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False fatture e crediti fittizi, cinquantenne folignate viene indagato a Brescia

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False fatture e crediti fittizi, cinquantenne folignate viene indagato a Brescia

Redazione economia
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Militari delle Fiamme gialle al lavoro
Militari delle Fiamme gialle al lavoro

FOLIGNO -Sono 17 in tutto le persone finite in carcere e 5 ai domiciliari (più due misure interdittive) nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Brescia condotta dalla Guardia di Finanza che ha portato alla luce un’evasione fiscale da 80 milioni di euro con fatture false per 500 milioni di euro. Sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale e riciclaggio. Un centinaio complessivamente gli indagati tra Brescia, Bergamo, Milano, Mantova, Perugia, Lodi. L’umbro coinvolto sarebbe un cinquantenne  residente a  Foligno

Coinvolti Coinvolti anche professionisti che operavano per gli imprenditori. Il gruppo avrebbe portato all’estero i soldi depositati su conti correnti in Croazia e Ungheria.  Sequestrati oltre due milioni di euro. Avrebbero tentato anche di aprire conti allo Ior, ma sono stati individuati i tentativi grazie alla collaborazione con la Polizia vaticana. “Da questa inchiesta emerge un connubio tra imprenditori e commercialisti con i professionisti che si sono messi a disposizione di progetti criminosi”. Lo ha detto il procuratore di Brescia Francesco Prete nel corso della conferenza stampa sull’inchiesta che ha portato all’arresto di 20 persone. “Il connubio tra imprenditori e professionisti conferma quanto sia necessario penetrate negli organi professionali per scovare professionisti infedeli”. ha aggiunto Prete.

Il modus operandi Secondo le Fiamme Gialle, il modus operandi sarebbe quello di servizi tributari illeciti, realizzati attraverso società di comodo italiane e straniere e prestanomi, per produrre crediti fittizi i (da utilizzare indebitamente in compensazione), nonché di fatture per operazioni inesistenti. Questi servizi, poi, in base alla ricostruzione degli inquirenti, venivano sostanzialmente venduti attraverso una rete di distribuzione. Venivano individuati i soggetti a cui piazzare i loro prodotti attingendo tra imprenditori loro clienti desiderosi di abbattere le imposte.

Influenze Secondo la Procura, alcuni componenti si adoperavano anche per sviare attività di controllo attraverso il traffico di influenze illecite e le intimidazioni a eventuali soggetti che volessero collaborare con la guardia di finanza, rivolgendosi a faccendieri per avere informazioni riservate. Nel corso delle indagini sono state sequestrati 2,1 milioni di euro di banconote, attraverso operazioni internazionali di polizia, anche con interventi effettuati direttamente in territorio estero, grazie alla diretta collaborazione della locale autorità giudiziaria e delle forze di polizia straniere.

 

 

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