltà di tutti i tipi – ha evidenziato ancora Bassetti –: economiche, per mancanza di lavoro; familiari, per le tante famiglie in crisi; per non parlare dei problemi giovanili. Spesso il dolore si è mutato in malessere sociale e rabbia. Tutto ciò causa in me una profonda sofferenza. Le poche energie che mi restano, vanno condivise con il servizio alla Chiesa italiana. Che fare? Soffrire, pregare, offrire, sono ora, le esperienze più forti che vivo e presento al Signore per tutti voi”.

Gioia Il cardinale, avviandosi alla conclusione, si è chiesto quale fosse “la gioia più grande di questi anni?”. Risposta: “L’incontro con voi, con la mia gente, vissuto soprattutto nella Visita pastorale. Tra le cose più care della mia vita e che, se vivrò ancora qualche anno, porterò sempre con me, è un grande album di foto dei momenti più salienti della Visita. Le istantanee riproducono gli incontri con il mondo della scuola, del lavoro, delle famiglie, dei giovani, degli anziani, dei malati. Queste foto sono pezzi di vita, e mi hanno aiutato a prendere una decisione: alla fine del mio mandato non lascerò la terra umbra di san Benedetto e san Francesco, questa terra vostra ed ora anche mia. E al termine della mia esistenza terrena, desidero poter riposare accanto ai miei predecessori, nella cripta della cattedrale di San Lorenzo, per respirare il profumo delle preghiere che, ogni giorno, da queste volte stupende, si innalzano al Padre di tutti noi”.

 

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