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Foligno, arte, teatro e danza (al femminile) per Performing Santa Caterina

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Foligno, arte, teatro e danza (al femminile) per Performing Santa Caterina

Redazione cultura
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Kaleta

SIPARIO UMBRIA – Torna dal 18 marzo al 26 aprile all’Auditorium Santa Caterina di Foligno Performing Santa Caterina, rassegna internazionale di arti performative a cura di La società dello spettacolo e Viaindustriae nell’ambito del progetto nazionale di Residenze Artistiche Foligno InContemporanea, sostenuto da Comune di Foligno, Regione Umbria e MiBact.

In scena performance dal teatro contemporaneo alla performance, dalla danza all’happening, dall’installazione interattiva all’intervento sonoro e all’azione partecipata urbana, Performing Santa Caterina rappresenta un’occasione di incontro con le nuove dinamiche e i movimenti della scena contemporanea, attraversando una pluralità di linguaggi espressivi, svincolati dal codice ristretto di un genere. Un percorso connesso alla città per spettatori attenti alla nuova scena contemporanea a partire da un luogo, l’ex chiesa Santa Caterina, che consolida la sua vocazione dedicata allo spettacolo ed alla residenza artistica, portando l’Umbria e Foligno nel vivo di una programmazione culturale di grande profilo europeo e internazionale. Anche quest’anno il programma, tutto al femminile, comprende progetti specifici creati ad hoc per lo spazio, spettacoli, residenze artistiche e incontri di formazione del pubblico. Tutti gli artisti invitati hanno una profonda esperienza di ricerca sull’azione artistica che provoca e stimola l’audience e l’individuo, promuovendo visioni, spazialità, sensibilità.

Il programma 

Sabato 18 marzo (ore 21) il primo appuntamento è con Alessandra Cristiani e il suo Opheleia. Ofelia aiuta Ofelia, danza e coreoregia di Alessandra Cristiani, musica di Iva Bittova, Claudio Moneta, luci Gianni Staropoli, azione Sabrina Cristiani, produzione Lios in coproduzione con Compagnia Teatropersona. Dal quadro preraffaellita “Ofelia” di J.E. Millais, “Opheleia” non vuole essere la pretesa di ricostruire il personaggio scespiriano o di addentrarsi nella nota trama della tragedia, ma è la trama di una visione. L’immagine di Ophelia è uno specchio in cui riflettersi, un luogo carnale in cui abitarsi. È una debolezza, una sospensione temporale, un ingorgo emotivo, un corpo rubato che si aggrappa alla percezione di sé, come unico e sacro dominio.

Domenica 26 marzo (ore 21) Alessandra Cristiani presenta al pubblico, in forma di prova aperta, A che serve il tuo, il mio sguardo? Chi ci rivendica?, nuova creazione nata dalla residenza presso Santa Caterina, che ha come fonte di ispirazione e riflessione i testi poetici del poeta e attore Marcello Sambati, in particolare il libro di poesie Esitazioni e Tenebre, trascrizione di una trilogia teatrale. Alcuni versi poetici, per la loro efficacia visiva ed evocativa, verranno considerati immagini di danza da esplorare secondo la metodologia del Buto Blanc, che origina dal danzatore giapponese Masaki Iwana. La musica sarà creata da Claudio Moneta mentre una parte della realizzazione musicale verrà elaborata con materiali vocali e sonori di Marcello Sambati. L’arte della luce è di competenza di Gianni Staropoli mentre l’azione data a Sabrina Cristiani si tradurrà in presenze minimali, indecifrabili. Al progetto collabora anche il fotografo Daniele Vita.

Sabato 1 aprile (ore 21) Ariel dei Merli presenta Testo tossico liberamente tratto da “Testo yonkie” di Paul B. Preciado, drammaturgia Francesca Manieri, di e con Federica Rosellini. Il libro, scritto come un “protocollo di intossicazione volontaria”, fa parte di un filone di pensatori autocavia che hanno sperimentato col proprio corpo, usandolo come piattaforma politica. E’ la testimonianza del viaggio estremo di Preciado attraverso il suo corpo bombardato con un’autosomministrazione di testosterone, a partire dal suicidio di G. D., noto poeta francese e amico fraterno dell’autore/autrice. Lo spettacolo si concentra sul primo e l’ultimo capitolo del testo che fungono da cornice. Francesca Manieri, tracciando la sua drammaturgia, insegue il filo smarrito, dell’identità nel suo imprescindibile rapporto col suo doppio: la perdita. La compagnia nasce da un’idea di Federica Rosellini, performer e attrice (premio Hystrio alla vocazione 2011 e premio UBU 2016 come miglior attrice under35) e Francesca Manieri, sceneggiatrice e drammaturga.

Giovedì 13 aprile (ore 21) l’artista e performer belga Gwendoline Robin presenta la performance Cratère n°6899: una cometa è caduta sulla terra e si è formato un cratere, si verificano diverse trasformazioni, il paesaggio evolve al ritmo dell’azione. L’artista, che vive e lavora a Bruxelles, dal 1997 produce installazioni al confine tra scultura e performance, utilizzando elementi di fuoco, dinamite, vetro e terra, sviluppa azioni che giocano con la fragilità e il pericolo. Dalla Polonia Anna Kaleta-Kunert e Karolina Mikolajczuk presentano l’installazione multimediale Adesso qui nata a seguito della personale esperienza di perdita di memoria dell’artista, dopo il terremoto dello scorso gennaio. Attraverso l’utilizzo di animazioni, suono e spazio, l’artista cercherà di creare una comparazione tra la storia dell’edificio Santa Caterina (che negli anni ha cambiato la sua funzione ed ora ha perso la sua sacralità) e le sensazioni che l’evento hanno scaturito in lei. Artista multimediale laureata in Storia dell’Arte e in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, Anna Kaleta-Kunert si specializza inoltre all’Università di Musica di Varsavia, lavora come grafica, regista e fotografa. Karolina Mikołajczuk è designer grafica e artista multimediale; utilizzando scienza e moderna tecnologia, crea installazioni interattive, animazioni, visualizzazioni e proiezioni video.

Sabato 22 aprile (ore 21) l’artista visiva, performer e regista riminese Isabella Bordoni presenta Refugee. Politiche dell’esilio, un format partecipativo come processo per incrementare l’archivio vivente ‘Refugee’ che qui incontra la performatività di Santa Caterina, dei luoghi e delle relazioni che lì abitano e agiscono. ‘Refugee’ è un libro d’artista “attivo”, esito editoriale di un progetto più ampio che tesse intorno alle parole “patria” e “cittadinanza” le poetiche e le pratiche di un abitare civile e poetico. Il libro d’artista contiene 68 cartelle di testo, 3 fotografie, 1 dvd, 1 mappa frutto della scrittura collettiva di più autori che comprende con Isabella, Antonio Cipriani, Luca Berardi, Davide Dutto, Luca Francesco Garibaldo, Erika Lazzarino, Maria Nadotti, sguardi e pensieri che hanno cercato in una porzione della montagna italiana o del margine urbano un punto dal quale mettersi in cammino e in ascolto. Il libro-installazione è composto in linotipia e stampato presso L’Artistica Savigliano, polo grafico-editoriale nella provincia di Cuneo, luogo dell’artigianalità, del lavoro resistente in cui il politico è estetico e impegno formativo.

Tutto il percorso di Performing Santa Caterina è seguito dall’Osservatorio Critico a cura di Giulio Sonno, caporedattore della rivista online Paper Street, intitolato Espiazione. Tempo critico per visioni responsabili, che offre agli artisti la complicità di uno sguardo critico esterno attraverso il quale mettersi in discussione, dialogare e ritornare alla propria ricerca creativa con ‘minore innocenza’. In questo percorso Giulio Sonno si avvale della presenza di alcuni collaboratori quali, tra gli altri, Attilio Scarpellini, Roberta Nicolai, Dante Antonelli, Antonia Gozzi. Mercoledì 26 aprile, alle ore 18, Giulio Sonno restituirà al pubblico le conversazioni e i dialoghi avuti con gli artisti. Alle ore 21 Federica Santoro presenta, dopo la residenza a Santa Caterina, L’Anitra selvatica, di cui firma regia e adattamento drammaturgico, anche in scena insieme a Gabriele Portoghese e Luca Tilli (quest’ultimo autore delle musiche). Il lavoro, in forma ancora aperta, ha come oggetto i primi tre atti de L’Anitra selvatica di Ibsen. In questa prima fase prevale l’idea dell’avvicinarsi: gli argomenti, i movimenti, i generi, le sensazioni, sono percepite. Un lavoro sulla percezione: il suono, le immagini, le parole e l’azione sono usati per arrivare da questo molto lontano allo scoperchiamento delle verità.

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