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Crisi Treofan, arriva la chiamata del Mise. Latini: “Solidale coi lavoratori”

Economia ed Imprese Terni

Crisi Treofan, arriva la chiamata del Mise. Latini: “Solidale coi lavoratori”

Redazione
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TERNI – I lavoratori della Treofan, l’azienda chimica di proprietà della indiana Jindal che da oggi sono in sciopero per protestare contro le promesse disattese e le mancate risposte sul futuro dello stabilimento sono stati convocati dal Mise per  una ‘call conferenze’l’appuntamento è fissato per le 16 di mercoledì prossimo.

Lo sciopero. Intanto, nella mattina di giovedì si sono ritrovati alle 10 in picchetto davanti alla portineria automezzi, dell’ad di Treofan Manfred Kaufmann di bloccare la mobilitazione proponendo un nuovo tavolo tecnico.  I rappresentanti delle sigle sindacali, Davide Lulli, Massimo Serantoni, Fabio Boncio hanno sottolineato ” la mancata predisposizione e presentazione di un piano industriale per il sito”, che ha visto dimezzare la produzione del prodotto di punta, il laccato, passata dalle 8 mila tonnellate dell’intero 2019 alle circa 2 mila registrate al momento nell’anno in corso.  Davide Lulli, Massimo Serantoni, Fabio Boncio – sono tornati a sottolineare «la mancata predisposizione e presentazione di un piano industriale per il sito», che ha visto dimezzare la produzione del prodotto di punta, il laccato, passata dalle 8 mila tonnellate dell’intero 2019 alle circa 2 mila registrate al momento nell’anno in corso.

Latini Il  sindaco Leonardo Latini si è recato alla Treofan per incontrare i lavoratori in sciopero. “Ho ascoltato le preoccupazioni dei dipendenti della Treofan – dice il sindaco – che manifestano giustamente a causa del comportamento dell’azienda e dell’incertezza nella quale si trovano anche per la mancanza di un chiaro piano industriale da parte della proprietà. Come rappresentante della istituzione più prossima al territorio non posso che associarmi a tali preoccupazioni per le sorti di un’azienda erede della grande tradizione del polo chimico ternano. Un’azienda che peraltro ha sempre lavorato durante il lockdown perché la sua produzione è stata considerata strategica e che quindi – a maggior ragione – pretende la massima attenzione a livello nazionale”.

 

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