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David Raggi guadagnava troppo: lo Stato nega l’indennizzo alla famiglia

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David Raggi guadagnava troppo: lo Stato nega l’indennizzo alla famiglia

Redazione
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Il luogo dell'omicidio; nel riquadro David Raggi

TERNI – Dopo il dolore, la beffa. Non basta aver perso un figlio in quel modo, ucciso barbaramente da un marocchino ubriaco, Amine Aassaoul, in piazza dell’olmo, la famiglia di David Raggi riceve un altro brutto colpo da parte dello stato. Non potranno insomma accedere all’equo indennizzo, il fondo per le vittime dei reati internazionali violenti. Motivo? Davide Raggi era troppo ricco. Guadagnava infatti “ben” 13500 euro annui. Troppi, secondo la nuova legge 122 dello scorso 7 Luglio, con le quali sono state recepite alcune norme che derivano dall’appartenenza dell’Italia all’Ue. Fra queste appunto, anche quella del reddito.
In particolare, leggendo fra le righe della normativa, si riscontra come può accedere al fondo soltanto chi rientra nel limite massimo di reddito fissato in 11500 euro annui, entro il quale si può usufruire del gratuito patrocinio per la difesa nei processi. Un provvedimento contro il quale la famiglia ha già annunciato tramite il legale, l’avvocato Massimo Proietti, di voler presentare ricorso per anticostituzionalità. E’ ovvio che non è una questione della cifra – lo stanziamento per l’integrazione complessiva del fondo appena 2,6 milioni di euro l’anno– che sarebbe erogata, è il “principio”, quello contro il quale la famiglia Raggi si indigna. Peraltro, costituisce ora un precedente, che si potrà applicare a qualunque altra vittima di episodi del genere.
La famiglia Raggi aveva fatto causa allo Stato, citando in giudizio il ministero dell’Interno, quello della Giustizia e la presidenza del Consiglio (per circa 2 milioni di euro complessivi). Il Viminale era stato citato per la mancata espulsione di Aassaoul, il ministero della Giustizia per la mancata applicazione di un cumulo di pene del marocchino. La presidenza del Consiglio invece, per la mancata attuazione della direttiva comunitaria 80/2004 che prevede l’istituzione di un fondo di garanzia per le vittime di reati gravi, commessi da persone prive di reddito, come appunto il marocchino o che non possono liquidare le provvisionali a cui sono stati condannati: 400 mila euro nel caso della famiglia Raggi.
Lo Stato, secondo quanto afferma Proietti “ha tentato di risolvere il problema” facendo rientrare tutto nel fondo già esistente per le vittime di reati di mafia “che già è insufficiente di suo e quindi ora lo diventerà ancora di più”. L’incostituzionalità sarà invece sollevata relativamente alla limitazione di reddito.

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