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Fossato di Vico, truffa sui lavori del monastero delle benedettine

Perugia Cronaca e Attualità Alta Umbria

Fossato di Vico, truffa sui lavori del monastero delle benedettine

Andrea Giuli
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PERUGIA – Truffa all’ombra del convento. Nei giorni scorsi, i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Perugia hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, disposto dal gip presso il locale Tribunale, su beni mobili ed immobili di proprietà dei titolari di una società edile di Assisi, per un controvalore di oltre 600.000 euro.

I sospetti della badessa Le ragioni del sequestro vanno ricercate nei lavori di ricostruzione del monastero delle benedettine di Santa Maria della Fonte a Fossato di Vico, danneggiato dal sisma del 1997. Le religiose, dopo aver chiesto ed ottenuto dalla Regione Umbria, per il tramite del Comune di Fossato di Vico, l’ammissione ai finanziamenti pubblici per la ricostruzione del monastero, per un importo di oltre 1 milione e 700.000 euro, avevano affidato i lavori alla società assisana. Terminata l’opera, l’impresa edile aveva richiesto ulteriori pagamenti a fronte dell’importo finanziato, asserendo di aver sostenuto costi maggiori rispetto a quanto inizialmente preventivato. Pertanto, il monastero aveva incaricato dei tecnici di fiducia per verificare la correttezza della richiesta, i quali avevano rilevato alcune irregolarità nell’esecuzione dei lavori. La madre badessa del monastero ha denunciato  tali fatti all’autorità giudiziaria che ha delegato il nucleo di Polizia tributaria di Perugia all’effettuazione dei necessari riscontri.

Accertamenti e sequestri L’attività investigativa delle Fiamme Gialle ha portato quindi alla luce non solo l’incompletezza dei lavori svolti, ma anche una maggiorazione dei costi effettivamente sostenuti, oltre alla non conformità di alcune lavorazioni rispetto alle prescrizioni imposte dalla Sovrintendenza, nonostante le attestazioni di completa e regolare esecuzione dei lavori. Le conclusioni a cui sono giunti i militari hanno trovavato ampia conferma nell’ulteriore consulenza tecnica disposta dall’autorità giudiziaria. Gli investigatori di polizia giudiziaria hanno accertato, inoltre, che l’importo dei lavori effettivamente eseguiti dalla ditta assisana, in conformità alle prescrizioni imposte dalla Sovrintendenza e, pertanto, ammissibili a contributo, erano notevolmente inferiori a quanto percepito, segnalando all’autorità giudiziaria i titolari della ditta edile per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato e, conseguentemente, proponendo il sequestro preventivo della somma indebitamente percepita per oltre 600.000 euro.

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