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Corruzione, la Fondazione Res: l’Umbria è tra le regioni più virtuose

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Corruzione, la Fondazione Res: l’Umbria è tra le regioni più virtuose

Redazione
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Passaggio di 'bustarelle'

PERUGIA – “Dopo una lieve flessione legata al periodo di tangentopoli, la corruzione politica in Italia continua a cresce e inquinare le istituzioni”. Un fenomeno ancora molto presente soprattutto nel Mezzogiorno: tra le regioni con il maggior numero in assoluto di reati legati a questo fenomeno, infatti, ci sono la Campania (246 i reati), seguita dalla Lombardia (209), poi la Sicilia (167) e quindi la Puglia (129). Le regioni più ‘virtuose’, al contrario, sono la Valle d’Aosta e l’Umbria.

E’ quanto emerge dall’VIII rapporto della Fondazione Res “La corruzione politica al Nord e al Sud, i cambiamenti da Tangentopoli a oggi”, presentato oggi a Palazzo Branciforte, a Palermo. Secondo i dati analizzati nel rapporto, la corruzione politica appare in crescita, dopo un periodo di lieve calo nel decennio successivo al 1992. Erano 400, infatti, in totale i reati contestati ai politici tra il 1980 e il 1994, valore poi sceso a 317 tra il 1995 e il 2004, mentre tra il 2005 e il 2015 si e’ assistito a un’impennata che ha portato i reati totali commessi da politici a 517, ben al di sopra del livello pre-Tangentopoli.

La ricerca, la prima nel suo genere,  utilizza due fonti di informazioni finora mai utilizzate sistematicamente: la banca dati delle sentenze di Cassazione (dal 1985 a oggi) e i casi considerati nelle autorizzazioni a procedere – si concentra solo su quei crimini legati alla corruzione che coinvolgono direttamente detentori di cariche politiche amministrative a livello locale, regionale e nazionale.

Istituzioni Comuni e Regioni secondo quanto emerso dall’indagine diretta da Rocco Sciarrone, che insegna sociologia della criminalità organizzata all’università di Torino ed è uno dei maggiori esperti europei in materia, sembrano essere i terreni più fertili per le mazzette (i reati di corruzione sono maggiormente presenti a livello comunale, 55 per cento, mentre quelli associativi a livello regionale, 46 per cento). È qui, più che in altri livelli dello Stato, che si annida la corruzione da parte di politici che se prima del 1992 nel 42 per cento dei casi intascava soldi per il partito, dopo Tangentopoli lo fa solo nel 7 per cento delle sentenze studiate; insomma, quelli che hanno rubato lo hanno fatto per loro stessi e per una ristretta cerchia di fedelissimi. Una corruzione che sembra tornata a proliferare nell’ultimo decennio in particolar modo nel Mezzogiorno e nel Nord Ovest del paese mentre nelle ormai più o meno ex regioni rosse e bianche il fenomeno sembra arretrare.