CARICAMENTO

Scrivi per cercare



Gioco d’azzardo, in Umbria si ‘bruciano’ circa 235 milioni di euro all’anno: giocano di più gli uomini. Alcuni casi finiscono in tribunale

EVIDENZA Extra

Gioco d’azzardo, in Umbria si ‘bruciano’ circa 235 milioni di euro all’anno: giocano di più gli uomini. Alcuni casi finiscono in tribunale

Redazione
Condividi

Una slot machine

PERUGIA – In Umbria sono circa 10 mila le persone con profilo di gioco problematico, il 5,6 per cento delle persone fra i 15 e i 74 anni, dato in linea con la media nazionale. A giocare sono più uomini (37 per cento) che donne (18 per cento), e i giochi preferiti sono il gratta e vinci e il lotto istantaneo, seguiti da scommesse sportive e carte. Ma che cos’è di preciso il gioco d’azzardo? Minimizzando la risposta complessa che potrebbe esserci a un quesito del genere, il gioco d’azzardo può essere definito come lo scommettere beni, per esempio denaro, sull’esito di un evento futuro: per tradizione le quote si pagano in contanti. Giocatore d’azzardo può essere chiunque. Il gioco d’azzardo, come tutte le dipendenze, è una malattia cronica, che necessita pertanto di un intervento terapeutico strutturato. L’obiettivo della cura deve essere dapprima l’astinenza dal comportamento e successivamente il raggiungimento di una condizione di sobrietà cioè un cambiamento dello stile di vita che permetta di essere più forti verso le sempre possibili ricadute. Nell’era multimediale il giocatore d’azzardo cambia faccia: mentre prima era facilmente individuabile, ‘segregato’ nei luoghi a lui deputati, ora chiunque sia in possesso di un computer, di un collegamento a internet e di una carta di credito può essere un giocatore compulsivo in un casino. Il gioco on-line è estremamente pericoloso proprio perché, dalla solitudine della propria casa, il giocatore non ha freni, né inibitori né di tipo pratico: ha infatti 24 ore su 24 la possibilità di accedere al gioco e giocare ai casino online con soldi veri senza incorrere nello sguardo giudicante degli altri. Viene in questo modo a mancare anche la funzione socializzante del gioco, che diviene un rituale solitario, e, facilmente, una compulsione. Anche qui, come nelle altre net-patologie, si crea un circolo vizioso in cui il soggetto rimane incastrato, trascurando quelli che sono i rapporti sociali e familiari.

Approfondimenti: leggi su Come prevenire la dipendenza?  e su Come combattere la dipendenza?

Alcuni numeri  Nel 2015 gli umbri hanno investito 1.029 milioni di euro nei giochi autorizzati dai Monopoli e il 59 per cento della raccolta è legata ad apparecchi elettronici e slot machine. Togliendo da questa somma le vincite, risulta che in Umbria una spesa di 235milioni di euro, mentre la cifra spesa pro-capite è di 263 euro, dato che colloca la nostra regione al decimo posto in Italia. Al maggio 2016, risultavano 1.397 (1.054 nella provincia di Perugia e 343 in quella di Terni) gli esercizi commerciali autorizzati a tenere varie forme di gioco. A giocare sono più uomini (37 per cento) che donne (18 per cento), mentre i giochi preferiti sono il gratta e vinci e il lotto istantaneo, seguiti dalle scommesse sportive e dalle carte”. Gli umbri dipendenti da gioco d’azzardo presi in carico dai servizi attivati nelle Usl nel 2015 sono stati 357. Gli utenti maggiormente coinvolti nei percorsi di recupero hanno tra i 45 e i 54 anni e sono soprattutto uomini (81 per cento). Negli ultimi anni, c’è stato un ricorso crescente ai servizi, infatti dal 2013 al 2015 l’utenza è quasi raddoppiata (+89per cento) passando da 199 a 357 unità.

Dalla Regione   “Alla luce dei dati (sopra riportati) – ha evidenziato l’assessore regionale alla Coesione sociale e al Welfare Luca Barberini – la Regione vuole creare un modello d’intervento omogeneo, con un sistema di servizi socio-sanitari rivolti alla prevenzione, alla cura e riabilitazione del gioco d’azzardo patologico, un punto di riferimento nei territori, per lo sviluppo di azioni e progettualità integrate con le istituzioni locali, il terzo settore e il volontariato. In pratica, si vuole arrivare a definire un programma che comprenda attività di prevenzione, consolidamento degli interventi di trattamento e potenziamento delle attività di inserimento sociale e sostegno della gestione economica. Tra gli obiettivi è inserito anche la definizione di un protocollo di collaborazione regionale con le associazioni interessate al tema delle dipendenze e l’individuazione dei criteri di autorizzazione e accreditamento per le strutture residenziali in cui accogliere i soggetti con grave dipendenza”. “Le azioni programmate – ha detto l’assessore – rispondono in pieno alla legge regionale per la prevenzione, il contrasto e la cura del gioco d’azzardo patologico, approvata nel novembre 2014 e al conseguente piano operativo che prevede una serie di attività mirate al contenimento del fenomeno e alla regolamentazione dell’attività dei locali con apparecchi per il gioco lecito, come ad esempio la definizione della distanza dei locali da luoghi sensibili come scuole, spazi di aggregazione giovanile e strutture sanitarie residenziali”. A proposito l’assessore ha anche ricordato la creazione del marchio “No Slot”, l’obbligo dei corsi di formazione per i gestori e il personale che opera nelle sale da gioco, nonché gli sgravi fiscali a favore dei locali eticamente corretti.

Il GAP, centro di riferimento regionale    E’ un centro per interventi rivolti a persone con problemi di gioco d’azzardo, secondo un approccio integrato di tipo psicologico, sociale e farmacologico. Svolge una funzione di monitoraggio e orientamento rispetto ai servizi che si occupano del gioco d’azzardo presenti sul territorio regionale. Per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico è stata approvata la legge regionale 14 novembre 2014 n. 21. “Norme per la prevenzione, il contrasto e la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d’azzardo patologico”. A chi si rivolge: a persone che manifestano problematiche relative al gioco d’azzardo e ai loro familiari, in forma anonima. A coloro che hanno bisogno di informazioni sul gioco d’azzardo patologico.

Alcuni casi   Un perugino e la sua compagna romena sono stati denunciati per aver lasciato il figlio di sei giorni da solo in auto, mentre loro stavano giocando in una sala di scommesse sportive alle porte di Perugia. A casa della donna la polizia ha trovato un altro figlio, di quattro anni, che stava guardando la tv. Anche lui lasciato solo. I due sono stati denunciati per abbandono di minori e i bambini sono stati affidati a una struttura protetta.
L’auto è stata notata mentre era parcheggiata in via Settevalli, sotto la pioggia, da un passante che ha avvertito il 113. A bordo il bambino avvolto in una coperta. Gli agenti sono quindi entrati nella vicina sala scommesse, facendosi indicare i proprietari della vettura, un perugino di 61 anni e la romena di 24. La polizia ha accertato che i due avevano trascorso alcune ore nel locale, facendo numerose puntate, e andando di tanto in tanto a controllare il neonato, come hanno riferito loro stessi al personale della volante. Sono stati condotti in Questura dove gli investigatori hanno saputo dell’altro figlio della straniera, nato da una precedente relazione. Subito recatisi a casa sua lo hanno trovato solo, intento a guardare la televisione. Della vicenda è stato informato anche al tribunale per i minorenni.

C’è anche la vicenda dell’ispettrice del lavoro con il vizio del gioco e le richieste di denaro in cambio del silenzio su controlli e verifiche agli imprenditori. La donna avrebbe «con più azioni esecutive di un disegno criminoso, in tempi diversi, abusando della sua qualità di ispettore del lavoro in servizio presso la Direzione provinciale di Perugia, ed in particolare ingenerando nei soggetti che seguono la convinzione che in caso di rifiuto, avrebbero subito controlli e conseguenti sanzioni da parte dell’Ispettorato del lavoro sulle proprie attività, induceva gli stessi a consegnarle denaro sotto forma di contante e/o assegni». In particolare avrebbe chiesto 40mila euro ad un imprenditore edile; altri 10mila euro da un consulente del lavoro, da «un geometra, in qualità di responsabile del servizio di prevenzione e protezione di vari cantieri» si sarebbe fatta consegnare 2.500 euro; mentre da due medici del lavoro «addetti alle visite periodiche e consulenti per la sicurezza» avrebbe preteso 3.500 e 500 euro. Il capo d’imputazione riporta anche una serie di tentativi «diretti in modo non equivoco a commettere il delitto di concussione, abusando della sua qualità di ispettore del lavoro … ingenerando nei soggetti la convinzione che in caso di rifiuto, avrebbero subito controlli e conseguenti sanzioni sulle proprie attività». La concussione compiuta ammonterebbe a 70mila euro. Secondo la difesa della donna dietro alle richieste di denaro sussisterebbe uno stato di bisogno per rimediare ad una forma di ludopatia che avrebbe portato la donna alla continua perdita di denaro in lotterie, gratta e vinci e giochi di azzardo: anche 2mila euro a settimana bruciati. Tanto è vero che la donna avrebbe anche chiesto prestiti ad amici e conoscenti.

 

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere