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FarmaciaTerni è bagarre, il cda sconfessa il Comune. Il sindaco tuona: “Ora dimettetevi”

Terni Politica

FarmaciaTerni è bagarre, il cda sconfessa il Comune. Il sindaco tuona: “Ora dimettetevi”

Andrea Giuli
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Il cda di FarmaciaTerni

TERNI – Niente da fare, non se ne può studiare una. Una enorme legge di Murphy (secondo cui quando le cose vanno male non possono che andar peggio) balla su palazzo Spada.

Accade così che una delle operazioni su cui adesso l’amministrazione comunale ternana punta maggiormente per tentare di uscire dal tunnel del predissesto – la vendita o sub concessione di tutta o di parte dell’azienda delle farmacie comunaliviene pesantemente messa in discussione dall’attuale cda di FarmaciaTerni che di fatto boccia come impraticabile e illegittimo il progetto comunale di vendita/affitto dell’azienda e, addirittura, ritiene necessario l’intervento della Corte dei conti dell’Umbria, profilando un possibile danno erariale.

Il pesante giudizio è contenuto in una missiva di 6 pagine che l’intero cda aziendale ha inviato il 7 settembre scorso allo stesso Comune, Direzione aziende e patrimonio. Citando puntigliosamente norme di legge nazionali, lo Statuto societario, il Contratto di servizio tra Comune e azienda e la delibera di consiglio comunale 498 del novembre 2015, Mustica, Filippetti e Grifoni (il cda) smontano letteralmente le ‘voglie’ di palazzo Spada. 

Ecco i passaggi più significativi e ‘sonori’ della lettera aziendale: “Si ritiene che la procedura indicata nella vostra pec (del Comune, ndr) non sia conforme alla normativa vigente e a quanto stabilito nella delibera di consiglio comunale 498 la quale dispone che per concedere in gestione le farmacie o per vendere singole farmacie occorre che l’amministrazione comunale rilasci specifica autorizzazione alla Società”. L’articolo 19 dello Statuto, poi, “fa riferimento alla concessione o alienazione della titolarità delle farmacie da parte della Società”.

Ma è solo l’inizio. Più avanti si legge: “Il cda della Società ritiene, dopo approfondimenti, che siano emerse ulteriori problematiche di legittimità formali e di merito, nonché probabili profili di danno…dalla lettura dello Statuto e del Contrato di servizio appare evidente che l’atto propulsivo per la sub-concessione o la cessione delle farmacie a soggetti terzi appartiene alla esclusiva competenza della Società FarmaciaTerni srl, cui spetta anche la redazione dei progetti di cessione….FarmaciaTerni, pur rivestendo la qualità di società in house, e comunque soggetto terzo rispetto al Comune..la stessa delibera di consiglio comunale 498, al punto 19, non stabilisce per la Società un obbligo assoluto di vendita o di concessione, ma una mera facoltà. A tale riguardo, l’invito al cda di FarmaciaTerni a produrre entro l’8 agosto 2016 un programma per la vendita o sub-concessione di farmacie, costituisce una forzatura che elide l’assetto delle competenze statutarie e cambia il programma societario appena avviato. Se il ‘proprium’ di FarmaciaTerni e la gestione delle farmacie nell’interesse dei cittadini e del Comune, non sembra dubbio che la funzione da realizzare è conservare l’azienda delle farmacie pubbliche. È convinzione del cda che la sub-concessione o la vendita delle farmacie non è al momento, per ovvi motivi economici, un’azione percorribile”. 

Insoma, un coacervo di prerogative in capo all’azienda e di valutazioni legali per cui si rileva “l’esistenza di comportamenti contra jus e del fatto illecito valutabile sotto il profilo del danno erariale”, qualora passi un determinato schema con cui la “Società sia esautorata o esclusa dalla gestione delle farmacie e spogliata dei propri poteri gestori per irrituali condizionamenti burocratico-amministrativi”.

Infine, la lettera del cda aziendale parla di “norme sul servizio farmaceutico speciali e in deroga” che “non prevedono che una società esterna al Comune e già affidataria della gestione delle farmacie pubbliche possa a sua volta affidare in sub-concessione ad altri soggetti…obliterandone totalmente l’aspetto pubblicistico”. E poi una serie di bocciature in punta di legge sulla “nullità del contratto d’affitto di ramo d’azienda, ma anche della vendita”; sul “palese conflitto d’interesse in cui si troverà FarmaciaTerni in caso di sub-concessione, contemperando nella gestione l’interesse proprio con quello dei beneficiari delle sub-concessioni”; sul fatto che l’articolo 29 del Contratto di servizio conferma che “l’affidamento e l’erogazione dei servizi oggetto del contratto e la gestione dei beni non possono essere ceduti, nè trasferiti, nè sub-affidati a terzi”; sul fatto che nello Statuto di FarmaciaTerni “non ci sono norme relative all’esercizio della prelazione da parte dei dipendenti in caso di sub-cessione della farmacia”. E, ad oggi, la posizione del cda aziendale non è affatto mutata.

Di Girolamo replica seccamente: “Decide il Comune”. “Sulla vendita delle farmacie è il Comune che decide nell’ambito degli interessi dell’Ente e della comunità che rappresenta e governa, se il cda di Farmacie Terni non è concorde con la proprietà delle farmacie comunali deve, in tutta coerenza, trarre le  dovute conseguenze – prosegue il sindaco – del Cda di Farmacie Terni che si preparerebbe ad una resistenza a fronte della volontà espressa dall’Amministrazione Comunale di Terni, in tutte le sue articolazioni, sull’ingresso di privati nella proprietà di Farmacie Terni. La decisione sull’alienazione spetta alla proprietà, cioè al Comune, non a chi è stato nominato dal sindaco per dar luogo alla gestione della azienda. Se per le persone designate dal Sindaco non condividono la linea del sindaco, della giunta, del consiglio comunale, degli organi politico amministrativi democraticamente eletti, bene farebbero a prendere le decisioni opportune. Occorre rispetto per le istituzioni democratiche, occorre tenere presenti gli interessi collettivi e non quelli di poltrona, occorre, quando si è chiamati dalle istituzioni pubbliche, lavorare nell’interesse della comunità. Sulla privatizzazione delle farmacie il Comune di Terni si accinge a una scelta importante, ponderata e maturata con attenzione, quella di rinunciare a un servizio e a un bene non più strategico per la collettività nell’ottica di dare un contributo, in questo caso determinante per offrire una prospettiva di rilancio dell’Ente e fondamentale per le politiche di sviluppo della città. L’interesse degli amministratori pubblici è quello di salvaguardare il bilancio comunale, l’agibilità di governo, in quanto il Comune ha bisogno di essere gestito in maniera sana e produttiva per la città. Su questo fronte, il sindaco, la giunta, la maggioranza politica di governo, è pronto ad assumersi ogni responsabilità”.

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