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Coronavirus, prima le polemiche e poi le perquisizioni: stop test nella struttura privata

Perugia Cronaca e Attualità

Coronavirus, prima le polemiche e poi le perquisizioni: stop test nella struttura privata

Redazione
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Il test del tampone
Il test del tampone

PERUGIA – Polemiche, batti e ribatti e poi lo stop. Niente test rapidi per diagnosticare il Coronavirus a 70 euro in una struttura di sanità privata di Perugia Giovedì nella clinica si sono presentati i carabinieri del Nas e la Usl Umbria 1 per le verifiche sanitarie, ma è intervenuta anche la Prefettura che ha chiesto un chiarimento al ministero dell’Interno e la Regione, che è intervenuta per trovare una soluzione. Nulla da fare, per ora c’è lo stop.

Il titolare Queste le parole del titolare della struttura privata: “Considerato che oggi siamo stati oggetto di due ispezioni Nas e Asl – scrive il titolare su Facebook -. Tutte positive nessuna criticità rilevata, ma poi tanti insulti sui social perché considerati approfittatori del momento, peraltro per una attività che a considerare le richieste e le prenotazioni ricevute ha ottenuto un successo a pieni voti perché ritenuta da tantissima gente una priorità, assoluta. Oramai centinaia di centri in Italia la stanno eseguendo. Abbiamo deciso di confrontarci con la direzione generale della Sanità dell’Umbria e dopo il confronto si è deciso di costituire un tavolo tecnico martedì o mercoledì della prossima settimana al fine di condividere con la direzione regionale le procedure per l’attivazione del servizio. Naturalmente essendo noi da sempre rispettosi delle istituzioni sanitarie umbre abbiamo aderito al tavolo tecnico sospendendo l’inizio dell’attività previsto per domani ai giorni successivi – ha concluso – alle decisioni che verranno prese sui percorsi attuativi di questo servizio. Siamo pronti con personale adeguatamente preparato e percorsi di sicurezza atti a preservare la salute dei pazienti e dei nostri operatori ad eseguire oltre 5000 test nei prossimi giorni. Stiamo provvedendo ad avvertire le persone che avevano già prenotato i testi per domani e sabato”.

Sindacato Sulla vicenda è intervenuta anche la Cgil con una dura presa di posizione . “Non è pensabile che i test rapidi per il coronavirus vengano effettuati a pagamento in strutture private, senza alcun criterio di selezione se non quello del portafoglio dei clienti – è la posizione della Cgil Umbria -. In primo luogo – afferma il sindacato – è la stessa comunità scientifica umbra ad affermare che l’utilizzo indiscriminato del test rapido su larga scala potrebbe comportare il venir meno delle misure di contenimento sociale, stabilite dal ministero ed essenziali per interrompere la trasmissione dell’infezione. Accanto a questo c’è un’enorme questione etica, che in una fase come questa dovrebbe trattenere anche i più audaci dal fare soldi sulle paure e sulle fragilità delle persone. Ora vanno trovati gli strumenti per evitare che questa iniziativa possa effettivamente realizzarsi, senza rimpalli di responsabilità. In una situazione emergenziale per la salute pubblica, come è quella in essere, non possono esserci cedimenti. Si fermi questa iniziativa scellerata, si rimetta in mano pubblica la gestione dell’emergenza”.

La Lega Sulla vicenda, con una nota, intervengono anche i consiglieri regionali della Lega: “La Regione Umbria sta già facendo molto sul tema dei test rapidi – scrivono i consiglieri regionali della Lega in una nota – per le persone esposte a rischio contagio e ogni iniziativa è inserita in un più complesso quadro di interventi volti al contrasto del diffondersi del virus. Non è auspicabile agire fuori da questo schema. Auspichiamo che le parti in causa agiscano con ragionevolezza e si attengano al percorso intrapreso dalla Regione. L’Umbria è stata una delle prime realtà a partire con i test rapidi nel contesto di una sperimentazione condivisa con l’Istituto superiore della sanità e supervisionata dal Comitato scientifico di cui fanno parte professionalità dell’Università di Perugia, alle quali spetta il compito di fornire indicazioni e strategie a supporto delle azioni che verranno adottate dalla Giunta. Si tratta, quindi, di una sperimentazione che non ha costi per il cittadino ed è condotta con la massima attenzione. La Regione Umbria ha avviato un iter innovativo che sta già dando i primi risultati importanti e che servirà per calibrare la validità dei test stessi e la loro utilizzabilità nel merito degli interventi volti a contenere il diffondersi del virus in Umbria. Bisogna proseguire su questa strada”. Morale? La polemica è servita.

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