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Disabilità indipendente, le associazioni umbre non vogliono consulenti esterni o cooperative nei progetti

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Disabilità indipendente, le associazioni umbre non vogliono consulenti esterni o cooperative nei progetti

Andrea Giuli
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L'assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini

TERNI – Le associazioni umbre che si occupano a vario titolo di disabilità (Insieme Per Te, Aucla, Volare Insieme, Afad, Auret, Comitato Montinari Umbria, Dimensione Autismo, Associazione nazionale privi della vista e ipovedenti, Ani Onlus, Un Volo Per Anna Onlus, Aila, Autismo Diamoci Una Mano Onlus) hanno partecipato nelle ore scorse ad un incontro in Regione particolarmente importante, non privo, però, di indicazioni critiche e dubbi proprio da parte delle associazioni suddette che, nel merito, hanno diffuso un comunicato.

L’incontro Si è svolto, dunque, martedì mattina, presso la sede della Regione Umbria, l’incontro promosso dall’assessore al Wefare Luca Barberini con i rappresentanti di diverse associazioni umbre dedite alla tutela dei disabili per discutere le linee guida in materia di vita indipendente per le persone con disabilità predisposte dalla Giunta Regionale con delibera dello scorso 23 maggio.

Il ruolo della Regione La Regione infatti, in ottemperanza alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili, ha stabilito i criteri di massima e le modalità per consentire agli aventi diritto di usufruire dei vantaggi previsti per le persone con handicap motori o cognitivi, in modo tale di poter consentire loro una vita quanto più più possibile autonoma e indipendente, ovvero una assistenza che non dipenda da servizi o strutture pubbliche o delegata a gestori esterni come le cooperative, bensì in base alla predisposizione di un progetto individuale da parte di ogni disabile, aderente alle proprie esigenze e la messa a disposizione da parte dell’amministrazione di fondi per poter assumere un assistente personale o per usufruire di mezzi e apparecchi. In pratica, un totale cambiamento dell’ottica assistenziale, con le risorse gestite direttamente dal disabile e dai suoi assistenti, sempre sotto la vigilanza dell’ente erogatore.

Linee guida, i quattrini “L’incontro di martedi – si legge nel comunicato delle associazioni – si è reso necessario dopo la pubblicazione delle citate linee guida, nelle quali decine di associazioni su tutto il territorio umbro hanno ravvisato criticità e probabili disfunzioni e pertanto hanno richiesto l’incontro per poter avanzare le proprie costruttive osservazioni ed influire sulla predisposizione definitiva dei criteri da adottare. La Regione è chiamata a gestire per tale scopo una somma di 2.500.000 euro di contributi comunitari con la quale, secondo lo schema adottato, verranno finanziati almeno 126 progetti, con contributi fino a 18.000 euro e per un periodo massimo di 18 mesi”.

Timori “Ma il timore delle associazioni – prosegue la nota – dalla lettura delle linee guida è che i progetti di vita indipendente vengano solo parzialmente adottati, rimanendo una parte dei servizi demandati a strutture pubbliche o cooperative, circostanza che non consentirebbe di attuare appieno lo scopo della totale autonomia del disabile. L’obiettivo deve essere quello di dare fondi da gestire autonomamente sotto ogni aspetto”.

Il consulente Secondo queste associazioni “in particolare, particolarmente criticata dalle associazioni è stata la scelta di creare la figura del consulente alla pari, ossia una persona che dovrebbe indirizzare i disabili ed aiutarli nella predisposizione dei progetti e che, se inserita all’interno delle strutture comunali volte a recepire le domande, potrebbe indirizzare scelte che invece andrebbero fatte in totale autonomia. Detta figura, quindi, deve essere facoltativa ed esterna. Tra l’altro 120 milioni dei fondi europei verrebbero stanziati proprio per tale consulente, invece che essere destinati direttamente a finanziare i progetti dei disabili”.

Altre criticità ma non è finita. “Ulteriori perplessità – conclude il comunicato associativo – sono state sollevate sul fatto che non è stata prevista, almeno ad ora, una graduazione degli interventi in base alla tipologia e gravità della disabilità, alla situazione reddituale e al contesto socioeconomico dei singoli e anche sulla scelta di non consentire ai parenti più stretti di essere destinatari dei contributi quali assistenti personali, circostanza che invece in molti casi corrisponde a un’esigenza imprescindibile. Ultimo chiarimento chiesto, purtroppo senza risposta, è sul destino di questi progetti quando i fondi comunitari saranno finiti al termine dei 18 mesi, non essendo al momento previste ulteriori risorse finanziarie. Tutte le dette istanze sono state quindi recepite dall’assessorato competente e verranno ulteriormente specificate dalle associazioni con un documento congiunto che verrà predisposto nei prossimi giorni ed inviato in Regione”.

 

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Andrea Giuli
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