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Ex Novelli sull’ottovolante: assemblea bollente a Terni. Il giallo del concordato, sindacati sulla graticola

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Ex Novelli sull’ottovolante: assemblea bollente a Terni. Il giallo del concordato, sindacati sulla graticola

Andrea Giuli
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A.G.

TERNI – Un martedì grasso da ricordare, probabilmente. Molto grasso. L’appuntamento è per martedì pomeriggio alle 17 all’hotel Garden di Terni. E, se non proprio decisivo, si annuncia comunque bollente, delicato. Per le 17, infatti, le segreterie territoriali e nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, hanno convocato nella seconda città umbra un’assemblea plenaria di tutti i lavoratori dei siti umbri dell’ex Gruppo Novelli, ora Alimentitaliani srl, in mano alla famiglia Greco.

Clima caldo, accuse all’azienda  I summit al Mise del 13 e del 21 febbraio scorsi, alla presenza dei vari protagonisti, hanno, a quanto pare, dirottato la situazione dai brindisi euforici prenatalizi per il passaggio di mano e la scampata chiusura ad un clima a dir poco cupo e preoccupato. In questo senso, inequivocabile l’ultimo comunicato unitario dei sindacati che chiama, tra le altre cose, ad un accorato appello i vertici della Regione Umbria. Se i soldi dello stipendio di gennaio sembrano arrivare, man mano, in queste ore, sul tappeto i “macigni” si chiamano, a detta dei sindacati e dei lavoratori stessi, la mancanza di un vero e proprio piano industriale, la proposta aziendale di far passare il rilancio del Gruppo soprattutto attraverso tagli importanti sul costo del lavoro (5,7 milioni di euro fra esternalizzazioni, risparmi sul salario accessorio e ridiscussioni contrattuali), incongruenze sull’organizzazione del lavoro, ferie più o meno forzate, contratti di solidarietà usati in modo singolare, alcuni uffici chiusi, le dinamiche della contabilità e un non meglio specificato clima pesante negli stabilimenti. Insomma, un menù di carnevale mica male. Tanto per gradire.

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Paparelli anticipa Tempestivo l’intervento del vicepresidente della giunta regionale, Paparelli: “Le notizie delle ultime ore sulla vicenda dell’ex gruppo Novelli, oggi Alimenti italiani srl, accrescono la preoccupazione sulle prospettive aziendali. Perciò la Regione Umbria, anche accogliendo le crescenti segnalazioni di difficolta che provengono dal territorio e dalle organizzazioni sindacali, chiederà al Mise di anticipare il Tavolo ministeriale già convocato sulla vicenda per il prossimo 6 marzo”.

Rebus concordato fallimentare Il 30 gennaio scorso l’ex presidente del cda tecnico, Musaio (in quel giorno ancora in carica) ha inoltrato istanza al Tribunale di Terni per chiudere il procedimento fallimentare concordatario e farsi riconoscere la sostanziale malleva dal monte debitorio verso i creditori. Ma, a quanto pare, il giudice, il 13 fabbraio scorso, ha rigettato l’istanza stessa (nel frattempo il cda tecnico, a cominciare da Musaio, ha cessato di esistere), motivando a decisione che i creditori non erano stati affatto soddisfatti. Nelle settimane passate, però, risulta anche che Alimentitaliani avrebbe presentato una istanza concordataria (in bianco o cosa?) al tribunale di Cosenza. Cosa tutto ciò voglia significare esattamente, in termini di esiti finali, di conseguenze sulla partita debiti-crediti, in questo momento non appare chiarissimo. Ma una udienza in tribunale, a seguito della richiesta di un creditore, sarebbe stabilita proprio per il 6 marzo (qualcuno sostiene il 7), giorno dell’incontro già fissato al Mise.

Flai-Cgil nazionale, sindacalisti interrotti Il rappresentante della Cgil nazionale di categoria ha il compito (ingrato) di introdurre l’assemblea e, poco dopo l’inizio dell’intervento, si becca le prime, polemiche interruzioni dalla platea: “Vi propongo un percorso di estrema chiarezza e unitario, come abbiamo fatto sempre. Dal mio punto di vista le condizioni da porre all’azienda sono: Non si manda nessuno a casa, il Gruppo Novelli ha bisogno di investimenti certi prima di tutto, la nuova proprietà deve necessariamente costruire relazioni industriali e sindacali con le rappresentanze. Altrimenti non si tratta”. Ma l’intervento del sindacalista nazionale è stato di fatto interrotto. Per poi essere ripreso con una precisa richiesta ai lavoratori di ottenere un mandato per proseguire la dura trattativa.

Lavoratori esasperati L’assemblea è dunque continuata, di fatto, tra interruzioni continue, botte e risposte tra alcuni lavoratori e gli stessi sindacalisti, momenti di autentica tensione. Diversi dipendenti hanno fatto presente più volte la soppressione dei superminimi ed hanno addirittura evocato la rottura della trattativa. Animi esacerbati. Applausi corali agli interventi più intransigenti e barricadieri. Per tacere delle grida che hanno alluso ad un “accordo voluto dalla politica”.

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Cisl nazionale Approfittando di un momento di relativa calma, ha preso quindi la parola il rappresentate della Fai-Cisl nazionale: “La situazione oggi è ben lontana da quello che tutti noi al momento dell’accordo ci saremmo aspettati. Io non so come andrà a finire questa vicenda. Ce la giocheremo nei prossimi giorni”. Ma neppure il sindacalista, alla fine, è riuscito a concludere. Andazzo bruttino. La trattativa appare traballante.

Greco (Cgil) “Niente gioco al massacro fra di noi. Il giochino – ha detto Greco – è noto. Noi siamo stati finora netti e chiari con la controparte negli ultimi incontri. Noi dobbiamo definire presto una nostra piattaforma di proposte, non subire quella della proprietà. E non prenderemo alcuna decisione senza un vero e serio piano industriale. Non abbiamo paura, ma noi non dobbiamo buttarla in caciara o facciamo un piacere alla proprietà”. Ma la cosiddetta caciara c’è.

Dezi (Cisl) il segretario territoriale della Cisl di categoria ha provato a tirare le somme della concitata assemblea: “Noi dobbiamo, con il vostro consenso e apporto, andare a chiedere domani (mercoledì, ndr) investimenti concreti, non  con i soldi dei lavoratori, e se l’azienda ha presentato o meno concordato, di quale tipo e se sono in grado di pagare gli stipendi di febbraio. Noi domani non chiuderemo alcun accordo”.

Incontro tecnico Domani, mercoledì, si dovrebbe tenere un non meglio precisato ‘incontro tecnico’ tra i sindacati nazionali e la nuova proprietà. Un confronto che si annuncia dirimente e complesso. Ma, con ogni probabilità, il redde rationem sarà al Mise il 6 marzo.

(Servizio in aggiornamento) 

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