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Decostruttori Postmodernisti, quattro perugini in prima serata su Rai Uno

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Decostruttori Postmodernisti, quattro perugini in prima serata su Rai Uno

Francesca Cecchini
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PERUGIA – Personaggi famosi sul palco dell’Auditorium Rai di Napoli divisi in due squadre da otto in una gara all’ultima canzone: riconoscere un brano e indovinare i nomi degli interpreti. Questo in Music Quiz, nuovo programma trasmesso in prime time da Rai 1 il venerdì sera, iniziato lo scorso 16 dicembre, condotto da Amadeus e tratto dal format francese Le Grand Blind Test. Il 30 dicembre, durante la terza puntata, c’è però qualcosa che ‘suona’ familiare. Lì, in studio, ad eseguire i brani per Gloria Guida, Paola Perego, Lucrezia Lante della Rovere, Serena Rossi, Flavio Montrucchio, Paolo Conticini, Tullio Solenghi, e Roberto Farnesi ci sono quattro dinamici musicisti provenienti da Perugia. A stimolare memoria e orecchio musicale delle due fazioni capitanate dalla Rossi e dalla Della Rovere, ci sono infatti anche i poliedrici Decostruttori Postmodernisti (Massimo Cervini, Lorenzo Mercatelli, Manuel Magrini, Andrea Angeloni).

Come arriva la partecipazione al  programma sono proprio loro a spiegarcelo, i quattro ironici  “musicisti di professione prestati all’avanspettacolo, un po’ per passione ed un po’ per colpa dei mutui sub-prime”.

È nata per caso, come l’amore vero: dopo aver partecipato al TolfArte Festival la scorsa estate, gli organizzatori dell’evento ci hanno proposto agli autori del programma, in cerca di musicisti eclettici in grado di interpretare delle “cover improbabili”. Data la nostra innata stravaganza musicale ed incontenibile presenza scenica, gli autori debbono aver esclamato in coro: “Eureka!”.

Come avete preparato il repertorio?  

Nonostante il nostro curriculum sia riconducibile al mondo classico, il gusto per la contaminazione non è mai mancato nella cifra stilistica del progetto e nella smania di riproporre la storia della grande musica nelle sue versioni meno convenzionali. Per questo, seppure alcune richieste della produzione fossero una sfida in termini arrangiamentali, abbiamo cercato di mantenere uno spirito decostruttivista in ogni brano commissionatoci. Per ora siamo presenti in una puntata e un paio di brani sono stati registrati per un utilizzo futuro, ma poi chissà…

Lo scatto emotivo di partecipare ad un programma nazionale in prima serata della Rai?

Sicuramente l’emozione e la gioia di poter finalmente vedere dal vivo il celeberrimo Amadeus – dopo averne sentito parlare per tutti questi anni in Conservatorio e dopo averne studiato ogni singola composizione orchestrale – è stata profonda. Poi abbiamo compreso che non era l’Amadeus Mozart che pensavamo. Al di là di questo, come c’era da aspettarsi, le abbaglianti luci dello show business hanno portato alla ribalta la nostra più volte dichiarata agorafobia.

Ci raccontate un aneddoto divertente di quest’avventura?  

Il nostro camerino confinava con quello di Al Bano, o così almeno recitava la targa. Abbiamo bussato ma poi… Di certo è stato strano stare nel backstage con personaggi come Orietta Berti, mentre sia Tullio Solenghi che Luca Ward, dietro le quinte, ci hanno chiesto di spiegargli nel dettaglio il funzionamento del theremin.

Vi definite agorafobici (definizione che, ovviamente, ci sembra più scaramantica che veritiera). Come siete riusciti ad esibirvi davanti a delle telecamere che, dall’altra parte, hanno rimandato la vostra immagine a milioni di spettatori?

Macché scaramantica! Due terzi dei nostri musicisti – dunque 2,66 componenti del gruppo – si sono conosciuti in un centro per la gestione dell’ansia! Fortunatamente il rimanente terzo dei musicisti (1,33 componenti) si avvale regolarmente di un sostegno psicologico per combattere il narcisismo e così, nel complesso, siamo riusciti a cavarcela. Ci consideriamo un ensemble equilibrato.

“Il gruppo crede nella bellezza della musica e tenta quindi di realizzare ancora lo scopo per cui i brani sono stati scritti, ovvero stupire e far riflettere”. Secondo voi le nuove generazioni che vi ascoltano sono in grado, immersi in un momento storico-sociale tanto incerto e frenetico, come quello in cui viviamo, di fermarsi e cogliere il vostro spunto di riflessione?  

A volte lo crediamo, altre lo speriamo, altre ancora non lo reputiamo lontanamente verosimile. La realtà è che non pensiamo di essere – metaforicamente parlando – la fidanzata perfetta che ogni madre vorrebbe per suo figlio, quanto invece l’avventura estiva di chi si avvicina al mondo della classica e, soprattutto, la voluttuosa amante di chi cerca nuove chiavi di lettura in quel complesso universo.

Il brano di un grande compositore che avreste voluto scrivere e uno che vi rappresenta particolarmente?

I Decostruttori amano ciò che possono reinterpretare e, di solito, dissacrare. Ci sentiamo onnivori e bipolari. Per capirci: Gigi D’Alessio fatto alla Rossini va bene, Rossini fatto alla Gigi D’Alessio al limite anche, ma Rossini fatto alla Rossini no… Figuratevi quindi Gigi D’Alessio fatto alla Gigi D’Alessio! Tutto è terreno potenzialmente fertile per il nostro intervento creativo, sta poi a noi cogliere l’idea giusta.

Vi abbiamo visto in scena quest’estate al Todi Festival nello spettacolo teatrale di Malabranca Teatro in cui siete riusciti a stupirci con la vostra presenza scenica (che si amalgamava perfettamente con la compagnia teatrale) e con la scioltezza di affrontare un palcoscenico ‘fuori generis’ per voi. Ci riserverete altre sorprese? 

L’esperienza con Malabranca è stata molto bella sia per il progetto artistico in sé, sia per le persone con cui abbiamo lavorato. Ci piacerebbe molto esibirci ancora in collaborazione con il mondo del teatro. E sì, vi riserveremo altre sorprese, sempre che il mondo del teatro voglia saperne ancora di noi. In ogni caso tutte le novità le troverete nel nostro sito www.decostruttori.it

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