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Dieci anni dall’omicidio di Meredith, la sorella: “Nostre vite cambiate per sempre”

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Dieci anni dall’omicidio di Meredith, la sorella: “Nostre vite cambiate per sempre”

Redazione
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PERUGIA – Dieci anni sono passati da quella tremenda notte che sconvolse Perugia, l’Umbria, l’Italia intera e i Paesi di origine dei protagonisti della drammatica vicenda. Era il primo novembre del 2007, quando la studentessa britannica Meredith Kercher venne assassinata all’interno della sua casa in via della Pergola. L’unico a essere stato condannato per l’omicidio della giovane londinese è stato Rudy Guede – presente in casa la notte del delitto ma che ha sempre sostenuto la propria innocenza -, che dovrà scontare 16 anni di carcere. Raffaele Sollecito e Amanda Knox, uniti da un legame sentimentale i giorni della tragedia e sempre proclamatisi innocenti, furono condannati in primo grado e assolti in appello tornando liberi. Quest’ultima sentenza, venne però annullata in Cassazione. La Suprema Corte, quindi, dispose un nuovo processo di secondo grado, che venne celebrato a Firenze e che terminò con una loro nuova condanna. Infine, gli ermellini assolsero definitivamente il giovane pugliese e la studentessa di Seattle. Un altro nome che finì su tutti i giornali, fu quello di Patrick Lumumba, arrestato poche ore dopo l’uccisione di Meredith e poi scagionato completamente da ogni accusa.

Il ricordo Con una cerimonia privata nel piccolo cimitero alle porte della capitale britannica dove riposano le spoglie di Meredith, la famiglia Kercher ha voluto celebrare i dieci anni dall’uccisione della propria cara.

Caso abbandonato? A chiederselo è Stephanie, la sorella di Meredith, attraverso una lettera inviata ai legali della famiglia: “Dieci anni fa, oggi, le nostre vite sono cambiate per sempre. Il nostro mondo è stato distrutto da ciò che si potrebbe definire come ‘un’altra notizia di cronaca'”: scrive Stephanie all’avvocato Francesco Maresca. “Nonostante ci si rattristi sempre per il numero crescente di morti che appaiono quotidianamente nei telegiornali – continua nella missiva la sorella di Meredith -, è comunque qualcosa che non penseresti mai ti possa accadere. Il primo novembre, il giorno in cui Meredith ci è stata brutalmente portata via, è indelebile nella mia mente. Mi hanno chiesto, ovviamente, come la ricorderemo e come ci sentiamo oggi, il giorno del decimo anniversario dalla sua morte. Come possono capire coloro che hanno perso qualcuno di caro, o coloro che hanno vissuto la tragedia di perdere qualcuno in maniera così brutale, vi possiamo dire che il dolore e il senso di impotenza non si affievolisce mai”.

Amanda “Le mie memorie di Meredith sono sepolte sotto le orribili foto dell’autopsia, gli insulti verbali e le minacce di morte che ho ricevuto (e ancora ricevo), le false accuse, gli anni di carcere che ho sopportato, i processi multipli e i titoli spaventosi che sovrapponevano i nostri nomi e le nostre facce, ingiustamente, confondendo la sua morte con la mia identità”: così Amanda Knox ricorda su Westside Seattle nel giorno del decennale della tragedia. “Non sopporto che i miei ricordi” di Meredith – ha scritto la giovane americana – “siano sepolti sotto anni di sofferenza che io e Raffaele abbiamo sopportato dopo il suo omicidio”. “Mi deprime sapere – ha aggiunto – che il piangerla mi costi critiche per ogni cosa che io oggi dica o non dica. Ma ancora più deprimente è il fatto che Meredith oggi non sia qui, mentre meriterebbe di esserci. Mi manca e le sono grata per il ricordo dei tempi passati insieme”.

 

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