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Due registri dell’Ottocento in vendita online: commerciante denunciato per ricettazione

Entrambi i volumi sono stati riconsegnati dai carabinieri all’Archivio diocesano di Gubbio

GUBBIO – Due registri manoscritti, il “Libro dello stato delle Anime della Parrocchia di Valdichiascio dell’anno 1807” e quello “Dello stato delle Anime della Chiesa Cattedrale di Gubbio dell’anno 1855” sono stati restituiti dai carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale (Tpc) di Perugia al direttore dell’ufficio Beni culturali della diocesi di Gubbio, Paolo Silvano Salciarini. Sono ritenuti molto importanti per la ricostruzione della storia e della vita delle comunità locali dell’epoca.

Particolari Questi particolari ‘atti’ manualmente redatti dai parroci del tempo, i quali li aggiornavano con meticolosa puntualità – sottolinea l’Arma -, contengono i dati anagrafici e religiosi (nascite e morti) dei parrocchiani, le professioni svolte e le proprietà a loro riconducibili, queste ultime utilizzate ai fini della determinazione della “Decima” da versare alla parrocchia. Possono essere considerati alla stregua dei moderni censimenti.

A volte riportavano pochi e scarni dati indicanti semplicemente i casati e i nomi di battesimo con relative date di nascita e morte; più spesso però vi si trovano registrazioni particolareggiate.

Investigazione Il recupero è stato possibile grazie all’attività investigativa avviata dai carabinieri Tpc in relazione ai riscontri ottenuti nel corso di un controllo amministrativo svolto nei confronti di un commerciante del settore archivistico-librario attivo nella provincia perugina. In particolare gli “investigatori dell’Arte”, nel controllare gli annunci di vendita online presenti sul sito web del negoziante, hanno voluto approfondire la messa in vendita dei due registri.

Pubblica Una volta confermata la loro natura ‘pubblica’ e, di conseguenza, l’inalienabilità è stata confermata l’illecita provenienza dei due registri per sottrazione indebita avvenuta ai danni delle parrocchie eugubine. I carabinieri hanno quindi immediatamente contattato il direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Gubbio, che ne ha riconosciuto e rivendicato la proprietà con richiesta di restituzione.

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