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Il Pd è un vaso di Pandora: stop di Marini sul cambio in Giunta

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Il Pd è un vaso di Pandora: stop di Marini sul cambio in Giunta

Pinocchio
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Una manifestazione del Partito democratico

PERUGIA –  L’immagine più veritiera del Pd umbro, ovvero Partito demoralizzato, è questa. Le ore 18 passate da qualche minuto di lunedì 5 marzo, terzo piano di palazzo Donini. Fresca la disfatta del Pd. Tre dirigenti, uno di lungo corso, escono dall’ufficio della presidente della Regione, Catiuscia Marini. “In Umbria è finito un ciclo durato quarant’anni: siamo tutti improvvisamente dei reduci. Come se ne esca non si sa, di sicuro non potrà essere nessuno di noi a proporsi come ricostruttore”. Facce scure, analisi affilata come una lama, ma vera e brutale. Da Pietro Conti in avanti, per chi conosce di storia e politica della regione, si è arrivati alla frana di oggi che tutto travolge.

Generali I generali della prima linea spazzati via dal voto degli umbri, e con loro tutti gli eterni giochi di minuetto di corrente e sub corrente che hanno accompagnato il Pd in questi anni. Sgomberato il campo e lasciate le macerie. Dopo pochi giorni, la presidente Marini si presenta in conferenza stampa e dice: “La colpa è di tutti e non servono rese dei conti”. Una cosa non geniale, ma di buonsenso: inutile continuare a scannarsi quando la casa è andata in fumo, anche se non tutti lo capiscono e qualcuno, con sprezzo del pericolo e del ridicolo, continua come se nulla fosse accaduto. Ma c’è di più: l’analisi della sconfitta si porta dietro anche qualche grottesco paradosso, e così per un paio di giorni si concedono titoli ai giornali sul possibile rimpasto di Giunta. Come a dire di mettere Dracula all’Avis: effetto straniante, i poveri elettori del Pd umbro vengono colti da labirintite: “Siamo pazzi noi, o questi hanno perso la trebisonda”, devono essersi domandati. Risposta: hanno perso la trebisonda.

Il mare Ed è anche comprensibile. Di fatto, assumendosi anche colpe non sue, si dimette il segretario regionale  Giacomo Leonelli, mentre il partito va sotto il pelo dell’acqua. Silenzio di tomba. Qualche voce stridula si senti nei corridoi di palazzo, ma nulla più. A Terni, intanto, a pochi mesi dal voto viene giù di tutto, o quasi: l’ex senatore Rossi abbandona il partito, qualcun altro lo segue, e in quello che rimane del gruppo dirigente ci si azzanna in dispute che neanche Euclide capirebbe. Nel frattempo, il fiume grillino si ingrossa. Si vedrà. Panorama sconfortante. E il rimpasto in giunta regionale? Ieri pomeriggio, in un ristorante perugino con alcuni commensali, la presidente Marini chiude così la vicenda: “Con questa storia del rimpasto rischiamo di farci venire a prendere con le camicie di forza. Ma pensiamo di prosciugare il mare con il secchiello?”. Già, perché la presidente conta in questi due anni di mandato che gli restano di chiudere senza sfregi: “Non saremo di certo noi i protagonisti di un capitolo tutto da scrivere: farò quello che posso, ma siamo di fronte a un mondo tutto nuovo che avrà protagonisti nuovi e che oggi non sono nemmeno sulla scena. Un ciclo è finito, tutti bisogna esserne consapevoli”.

Sindaci e progetti Nel mezzo dell’assordante silenzio, spunta la cavalleria dei sindaci. Tutti insieme per una iniziativa in  programma domenica alle 10 al circolo Acli di Sant’Andrea d’Agliano. Le firme in calce? Alfio Todini (Marsciano), Nando Mismetti (Foligno), Andrea Pensi (Gualdo Cattaneo), Francesco De Rebotti (Narni), Massimiliano Presciutti (Gualdo Tadino), Federico Gori (Montecchio) e Giuseppe Germani (Orvieto). Storie, percorsi diversi, tutti uniti dal comune denominatore di parlare e capirsi. L’elenco dei buoni propositi, a partire dal superamento delle correnti c’è: “C’è stato un 8 settembre per il Pd, e domenica – sottolineano – è stato spazzato via tutto; la discussione non è più tutta interna a un esercito vincitore, dentro il quale ognuno spostava le proprie truppe”. Giusto, il problema è che nessuno si può chiamare fuori e inventarsi improvvisamente nuovo. E cosi un dirigente democrat che non ci sarà, va giù duro: “L’iniziativa è stata lanciata da gran parte dei sindaci vicini alla mozione Orlando e comunque tutti, a vario titolo, in questi anni hanno partecipato al gioco delle correnti interne, inutile fare i salvatori e tantomeno i puri”. E qualcuno va anche più avanti: “Vedremo se ci sarà qualcuno della giunta regionale, e poi si capirà che verso prende la questione”. Spifferi gelidi.

Reggenza Nel frattempo, si aspetta che il dibattito a livello nazionale prenda un verso e una sostanza. Il reggente del partito in vista di un congresso straordinario? Anna Ascani, indiziato numero uno. Se si vuole provare ad andare avanti. Il voto a Terni e Spoleto e dietro l’angolo. Ci sarà modo di riparlarne. Per ora siamo al Partito demoralizzato.

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