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Foligno, Rocco Parisi commemora Ciro Scarponi: un concerto promosso dagli ‘Amici della Musica’

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Foligno, Rocco Parisi commemora Ciro Scarponi: un concerto promosso dagli ‘Amici della Musica’

Redazione cultura
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Amici della Musica - Foligno

FOLIGNO – Suono di qualità in san Domenico, con gli Amici della musica che realizzano una serata dove il senso del ricordo si coniuga con la modernità e la produzione. Si commemora chi non c’è più, ricordando i dieci anni della prematura scomparsa del grande clarinettista umbro Ciro Scarponi. Circostanza che di per sé è già encomiabile, vista la velocità con cui il pubblico trasforma il segno di personalità vigorose e incisive in vaporosa nebbia dell’oblio. Forse è per questo che nella grandissima aula dei padri Predicatori si schiera anche una bella porzione di famiglia Scarponi e una pattuglia di amici pronti a testimoniare. Due di questi, Fernando Sulpizi e Carlo Pedini sono anche compositori che a vario titolo sono stati legati alla figura propulsiva di Scarponi, producendo per lui più di un lavoro. Separati da almeno due generazioni di distanza, Sulpizi e Pedini hanno offerto la duplice testimonianza del ricordo e della novità. L’ottantenne maestro, Sulpizi, che consegnò i suoi primi lavori a uno Scarponi ventenne ancora studente del Conservatorio Morlacchi, ha il piacere di riascoltare una sua antica Sonata Trobadorica che Ciro tenne a battesimo nel lontanissimo 1970. Oggi la suona un rampante Rocco Parisi, uno dei migliori discepoli di Giuseppe Garbarino, collaboratore di Luciano Berio per alcune prime esecuzioni realizzate sotto la sua diretta consulenza. Insomma uno strumentista di rango che si fa carico di una commemorazione che scava nelle profondità della musica dei nostri giorni con competenze assolute. Sulla pedana del san Domenico lo accompagna una giovane Lucia Sorci, pianista di evidente professionalità.

Se quasi cinquant’anni sono passati dall’esordio di questo spartito dal caustico sapore trobadorico, il prestigio esecutivo di Parisi ha saputo colmare la profonda distanza: la musica di Sulpizi appare in tutta la sua complessa trama, mostrando intatto il sapore di un esordio che era anche l’inaugurazione di uno stile e di una condotta di vita.
Nel caso di Padini, che a Scarponi ha indirizzato almeno tre pezzi di grande successo, si è trattato invece di una svolta. Ciro amava molto la sua musica, e forse per questo Pedini ha voluto girare pagina e anziché consegnare al foglio uno di quei suoi guizzanti schizzi di umore, ha preferito commemorare ripiegando sul timbro oscuro del clarinetto basso, con un “C’era Ciro” appositamente commissionato dagli Amici della musica. Opera serena, distesa su una cantabilità soffusa, col pianoforte che arpeggia in policromia, circondando di vapori acustici il sotterraneo declamare del basso. Sono due momenti complementari che caratterizzano una serata che, grazie all’ingresso in squadra della violinista Mizuho Ueyama si conclude con i vorticosi “Contrasti” di Bartok, partitura più volte suonata da Scarponi. E visto che si ritratto si tratta, ecco ancora le opere di due personaggi legati allo sviluppo di Scarponi, il Concerto 1969 di Valentino Bucchi e i “Gesti n. 2” di Giuseppe Garbarino, con Parisi che passa dal clarinetto in si bemolle al piccolo con la versatilità che gli si riconosce. Nel cuore della serata, a rischio commozione, la Elegia per Danny dello Scarponi compositore, un aspetto che gli Amici della musica non hanno voluto trascurare.

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