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Elezioni regionale, il Pd insegue il M5S sul vincolo di mandato: chi cambia casacca sarà multato. Scoppia subito la polemica

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Elezioni regionale, il Pd insegue il M5S sul vincolo di mandato: chi cambia casacca sarà multato. Scoppia subito la polemica

Redazione politica
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L'ingresso della sede regionale del Pd
L'ingresso della sede regionale del Pd

PERUGIA  – Per il Pd le polemiche non finiscono mai. Prima quella sulle dimissioni della presidente della Regione Catiuscia Marini, poi quella sulla composizione della lista dei candidati e ora arriva quella relativa a una clausola in base alla quale il consigliere regionale eletto alla prossima consultazione debba versare al partito una sorta di quota spese di diverse migliaia di euro (circa trenta mila) in caso decida di lasciare lo schieramento tra i documenti firmati dai candidati. Un atto sottoscritto al momento dell’ accettazione della candidatura tra gli stessi e il tesoriere del partito. La notizia è stata anticipata da Il Messaggero.

La spiegazione “Si tratta – ha spiegato all’Ansa il commissario umbro del Pd Walter Verini -, per quello che ne so, di una proposta lanciata in una riunione da qualche candidato in relazione a quanto successo nella scorsa legislatura umbra, condivisa dagli altri e recepita dal tesoriere. Una sorta di rafforzamento di prassi e modalità già esistenti. Nulla a che vedere con diritti, doveri e libertà di ogni consigliere nell’ esercizio del suo mandato. Soltanto una sorta di ‘ risarcimento’ non nel caso in cui un consigliere regionale non decida legittimamente di dissentire, ma di rompere il patto con i nostri elettori e con il partito”. Secondo Verini “ancora più abissale è la distanza dei temi nazionali legati al vincolo di mandato”. “In questo caso infatti – ha aggiunto il commissario umbro del Pd -, come è ovvio, l’introduzione rappresenterebbe una gravissima lesione dei diritti costituzionali dell’ eletto che rappresenta gli elettori. Senza vincolo di mandato”. “Qui insomma – ha sottolineato ancora Verini – si tratta di un libero patto siglato dal candidato e il suo partito. Pur avendo acconsentito alla proposta sono il primo a sapere che problemi come questi vanno prevenuti e risolti con il confronto politico”.

Leonelli Nel frattempo però, nessuno intende intestarsi la proposta. E così l’ex segretario regionale, e candidato, Giacomo Leonelli puntualizza: “Leggo che il commissario umbro del Pd Verini attribuirebbe a me la proposta del cosiddetto rimborso a titolo risarcitorio di 30 mila euro previsto in caso di abbandono del gruppo consiliare da parte degli eletti – commenta in una nota il consigliere regionale uscente e candidato Giacomo Leonelli -. Sinceramente non ricordo di aver espressamente fatto questa proposta, ma  posso dire che il principio generale di questa idea è stato sostanzialmente condiviso da me e dagli altri colleghi candidati. L’obiettivo, per come io l’ho interpretato, è quello, semplicemente, di garantire a un partito che a livello territoriale vive solo sulle contribuzioni degli eletti, una entrata certa, nel pieno rispetto della legge, oltre che del codice etico, dello statuto e dei regolamenti finanziari del Pd. Nel corso della passata legislatura – aggiunge -, da segretario regionale, ho potuto toccare con mano la delicatezza dell’argomento, quando un consigliere ha scelto di uscire dal Pd e dal gruppo; già allora attività politica e posti di lavoro dei dipendenti rischiarono di risentirne in maniera importante. Anche per questo non ci è sembrata, a me e agli altri colleghi, così fuori luogo l’idea di impegnare tutti gli eletti a corrispondere una cifra che comunque è meno della metà di quanto dovrebbe versare un consigliere in via ordinaria in caso di elezione in cinque anni al Pd”.

Gammaitoni  Più che mai sulla difensiva anche il capolista Pd Luca Gammaitoni “Non comprendiamo sinceramente questa polemica. É una proposta nata al nostro interno, che il Tesoriere ha inserito nelle regole che ogni candidato sottoscrive con il proprio partito al momento dell’accettazione della candidatura. Per noi è un patto politico-morale, per rispetto della comunità di elettori democratici che ci voterà sotto il simbolo Pd non certo un vincolo sanzionatorio. E come tale l’abbiamo sottoscritto”.

Critiche Ma la spiegazione di Verini non convince diversi esponenti del Pd che criticano senza mezze misure la scelta “La multa che il Pd sta pensando di applicare ai propri candidati nelle liste dell’Umbria, è un errore madornale – per il senatore Pd Dario Stefano, vicepresidente del gruppo dem a Palazzo Madama -. Non si può in alcun modo copiare il vincolo di mandato del M5s, in questo modo si spaventa qualche eletto, ma si annacqua pesantemente l’identità democratica e plurale del Pd”. Matteo Orfini sostiene che “la scelta di inserire il vincolo di mandato con tanto di multa è qualcosa al di fuori della cultura politica democratica e spiace davvero che qualcuno non se ne renda conto”. Anche per il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci “inseguire il M5s, prevedere una multa, inserire una sorta di di vincolo di mandato per i candidati alle regionali del Pd in Umbria, non mi sembra affatto una buona idea. Il commissario del Pd Walter Verini ci ripensi”. Insomma, una vera e propria sconfessione.

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