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Festa del lavoro, Landini all’Ast: “Prolungare il blocco dei licenziamenti e dare un futuro all’acciaio”

Il segretario generale della Cgil ha parlato dal parcheggio delle acciaierie in uno dei tre appuntamenti confederali organizzati dai sindacati per questa giornata

TERNI – “Questo primo maggio rimette al centro il lavoro di speranza e di coraggio. Il messaggio che vogliamo mandare è che ricostruire il Paese è necessario, si può fare, lo si può fare valorizzando il lavoro delle persone, creando nuovi posti di lavoro e ripartendo da quelli che hanno pagato il prezzo più pesante e hanno perso il lavoro, i precari.  Dobbiamo dare un futuro di stabilità nel lavoro e di qualità sociale”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, parlando a margine della manifestazione per la Festa dei lavoratori organizzata all’Ast di Terni da Cgil, Cisl e Uil.

Passerella nazionale. Sotto i riflettori anche della Rai, Landini ha parlato in una intervista programmata su diversi temi. Il segretario della Cgil ha annunciato che lunedì le sigle confederali saranno ricevute dal presidente del consiglio Draghi per discutere delle misure da attuare anche in coincidenza col Pnrr.

Vaccinare, non licenziare. “Bloccare i licenziamenti non vuol dire ingessare il lavoro, vuol dire mettere al centro il lavoro”, ha spiegato Landini, secondo il quale  è necessario “incentivare l’ uso di tutti gli strumenti che sono alternativi ai licenziamenti”.
“Non chiediamo solo di bloccare i licenziamenti – ha aggiunto -, chiediamo di azzerare la cassa integrazione ordinaria, il che vuol dire mettere nelle condizioni tutte le imprese industriali e delle costruzioni di avere 52 settimane da poter utilizzare. Chiediamo di incentivare i contratti di solidarietà, chiediamo di incentivare i contratti di espansione, il che vuol dire aiutare chi è vicino alla pensione per far entrare giovani nei luoghi di lavoro”.
A detta del segretario della Cgil, “ci vuole un impegno anche grazie ad un nuovo sistema di ammortizzatori sociali che dica che prima di ricorrere ai licenziamenti si utilizzano tutti gli
altri strumenti. In pratica vuol dire che ci si può riorganizzare senza licenziare”.
“Questa – ha concluso – è la scommessa che chiediamo anche alle imprese, tanto più che siamo ancora dentro alla pandemia. In questi mesi, giugno, luglio e agosto, bisogna vaccinare i lavoratori, non licenziare”.

Futuro per l’acciaio. Parlando proprio di Ast Landini è stato chiaro: “Qualsiasi Paese che voglia essere un Paese industriale ha bisogno di un’ industria dell’ acciaio degna di questo nome. È tanti anni che abbiamo indicato la necessità di un Piano nazionale per l’ acciaio e credo sia arrivato il momento di dare un futuro ad un settore strategico. In questa fase è particolarmente importante mettere al centro la qualità delle produzioni che fai, come sei
in grado di produrre senza inquinare e aprire un nuovo modello di sviluppo”.
“Inoltre – ha ricordato – a Terni è aperta una discussione sul futuro” della fabbrica, per la quale ThyssenKrupp ha annunciato la vendita. “Negli anni passati – ha concluso – questa città e questi lavoratori hanno dimostrato cosa significa l’ unità sindacale, difendere il proprio lavoro e pensare al futuro”.

Temi nazionali. Poi ovviamente i temi nazionali. Prima di tutto il Pnrr. “Non si cambia il Paese senza il coinvolgimento del mondo del lavoro”, avverte il leader della
Cgil: “Il piano di resilienza inviato a Bruxelles ha dei titoli importanti ma deve essere riempito di contenuti. E sia le riforme, sia dove si fanno gli investimenti, quanti posti di
lavoro si creano, sono temi che devono essere discussi, ci vuole  il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori. Abbiamo chiesto di aprire un confronto che sia in grado di accompagnare la realizzazione di questo piano”.

Quindi il tema della corruzione: “Se si vuole estendere la logica del subappalto al massimo ribasso, lo diciamo al governo prima che ci chiami: non siamo d’ accordo, non sono quelle le cose che servono perché dobbiamo combattere la corruzione e la malavita organizzata”.
“Sulla logica dell’ appalto – ha aggiunto – non dobbiamo premiare chi paga meno i lavoratori e chi sfrutta di più o non fa le cose a modo. Il criterio deve essere che tu premi quelli che fanno le cose fatte bene, nel tempo giusto e con la qualità che serve. Questo è l’ altro tema che vogliamo affrontare”.

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