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Terni, il sindaco Di Girolamo conferma le sue dimissioni: “Sono amareggiato, è una grande sconfitta e mi assumo tutte le responsabilità”

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Terni, il sindaco Di Girolamo conferma le sue dimissioni: “Sono amareggiato, è una grande sconfitta e mi assumo tutte le responsabilità”

Andrea Giuli
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Il sindaco Di Girolamo in consiglio comunale

Andrea Giuli

TERNI –  Adesso è finita per davvero. Termina con circa un anno di anticipo la seconda amministrazione a guida Di Girolamo. img_6247

Ore 15.55: cala il sipario Il sindaco Di Girolamo conferma in consiglio comunale, venerdì pomeriggio, le sue dimissioni. Fine. Lo ha detto immediatamente in apertura, prendendo la parola dopo alcuni minuti di incertezza e di ritardo rispetto all’orario di inizio dei lavori, quando si è registrata in aula e nelle stanze attigue un’ultima, disperata conta degli assenti e dei presenti. Alcuni conciliaboli in extremis. Ma, probabilmente, il dado era tratto già da qualche ora. E lo ha tratto lo stesso primo cittadino.img_6243

Congedo Prima del discorso di addio del sindaco, tutto il comisglio comunale ha votato,per l’inversione dell’ordine del giorno: dunque prima le comunicazioni di Di Girolamo e poi il voto sul dissesto. E il sindaco ha parlato, annunciare, appunto, in apertura la conferma delle proprie dimissioni. Un lungo discorso di congedo, come nel suo stile, la testimonianza di una eredità che la storia giudicherà poi. E quindi, Di Girolamo, dopo aver inquadrato il difficilissimo e perdurante contesto locale e nazionale, ha sciorinato le cose fatte ed impostate dalle sue due amministrazioni. Ha ricostruito le ultime, travagliate fasi del predissesto. Un ringraziamento poi alla sua maggioranza (“che anche in questo frangente mi avrebbero assicurato il suo voto, qualora avessi ritirato le mie dimissioni”) e al suo partito. Un ringraziamento alla propria “meravigliosa” famiglia, ai suoi pazienti “sacrificati”, alla presidente della Regione. Di Girolamo ha parlato poi di una grande sconfitta di “cui mi sento pienamente responsabile e che mi addosso tutta”. Un ultimo grazie al compianto Enrico Micheli, con un ricordo personale. La vice rotta da un accenno di commozione. Un atto, alfine, di dignità. Scorrono dunque i iitoli di coda. E adesso, il commissario. Poi probabilmente (non appare scontato) il voto anticipato. Ma questa è già un’altra storia.img_6244

Dissesto Dopo il discorso del sindaco è cominciato il dibattito consiliare. Adesso è da capire se il secondo punto all’ordine del giorno, ovvero il voto sul dissesto (ormai conclamato) avrà corso. E se vi saranno in aula i voti necessari che, naturalmente, dovrà garantire anzitutto la maggioranza.

Maggioranza esile, no numero legale Intorno alle 18, dopo che il dibattito consiliare si è esaurito e dopo l’ennesima sospensione, è mancato il numero legale, visto che la maggioranza non è riuscita nuovamente a mantenere la propria soglia minima di presenze in aula (erano in 14, compreso il sindaco e il presidente del consiglio comunale, su 21) e che, a quel punto, tutte le opposizioni hanno (come fatto giovedì) abbandonato la sala, determinando così la mancanza del numero legale.

Fino al 19 Il sindaco resta comunque in carica fino alle 23.59 di lunedì 19 febbraio, così come il consiglio e la giunta. Per votare il dissesto invece, c’è tempo teoricamente fino a martedì 20 febbraio per effetto della scadenza di legge dei 20 giorni. Ma intanto, però, le dimissioni del sindaco si sarano trasformate in esecutive ed efficaci (cioè il giorno prima, lunedì). Quindi, a seguito di conseguente comunicazione da palazzo Spada nella giornata di martedì, entrerà in scena il commissario che scioglierà gli organi politici. Ci vorranno probabilmente alcuni giorni.

Il commissario e il voto Il consiglio non ha così votato la delibera di dissesto preparata dalla Giunta e, probabilmente, non verrà votata neppure nell’ultimo consiglio comunale, già fissato per sabato. Se questo accadrà, subentrerà nei prossimi giorni il commissario prefettizio che dovrà prendere atto e ratificare il dissesto. Ed è qui, nell’interminabile diatriba tecnica ed esegesi normativa, che si inserisce l’ennesimo tarlo: essendo la giunta comunale caduta non tanto per un fatto politico, quanto tecnico-contabile e non avendo approvato il dissesto il consiglio (se questo avverà sabato), il commissario avrà la facoltà di attendere, capire, ratificare e dunque non agganciare necessariamente la finestra elettorale della primavera 2018? Oppure, come in molti sostengono, a questo punto il commissario sará costretto ad indire le elezioni il più presto possibile? Fra qualche giorno sapremo.

 

 

La giornata, prima delle dimissioni 

Avevano chiesto, il Pd ternano e la maggioranza in consiglio comunale, un intervento dall’alto. Palese, ufficiale.

Ore 13: l’aut-aut del sindaco Ma, prima del segno dall’alto, il “segno della croce”. Stando alle ultime indiscrezioni la riunione di maggioranza e giunta fissata per le ore 14 di venerdì è stata annullata. I rumors, provenienti dagli stessi consiglieri di maggioranza, vogliono che lo stesso sindaco arrivi alle 15.30 di oggi, in Consiglio, con questa decisione (se decisone si può chiamare): se vi saranno almeno 17 consiglieri di maggioranza a votare il dissesto, Di Girolamo potrà allora ritirare le dimissioni e tentare di andare avanti. In caso contrario, game over. Della serie: un cerino lungo come l’Empire State Building acceso tra gli scranni della maggioranza. Da copione, da manuale. E nessuna inversione dei punti all’ordine del giorno. Così pare. Ma c’è anche, per non farsi mancare nulla, un’ultima opzione, secondo i cosiddetti bene informati: il sindaco incassa il voto sul dissesto e poi conferma, comunque, le sue dimissioni.

La posizione della Marini E l’intervento dall’alto, tanto evocato, è arrivato, non dal quinto cerchio dell’Empireo, ma dal piano più importante di palazzo Donini. Quello che chiedevano. La presidente della giunta regionale umbra, Catiuscia Marini, a poche ore dall’ennesimo consiglio comunale decisivo per la sorte dell’amministrazione Di Girolamo, ha vergato una nota. Lo scorso 13 febbraio lanotiziaquotidiana.it aveva riportato un’indiscrezione, cercando di cogliere l’animus della Marini, e aveva parlato di “gelo”. Giusta o sbagliata che fosse quella indiscrezione di tre giorni fa, ecco, nella sua interezza, la posizione ufficiale della presidente, arrivata nella tarda mattinata di venerdì. E ciascuno potrà valutarne il senso vero e il peso:

“Le vicende politiche che stanno interessando la città di Terni, unite a quelle giudiziarie dei mesi passati ed alle decisioni amministrative assunte dagli organi di controllo in merito al bilancio dell’amministrazione comunale di Terni, impongono a tutti coloro che hanno responsabilità politiche ed istituzionali un atteggiamento di decisione di merito e non di mera polemica politica tra maggioranza ed opposizione, o all’interno della stessa maggioranza, o anche, ancor più grave, di dinamiche politiche interne al PD, che nulla hanno a che fare con il contributo all’azione di governo della città e al futuro degli interessi plurali dei cittadini.
È evidente che l’istituzione regionale, di cui io ho la responsabilità del governo, come fatto numerose volte in passato nei confronti di ogni amministrazione comunale, ed a maggior ragione di comuni con più ampia presenza di popolazione e di servizi, non farà mancare la sua attenzione responsabile, mettendo in campo, come sempre stato fatto, tutti gli strumenti di governo e di programmazione che possano contribuire a dare prospettive sia sul versante dei servizi pubblici, sia nelle politiche di crescita, di innovazione e di occupazione di cui in parte la regione è titolata.
In questi anni, non a caso, per Terni abbiamo lavorato per costruire insieme al Governo nazionale ed al Parlamento una strategia utile ad aggredire le criticità che negli anni della crisi si erano presentate sul versante del tessuto economico produttivo dell’occupazione. La costruzione del programma strategico dell’area di crisi che trova copertura finanziaria negli impegni del Governo e della Regione Umbria, i contenuti inseriti nell’accordo 2014 per il futuro delle acciaierie, i fondi per innovazione e ricerca nelle imprese ad alto contenuto di ricerca, i fondi FESR per la riqualificazione urbana e per Agenda Urbana di cinque Comuni umbri, tra cui appu
nto Terni, gli investimenti finanziari per l’edilizia ospedaliera, per le nuove tecnologie dell’ospedale di Terni, gli impegni sostenuti con il Governo sui temi delle infrastrutture materiali e digitali, necessitano di dare un percorso responsabile alla città di Terni e alla sua comunità di cittadini.
Non spetta al Presidente della Regione dire se ci sono le condizioni politiche perché un sindaco eletto direttamente dai cittadini, una maggioranza politica del Consiglio comunale che si è assunta l’impegno con gli elettori per il governo della città, e le forze di opposizione che sono chiamate anch’esse alla responsabilità istituzionale pur nella dialettica del confronto e della alternatività della proposta politica, possano assicurare risposte concrete alla città. Tali decisioni possano essere assunte esclusivamente dal sindaco che valuterà anche con la sua maggioranza le condizioni della prosecuzione dell’azione di governo.
Quello che invece da Presidente della Regione posso dire è che la città di Terni, per dimensioni di popolazione residente, per presenza delle principali industrie produttive della regione, per la dimensione dell’occupazione e delle sue prospettive, per l’articolazione dei servizi di dimensione regionale e provinciale che lì sono ubicati, a riferimento di un’area molto vasta, oltre a quella dello stesso comune,
ha bisogno sicuramente anche in una fase così difficile e complessa del governo cittadino, di aprirsi all’apporto di tutti gli attori della società civile ternana ed anche regionale.
L’unico invito che mi sento di rivolgere al sindaco Leopoldo Di Girolamo è di chiedere un “patto per la città”, che non nasca esclusivamente nel chiuso della sua maggioranza e dei luoghi della politica, ma che trovi il dialogo delle forze più vive delle imprese, del mondo solidaristico, della società civile ternana, dei luoghi dell’istruzione della formazione e della ricerca, dei rappresentanti del mondo economico e sindacale.
Il “patto per Terni” ha bisogno non solo di una maggioranza consiliare, ma anche dell’apporto della parte più dinamica e responsabile della città, verso la quale i cittadini di Terni ripongono fiducia, anche nella prospettiva di recuperare lo spirito di coesione sociale e di comunità che sempre ha caratterizzato la città di Terni nel contesto regionale”.

 

 

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