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Coronavirus, scontro sull’Ast: i sindacati insistono per chiudere, il decreto non chiarisce

Economia ed Imprese

Coronavirus, scontro sull’Ast: i sindacati insistono per chiudere, il decreto non chiarisce

Redazione economia
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Un reparto di Ast
Un reparto di Ast

TERNI – Nuova serrata nella giornata di lunedì all’Ast, in attesa di capire il futuro dello stabilimento in questi giorni di Coronavirus. L’Azienda vorrebbe in qualche modo proseguire ma c’è di mezzo il decreto ‘Chiudi Italia’, che non chiarisce bene: esclude le attività siderurgiche tra quelle ritenute essenziali, ma lascia aperte quelle a ciclo continuo, di cui l’azienda fa parte e soprattutto lascia a quest’ultima la facoltà di appellarsi al prefetto per evitare la chiusura per almeno 15 giorni. Prefetto al quale vogliono però appellarsi anche i sindacati che premono per la chiusura fino al 3 marzo, sostenuti da una fetta importante della politica.

Il tavolo con l’azienda, per discutere di questo, si è interrotto, per questo, con una nota, Fim, Fiom, Uilm, Usb, Sgl e Fismic chiedono la ripresa dell’esame congiunto per “l’immediata attivazione degli ammortizzatori in difesa dell’occupazione e del salario come previsto dal decreto Cura Italia, visto il blocco di metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo” (c’è in ballo da una lato la richiesta di cassa integrazione per tutti come richiesto dai sindacati e dall’altra la concessione per soli 300 fatta dall’azienda, dopo lo stop dell’area a caldo, inondata da certificati medici). Le Rsu sono state invece interpellate per un sopralluogo congiunto dei reparti, al quale non hanno però preso parte.

Le stesse segreterie hanno quindi chiesto alla direzione aziendale di Ast di comunicare la sospensione dell’attività per martedì, anche a tutte le ditte terze che operano nel sito.

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