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Crisi a palazzo Spada: capri espiatori, il numero 7 e le alchimie sul dopo

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Crisi a palazzo Spada: capri espiatori, il numero 7 e le alchimie sul dopo

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Il sindaco Di Girolamo in consiglio comunale

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TERNISto numero sette ritorna, come una maledizione. Come la varicella. Non c’è verso. Numero della cabala e dell’alchimia, indica il compiersi di un ciclo. La sua fine. Coincidenza delle coincidenze.

Sarà per questo che, in queste ore e giorni successivi alla conferma delle dimissioni del sindaco Di Girolamo, da più parti si ode e si legge il numero sette. Biblico, in questo caso. Ovvero il capro espiatorio. Sette sono infatti i consiglieri comunali di maggioranza che venerdì scorso mancavano tra i banchi nella seduta di consiglio comunale che ha di fatto sancito la fine dell’amministrazione ternana. I famosi sette consiglieri breghiani, cioè di riferimento del consigliere regionale del Pd, Brega, che poi erano e sono cinque, visto che un assente era ed è afferente al Psi e un altro con Brega poco o nulla c’entra. Non si faranno nomi degli assenti, che tra l’altro son pubblici, in quanto si aborrono le liste di proscrizione e dei “cattivi”.

Ed anche perché, ad onore del vero, i cinque consiglieri breghiani c’erano seduti nei loro scranni durante tutto il discorso di addio del sindaco. Presenti. La presenza si è trasformata in assenza alla fine dell’intervento di Girolamo, in quanto – sussurra qualcuno di loro – “a quel punto era finita, non aveva nessun senso votare un dissesto che ora sarà compito del commissario. Il sindaco aveva deciso di invertire l’ordine del giorno e di dimettersi prima del punto sul dissesto. Politicamente terminava lì”.

Se è vero, però, che la percezione di molti (basti leggere il professor Covino sulla pagina FB di Micropolis e note e commenti di vari consiglieri comunali di maggioranza) è che quei sette consiglieri (5 breghiani semi-assenti e i 2 assenti) abbiano – come dire – dato una spintarella ad un “cadavere politico” già con un piede e mezzo nella fossa (per carità, tutto metaforico), bisogna pur dire che, appunto, il patatrac era già stato mirabilmente costruito. E da tempo. 

I vari protagonisti di una incredibile vicenda – exemplum di un irripetibile mix di un po’ di sfiga e di molti, troppi errori marchiani sotto molti profili – mormorano tutti che le condizioni effettive per proseguire non c’erano più. A vuoto le ripetute riunioni di maggioranza per tentare una quadra disperata, a vuoto i tentativi di allestire una giunta, a vuoto gli appelli alla società cittadina per un endorsement salvifico (vogliamo rileggere la nota ufficiale della Camera di commercio ternana?), a vuoto gli appelli al Pd umbro per un auspicato “andate avanti”. E quando sono arrivati, dai quartieri alti del Pd regionale, assomigliavano ad un elegante epitaffio. Per tralasciare i fatti, ancora sanguinanti, dei mesi scorsi: arresti, interdizioni, giunta decimata, sequestri e perquisizioni, indagini, rinvii a giudizio pendenti, bocciature di ogni tipo. La cronaca, piaccia o no, è lí. E la partita era virtualmente chiusa da un pezzo. Anche se, formalmente, si chiuderà lunedì 19 febbraio, a mezzanotte (qualcuno, per il vero, pare che speri ancora in una stregoneria miracolosa).

E adesso? Bella domanda. Sempre il professor Covino lancia il cuore oltre l’ostacolo e, da vecchio marpione della politica e della politologia, immagina quello che, ad oggi, per la verità in parecchi immaginano, in vista di imminenti elezioni amministrative anticipate nella Conca: un Pd locale praticamente distrutto, un listone civico-politico moderato ma non troppo, progressista ma non troppo, cattolico ma non troppo, forzista ma non troppo, renziano ma non troppo, paparelliano ma non troppo, breghiano ma non troppo, cislino ma non troppo, borghese ma non troppo, giovane ma non troppo. Non troppo, insomma. Sia chiaro, non lo dice Covino. Più o meno. Una possibilità. I conciliaboli preliminari non mancano. Ma il tempo è poco, il commissario prefettizio deve ancora insediarsi a palazzo Spada, qualche resa dei conti intra-democratica dovrebbe consumarsi e, soprattutto, deve arrivare il 4 marzo. Dall’esito delle urne politiche dipenderà banalmente molto. Giardini di marzo. O casini. Minuscolo.

 

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