CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Crisi a palazzo Spada, il sindaco non ha deciso ma vuole avere un via libera dalla città. Riunione di maggioranza con varie defezioni

EVIDENZA Terni Politica Extra

Crisi a palazzo Spada, il sindaco non ha deciso ma vuole avere un via libera dalla città. Riunione di maggioranza con varie defezioni

Andrea Giuli
Condividi

La sede del Pd di Terni

A.G.

TERNI – Ancora navigazione a vista, e l’approdo è tutt’altro che vicino. Una lunga riunione in via Mazzini tra la maggioranza consiliare di palazzo Spada, la giunta comunale e il sindaco per la seconda volta dimissionario, dopo la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune.

Riunione Una lunga riunione, questa di sabato, che si sapeva non sarebbe stata decisiva, tanto che ne era già stata convocata un’altra per lunedì pomeriggio. Eppure, il summit di sabato non sembra avere sortito passi in avanti reali e concreti verso una soluzione del problema.

Maggioranza fragile, gli assenti  Anzitutto, i numeri. Necessari per approvare il dissesto nella seduta di Consiglio fissata per il 15 febbraio e subito dopo, semmai, per tentare di portare la zattera digirolamiana a fine consiliatura, nella primavera 2019. E, ad oggi, i numeri sono piuttosto incerti e sul filo. Alla riunione di sabato mancavano i consiglieri (più o meno breghiani) Bencivenga e Bartolini, Teofrasti (sembra giustificato e rappresentato dal mite Pennoni) e il socialista-indipendente di sinistra, Ricci, ancora incerto se fare di testa propria o aderire alla linea del “tutti a casa” del segretario socialista provinciale, Pastura. Assente anche il consigliere di Liberi e Uguali, Piermatti, impegnato in una contestuale iniziativa elettorale del suo partito. C’era invece una consigliera del Pd che però potrebbe essere assente al consiglio del 15, visto che ha già un aereo vacanziero prenotato. In sostanza, se si andasse domattina a votare il disssesto in Consiglio potrebbe scapparci il patatrac. Per questo, se il 15 febbraio la maggioranza non avrà i numeri veri, la seduta potrebbe saltare subito per mancanza del numero legale (altre due sedute sono già stabilite per il 16 e 17). Una parte di questi consiglieri potrebbe addivenire a più miti consigli, altri potrebbero votare contro il dissesto o non presentarsi.

Calcoli, opposizioni Ai fini numerici, peraltro, qualcuno dei partecipanti alla riunione pare abbia anche ragionato, in vista della seduta calda del 15 febbraio, sulle presenze o meno in aula delle minoranze. I tre consiglieri forzisti non dovrebbero partecipare al voto sul dissesto. Altre opposizioni pare stiano valutando l’atteggiamento da tenere. Ma, in tale frangente, è assai difficile che possa arrivare alla maggioranza un qualsiasi soccorso, perfino “azzurro”.

Nulla di fatto, Di Girolamo interlocutorio L’incontro di sabato non ha sciolto questo nodo, come insoluta sarebbe ancora la volontà effettiva del sindaco circa il da farsi: suoi fedelissimi accreditano la tesi di una sua volontà di andare avanti e, dunque, di ritirare le dimissioni. Ma, in riunione, lo stesso Di Girolamo non avrebbe fatto cenno ad una sua scelta in tal senso, nè conferma, nè ritiro.

Rebus Giunta Del resto, silenzio totale si sarebbe registrato anche sulla possibilità di una nuova Giunta di rilancio, e tantomeno su una sua eventuale composizione. Se l’addio, per motivi personali, dell’assessore Giacchetti è certo, sull’argomento i coltelli sono ben affilati, similmente ai veti incrociati, pronti a scattare. Un altro bel “crostino” che non aiuta a dipanare la vicenda.

Condizioni Non solo. Il sindaco non si sbilancia, ma la sua maggioranza gli chiede invece, per poter rischiare un’ultima volta in una situazione complicatissima, una road map chiara e prima del 15 febbraio: tempi, programmi e assetti di Giunta.

Il sindaco tasta il polso alla città C’è di più. Di Girolamo sta incontrando gli attori principale della città: sindacati, associazioni di categoria, eccetera. Vuole – così trapela – tastare concretamente il polso della situazione e della città stessa. Nel senso che vuole avere il sostanziale beneplacito per tentare di arrivare al 2019. Operazione non semplice, fermo restando che il clima in città verso questa amministrazione non pare esattamente dei migliori.

Paura del voto anticipato Insomma, la volontà di imbastire una intesa (o, per i maligni, un accrocco) ci sarebbe. Le condizioni tutt’altro che agevoli. E il tempo ormai è alle strette: 15, 16 e 17 febbraio consiglio comunale, mentre il 19 dello stesso mese è il termine ultimo concesso al sindaco dalla legge per poter eventualmente fare marcia indietro sulle sue stesse dimissioni. Sarebbe la seconda volta. Il ragionamento prevalente nella maggioranza è che sarebbe di fatto suicida andare a votare fra quattro mesi (lo scenario si avrebbe con il sindaco che conferma le dimissioni e con l’arrivo del commissario che probabilmente traghetterà la città alle urne questa primavera), consegnando Terni in mano a forze politiche ritenute “non idonee”. Ma anche restare a tutti costi, valutano altri, in queste condizioni è un rischio forse non minore.

Idi di febbraio Pontieri ed emissari sono al lavoro senza sosta. I contatti ad alto livello pure. Ci sono ancora pochi giorni per capire come e dove si andrà a finire. Le idi di febbraio sono vicinissime.

 

 

Tags:
Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

  • 1

Ti Potrebbe anche Piacere